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Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2020

Rubrica: Vino
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 98)

La rivincita del Bianchello del Metauro

Messo in ombra dalla fama del Verdicchio, il Bianchello del Metauro Doc prova a farsi largo tra i grandi del vino marchigiano. Nel 2019 questo bianco interessante e poco conosciuto ha festeggiato i cinquant’anni dal riconoscimento della denominazione d’origine controllata (1969) ma è ancora una realtà dai numeri modesti — 200 ettari in 13 comuni e 1,2 milioni di bottiglie nel 2018 — e dalla storia ammantata di leggenda. Si narra infatti che nel 207 a.C. i Romani riuscirono a sconfiggere le truppe cartaginesi di Asdrubale nella battaglia del fiume Metauro perché alcuni soldati avversari avevano abusato di un vino bianco locale, piacevole e beverino, consegnando un po’ ubriachi la vittoria ai legionari di Gaio Claudio Nerone. Così scrisse Tacito alla vigilia dello scontro e ci piace pensare all’alleanza del Bianchello contro l’invasore.

Da sempre il Bianchello del Metauro è un vino-vitigno che deve il suo nome al colore tenue degli acini, un autoctono di questo territorio collinare punteggiato di borghi medievali, in provincia di Pesaro-Urbino. Di buona freschezza, sapidità e acidità, si produce con uve Biancame (o Bianchello), minimo 95%, con la possibilità di un 5% di Malvasia bianca lunga. La versione Superiore (introdotta nel 2014) prevede una maggior selezione dei grappoli, rese/ettaro più basse e un grado alcolico di 12,5% contro l’11,5% del vino Doc versione fermo e giovane. Al gusto il Superiore ha un naso più ampio e sfumature agrumate di fiori bianchi e frutti gialli. Nel 2014, però, il Disciplinare modificato inserì anche le versioni passito e spumante (Charmat e Metodo classico); tipologie dalle sensazioni agrumate, le bollicine, e di miele d’acacia o girasole, i passiti. Dal vino semplice e beverino di un tempo il Bianchello del Metauro si sta ritagliando le caratteristiche di un prodotto di personalità e longevità…Attualmente sono 25 le cantine che lo producono e da un paio d’anni 9 di queste aziende si sono riunite nell’associazione “Bianchello d’Autore”. Tutte insieme producono 6.000 ettolitri di vino certificati, 500.000 bottiglie l’anno di Bianchello del Metauro Doc e altrettante etichette con altri vitigni del territorio e internazionali.

Tra le cantine del progetto troviamo Di Sante (www.disantevini.it), il cui titolare, Tommaso Di Sante, ci spiega che «il Bianchello è da sempre percepito come un vino giovane e di facile beva; oggi però stiamo dimostrando che ha belle potenzialità d’affinamento, anche in legno. La modifica del Disciplinare ci ha aperto nuove prospettive e il territorio adesso è in fermento».

Un’altra è Cantina Claudio Morelli (www.claudiomorelli.it), nata negli anni ‘30 per la commercializzazione del vino, costruita negli anni ‘50 e le cui prime bottiglie a marchio uscirono nel ‘60. A metà anni ‘70 il produttore Claudio Morelli si orientò verso la qualità, introducendo ad esempio il controllo delle temperature e la spremitura soffice. Negli anni ‘80 comprò le prime vigne, oggi arrivate a 20 ettari in diversi appezzamenti. Oltre al Bianchello del Metauro, coltiva Sangiovese, Montepulciano e Cabernet per produrre solo vini da monovitigno. Per i bianchi sono tre le etichette di Bianchello del Metauro Doc. 

Luca Adenanti è il giovane proprietario di Terracruda (www.terracruda.it), azienda nata nel 2005 ma con vigne di famiglia da oltre 50 anni nel comune di Fratte Rosa, 22 ettari a 350 metri slm. Prima della costruzione della struttura vendevano alla cantina sociale, oggi producono 130.000 bottiglie tra Bianchello del Metauro Doc, anche Superiore e Superiore “Riserva” (un anno di legno, prima annata nel 2007), gli spumanti Charmat e Metodo classico e un passito. Totale 7 tipologie di Bianchello (circa 65.000 bottiglie) più i rossi delle Doc Pergola Rosso da uve Aleatico e Colli Pesaresi Sangiovese Doc.

Guarda alla longevità e alle nuove interpretazioni Fabio Bucchini di Cantina Cignano (www.cantinacignano.it). L’azienda è situata tra colline d’arenaria gialla a 6 km da Fossombrone, nella vallata del torrente Tarugo, un affluente del Metauro. Famiglia di mezzadri fino agli anni ‘60, i Bucchini pian piano acquistano terra fino ad arrivare a 80 ettari, 15 dei quali a vigna in un unico corpo e 1 ad uliveto, a 220-240 metri slm. Coltivano 9 ettari di Bianchello del Metauro, ma anche Sangiovese, Montepulciano e Sauvignon blanc. La produzione comprende 4 etichette di Bianchello del Metauro Doc: 20.000 bottiglie sul totale di 30.000.

Un’ultima novità ci arriva da Lady Bianchello, la produttrice Carla Fiorini, proprietaria dell’azienda agraria Fiorini (www.fioriniwines.it) e unica donna del gruppo del Bianchello d’Autore. Di recente ha lanciato la serie dei Pop Wine, vini “particolari” volti a interpretare il Bianchello in modo nuovo, non convenzionale. Per descrivere questo obiettivo, Fiorini ha trovato il parallelo perfetto con la Pop Art. Un omaggio che passa anche dagli stessi nomi, ispirati a tre dei suoi più celebri interpreti: Andy Wharol e Keith Haring (per “Radiant Baby”, dalla serie di icone dell’artista statunitense). Insieme a loro, completa il trio un rosso, Roy (da Roy Liechtenstein).

Massimiliano Rella

 

Didascalia: i nove produttori di Bianchello del Metauro riuniti nell’associazione “Bianchello d’Autore”. In piedi, da sinistra, Tommaso Di Sante, Cantina Di Sante; Cesare Mariotti, Cantina Mariotti; Mattia Marcantoni, Cantina Il Conventino di Monteciccardo; Luca Avenanti, Cantina Terracruda; Stefano Bruscia, Cantina Bruscia. Seduti, Stefano Tonelli, Fattoria Villa Ligi; Carla Fiorini, Cantina Fiorini; Claudio Morelli, Cantina Morelli; Fabio Bucchini, Cantina Cignano.

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