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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2020

Rubrica: Speciale miele
(Articolo di pagina 66)

Chi Viene Prima, l’APE O LA MUCCA?

Questa domanda, ironica declinazione del paradosso che riguarda l’uovo e la gallina, e con la quale si tenta di spiegare quanto sia difficile formulare spiegazioni semplici a questioni che riguardano l’origine della vita e dell’universo, una risposta ce l‘ha: viene prima l’ape. Se ieri sera avete cenato con una bella bistecca di manzo accompagnata da un buon calice di rosso, sappiate che il merito è anche e soprattutto dell’ape. Se stamattina avete mangiato un frutto è merito di un’ape. Se bevete un frullato o un succo di frutta, se spalmate la marmellata sulle fette biscottate o la mettete nella crostata è perché c’è stata e c’è un’ape.

Come è possibile, vi chiederete, che da un insetto tanto piccolo, riusciamo a ricavare tra i 15 e i 30 kg di miele all’anno per famiglia o per alveare, facendo sì che esso sia più importante di animali che fanno uova e producono carne?

Perché le api sono innanzitutto insetti impollinatori. Non sono certo gli unici ma, tra i cosiddetti pronubi, come sono chiamati per l’appunto gli insetti impollinatori, di cui fan parte anche coleotteri e farfalle, sono i più importanti e i più attivi.

Grazie alla loro operosità le api garantiscono il 70-75% della produzione agricola dell’intero pianeta.

La loro importanza ha anche un discreto peso economico poi se si considera che dopo l’allevamento di bovini, che è al primo posto, e dopo quello di suini, che è al secondo, il terzo allevamento da reddito più importante al mondo è quello delle api. Non a caso nel 2017 le Nazioni Unite hanno deciso di designare il 20 maggio Giornata mondiale delle api, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli impollinatori e sul rischio che corrono oggi a causa anche dell’utilizzo dei pesticidi. Da anni ormai l’attenzione degli stessi produttori non è più rivolta esclusivamente al prodotto e comprende l’aspetto informativo e divulgativo. Capita così di imbattersi in produttori che organizzano visite guidate a privati e scolaresche, di trovare masi e mulini che diventano musei e aziende che creano parchi dedicati.

Come il Maso Plattner, a Costalovara (BZ), uno dei più antichi del Trentino (www.museo-plattner.com), facilmente raggiungibile col trenino del Reno, o il Mmape – Museo dell’ape di Croviana (www.apslalveare.it), ricavato da un mulino all’interno dell’area protetta denominata “Ontaneta di Croviana”, sempre in Trentino, e il Parco delle Api e del miele di Monterenzio (parcoapiemiele.com), in provincia di Bologna, ideato e creato da Conapi- Consorzio Nazionale apicoltori italiani. Il Consorzio ha compiuto i suoi primi quarant’anni lo scorso 2019. Era infatti il 1979 quando un gruppo di giovani, provenienti da contesti diversi, diede vita alla Cooperativa Apistica Valle dell’Idice, cominciando a tessere una rete di relazioni e collaborazione con altri apicoltori italiani ed esteri. Nel 1985, poi, la trasformazione della cooperativa in consorzio, lo stesso che oggi conta 279 soci che rappresentano 600 apicoltori in tutta Italia. Attualmente lo stabilimento di Monterenzio, 5.400 m2, è in grado di lavorare fino a 3.800 tonnellate/anno di miele e preparazioni a base di frutta. Dopo essere stato analizzato, il miele conferito dai soci apicoltiori viene lavorato, confezionato, stoccato e venduto alla Grande Distribuzione col brand Mielizia, che comprende anche polline, pappa reale e propoli.

