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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2020

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 108)

Vini per viaggiare con la mente lontano, lontano

Molti ottimi vini hanno creato una propria naturale difesa per non essere consumati dai bambini. Sono amari, un gusto che per natura i più giovani detestano. Infatti, solo avanti con l’età le papille gustative si evolvono e da adulti s’impara ad apprezzare birra, rucola, cioccolato (quello vero), caffè… Tuttavia, benché nei cibi e nelle bevande si incontri il gusto amaro, molti continuano a declinare il consumo di tali sostanze in quanto le associano a qualcosa di negativo. Usanze presenti nelle consuetudini delle religioni più arcaiche: gli Ebrei consumano dolci a Capodanno ed erbe amare a Pasqua per ricordare la miseria della schiavitù. Anche le connotazioni negative si estendono al vino, tanto che molti produttori, specie quelli di moda con imponenti uffici stampa, non associano mai al loro nettare il termine amaro. I venditori (siano essi autentici agenti commerciali o agenti commerciali camuffati sotto il nome di giornalisti) sanno che avranno fortuna a descrivere il vino come vellutato, fruttato, speziato. Note amare? Neanche per sogno! Eppure in molti vini, autentici e veri, questo è uno dei caratteri che li denotano. A Natale, anche questo Natale 2020 tanto atipico, si riscoprano gusti originali, attendibili, veritieri. Il vino, del resto, può essere interpretato come un modo per viaggiare con la mente in luoghi inaccessibili, come un francobollo che racconta genti e paesaggi lontani. Quelli lombardi, piemontesi e calabresi sono al momento (metà novembre) i meno facili da raggiungere. Il triangolo mantovano tra Cavriana, Mozambano e Ponti sul Mincio a sud del lago di Garda è un paradiso per la vite e, nel particolare, di Luca Francesconi (josefwine.it). Da un’idea personale e controcorrente ha messo a dimora varietà locali e in bottiglia Rubino Garda Colli Mantovani da uve Rondinella in appassimento parziale, Merlot e Cabernet. Un vino interstiziale, adatto a pochi (un migliaio le bottiglie), da lieviti indigeni, nessun controllo delle temperature e nessuna filtrazione. Pieno di corpo e dal grande potenziale d’invecchiamento.

Andrea Picchioni è un altro giovane viticoltore lombardo: risponde dall’Oltrepò (picchioniandrea.it). Ha recuperato bricchi e alture in Valle Solinga, terreni sciolti e colline dalle ripidità inverosimili che nell’Ottocento erano quotate come generose di ottimi vini.

Su queste, abbandonate a causa delle difficoltà d’essere lavorate, una volta rimesse in ordine, Picchioni ottiene Cerasa, Buttafuoco Doc, un’apoteosi di energia, calore, persistenza. E un gradevole sottofondo amarognolo finale. Anche nel Riesling italico Viteus di Stefano e Gaia Faravelli (cantinevitea.com) c’è tutta la spontaneità e vigoria dei giovani: naso delicato di pesca bianca e bevuta croccante e decisa, sostenuta dall’ammandorlato finale.

Una sottile fragranza di arance amare contraddistingue invece il Metodo Classico Rosé di Frecciarossa che nasce a Casteggio dalle mani di Valeria Radici Odero, ancora nell’Oltrepò pavese (frecciarossa.com). Naso fragrante e vibrante di lamponi e rosa, con una spiccata vinosità al palato, è lo spumante che scegliamo per aprire i pranzi di queste festività in alternativa al Metodo Classico di uve Prié Blanc Stella dei ghiacci dell’Azienda Agricola Piero Brunet a Morgex, Aosta. Ai 1.100 metri di altitudine, 4000 m2 di terrazzamenti eroici vengono lavorati dall’intera famiglia: risulta un Blanc de Morgex dai riflessi verdolini, spuma leggera, liquido secco ma delicato dove l’acidità sostiene ricordi di erbe di montagna.

Paride Chiovini (paridechiovini.it) è uno dei pochi produttori di Sizzano Doc, nell’Alto Novarese, tra i primi rossi a vantare il riconoscimento di tutela già negli anni Sessanta. La sua annata 2015, dalle vigne Mot Gilai e Valfrè, è stata pigiata a metà ottobre. Possiede colore rosso rubino granato, note calde di noce moscata e liquirizia, con vibrazioni tanniche equilibrate e un retrogusto dalla gradevole punta amara.

Se il Sizzano Doc ci servirà per accompagnare i grandi piatti della tradizione, una altro vino rosso piemontese, il Pelaverga Colline Saluzzesi Doc, pure annata 2015, dell’Azienda Vinicola Emidio Maero può aprire le riunioni familiari, se mai si potranno tenere. In ogni caso, è meglio fare scorta di questo vino, viste le esigue produzioni: rosso porpora poco intenso, peposo al naso, armonico e secco, dalla piacevole vinosità persistente.

Anche da Agliano Terme, nell’Astigiano, un vino per trascorrere le vacanze natalizie. È il Barbera d’Asti Superiore dei Fratelli Pavia (fratellipavia.it). Frutto di vendemmia verde tra luglio e agosto, l’annata 2015, con rese esigue di meno di 50 quintali per ettaro, ha regalato pienezza e gran corpo, delicata struttura dei tannini, sentori di susina con un sottofondo di amarena. Per un momento di lusso vero, da provare il giorno di Natale con il Castelmagno Dop del luglio 2018 dell’azienda La Meiro (terredicastelmagno.com).

Salumi come la Coppa Piacentina Dop, il Culatello di Zibello Dop o prosciutti crudi molto stagionati trovano nel Lambrusco Emilia Igt Ferrando dell’Azienda Agricola Roberto Maestri, Quarticello (quarticello.it), un’egregia guida. Una fortunata bottiglia del 2012 scovata nella cantina dell’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (anticacortepallavicinarelais.it) a fine ottobre ha permesso di scoprire un’inattesa propensione all’invecchiamento. Color mattone, effervescenza continua e sottile, profumi di lievito e lampone anticipano note di amarena e pietra focaia. Clamoroso l’accostamento con il Podio di Culatelli (uno anche della stagionatura di 47 mesi), con i Ravioli di gallina cotti in vescica, fonduta di Parmigiano Reggiano di 12 anni e Culatello grattugiato e persino con le Coscette di rana dorate all’aglio dolce e purè di patate novelle.

L’imbeccata giusta per un vino versatile, adatto per antipasti e primi piatti natalizi, sta nell’Igt delle Venezie Frühroter Veltliner di Alfio Nicolodi della trentina Val di Cembra. Un vitigno raro in Italia e pressoché in disuso anche in Austria, da dove giunse precedentemente alla prima guerra mondiale. Una varietà precoce, utilizzata anche come uva da tavola, riveste il bicchiere con un colore paglierino dai fremiti mimosa, un profumo sorprendente di erbe aromatiche e note agrumate che si completano sul palato con note delicate di camomilla e mandorla amara.

Se si volesse continuare il viaggio in Trentino si può mettere mano al Vigneti delle Dolomiti Igt Pivier dell’Azienda Agricola Cesconi (cesconi.it), dediti alla coltivazione delle viti da oltre 200 anni sulle colline di Pressano. In uno dei loro vigneti di Ceniga, nella Valle dei Laghi, l’internazionale Merlot (annata 2011) possiede sfumature mattonate su fondo violaceo, bouquet di susina e cacao amaro, fragrante e fitto, profondo e morbido in bocca. Ottimo per il gulasch e la selvaggina.

Allora sarà d’obbligo terminare con un vitigno autoctono trentino, la Nosiola. I grappoli migliori, raccolti a settembre, si accomodano sui graticci, le arele, dove si appassiranno e si botrizzeranno naturalmente. Durante la Settimana Santa si spremono e, dopo almeno quattro anni — ma le bottiglie migliori di Maxentia (maxentia.it), a Santa Massenza, borgo della grappa nella Valle dei Laghi, vengono stappate dopo una ventina di stagioni — si ottiene il Vino Santo del Trentino Doc. L’esito organolettico lo rende ottimo accompagnamento per i dessert: le note mielose e di camomilla si aggrappano a sensazioni di fresca dolcezza di cedro candita e fichi secchi.

Da uve Pinot grigio surmature, Marco Levis e la moglie Maddalena De Mola ottengono l’etichetta Anulare a Tignes, piccola frazione di Alpago, nel Bellunese. Qui dove un tempo la viticoltura era tanto diffusa quanto la coltivazione delle mele e l’occhialeria e le attività industriali avevano contribuito a far perdere le tracce delle vigne, rispuntano vigneti. Le uve delle 400 bottiglie di Anulare si ottengono incidendo i tralci a settembre e raccogliendo i grappoli in pieno ottobre: il 2018 è paglierino dalle nuance rosate, profuma di gelsomino e cedro, note agrumate che si riscontrano nel bicchiere, accostate a evidenti accenti morbidi che vogliono carni bianche e risotti.

Qualora si decidesse di festeggiare i giorni precedenti Natale con lo stoccafisso, sia alla ligure, all’anconetana ma meglio ancora alla baücôgna, c’è da stappare l’Ormeasco di Pornassio Superiore Doc della Tenuta Maffone di Pieve di Teco. A 600 metri di altitudine, la bottiglia 2015 ha visto la luce dal colore granato limpido e squillante dai profumi di pepe verde, violetta e resina, che al palato si trasformano in ricordi di visciole, con persistenza aromatica fruttata e una golosa scia amarognola.

L’arrivo all’Adriatico, anzi al suo entroterra, dal Mar Ligure fa sfavillare gli occhi per l’accattivante colore granata e violaceo del Metodo Classico da uve Lacrima di Stefano Mancinelli (mancinellivini.it), sulle colline di Morro d’Alba. L’aspetto olfattivo inconfondibile di rosa e viola foderato da tracce forastiche si completa con una spuma leggera e continua, il palato un poco astringente, sapido, di equilibrata bucciosità che ricorda il chiodo di garofano e la mora selvatica. Sosterrebbe, per le sue proprietà, tutti gli incontri conviviali delle feste.

Dalla Maremma toscana il vino che invece farà incantare i commensali che si accingono a degustare piatti di selvaggina, carni rosse o un Pecorino romano Dop: il Sangiovese Riserva Parrina Doc della Società Agricola La Parrina, anno 2012 (parrina.it). Il suo colore brillante, intenso, purpureo, ammicca con i sentori polposi di liquirizia, carruba, ciliegia matura e un’espressività gustativa austera, sapida, ricca di verve. Insomma, un vino di Natale!

Riccardo Lagorio

 

Didascalia: photo © Yulia Furman – stock.adobe.com

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