Promuovere il miele quale prodotto salutare è da sempre obiettivo del consorzio, così come quello di cercare di diffondere l’importanza e il valore delle api e la loro funzione di impollinatori a salvaguardia della biodiversità sul pianeta. Grazie a questa attività di promozione le richieste di visita allo stabilimento sono cresciute a tal punto che, nel 2013, a fianco dello stabile di Monterenzio, in un’area di proprietà, è nato il Parco delle api e del miele, progetto appoggiato dal Ministero dell’Agricoltura. Particolare attenzione è stata rivolta al percorso di visita. Studiato da pedagogisti con l’obiettivo si trasmettere al meglio tutte le informazioni utili a far comprendere il complesso mondo delle api a bambini e adulti, oltre all’osservazione dal vivo dei piccoli insetti si avvale di un’aula didattica dove la narrazione avviene esclusivamente per immagini ed è modulata dall’operatore in base al pubblico di riferimento per renderne il più efficace possibile la trasmissione del contenuto. Al termine della visita sono previste degustazioni guidate, attraverso le quali si capisce quanto il concetto di degustazione del miele in fondo sia vicino al concetto di degustazione del vino.

In Italia sono circa 20 i mieli catalogati per caratteristiche, solo che al posto dell’uvaggio è la quantità di polline dei fiori a far la differenza: il miele d’acacia, per essere considerato tale, deve contenere almeno il 20% di polline d’acacia altrimenti rientra nella classificazione millefiori. E, come per il vino, una riflessione introduttiva sull’approccio all’aspetto organolettico attraverso i sensi accompagna la degustazione: si parte dal più delicato miele d’acacia per arrivare al miele di castagno, scuro, amarognolo e dal gusto forte, passando attraverso la nota sapida del miele di eucalipto e attraverso il profumo mentolato del miele tiglio.

Insomma, c’è davvero tutto un mondo da scoprire e un mondo da preservare dietro al lavoro di questo piccolo insetto. Ed è un mondo a quanto pare davvero interessante dato il numero di visite, tra scolaresche e privati, che il parco ha registrato fino al periodo di pre-emergenza sanitaria. E se il parco, attività collaterale dell’azienda, ha registrato una brusca battuta d’arresto per via delle restrizione imposte dalle condizioni di tutela della salute pubblica che prevedono il distanziamento sociale, l’attività produttiva non si è mai fermata, anzi, ha registrato un lieve incremento per via dell’aumento del consumo di miele durante l’emergenza sanitaria, forse in virtù della percezione del miele quale alimento salutistico.

Intanto, in attesa di una ripresa che abbia tutto il sapore di un ritorno alla normalità, le due anime, quella sociale e quella commerciale di Conapi, continuano a procedere affiancate, si spalleggiano nella tutela dei soci produttori e nell’operazione di divulgazione e sensibilizzazione sull’importanza delle api e del loro mondo. E non potrebbe essere altrimenti dato lo stretto legame tra l’uomo e la natura che qui si manifesta: anello particolarmente sensibile degli ecosistemi, non a caso definite “sentinelle dell’ambiente”, il malessere delle api segnala un peggioramento delle condizioni di vita, dal punto di vista della salubrità, anche per noi.

Da questo punto di vista è preoccupante sapere che da diversi anni le produzioni di miele sono scarse sia in Italia che in Europa per via dei cambianti climatici, situazione ulteriormente aggravata dall’utilizzo di pesticidi. Consola e fa ben sperare però sapere che il CONAPI, in partenariato con il “Centro Agricoltura Ambiente G. Nicoli” di Crevalcore (BO), nel 2015 ha avviato un progetto volto alla tutela delle api, e anche di altri insetti utili seppur fastidiosi, nell’ambito della gestione fitosanitaria del verde urbano. Per cui, passando da quelle parti, niente paura se in qualche spazio pubblico avvistate erba alta, non si tratta di incuria ma di massima cura: si cerca di salvaguardare la biodiversità con una corretta gestione del verde ornamentale evitando l’uso di pesticidi e di rispettare le api e dunque anche noi stessi.

Federica Cornia

 

Nota

Un ringraziamento particolare a Elisabetta Tedeschi, Responsabile comunicazione e progetti didattici di Conapi.

 

Didascalia: il parco delle Api e del miele di Monterenzio (BO) creato da CONAPI (photo © CONAPI).

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