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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2020

Rubrica: Week-end
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 110)

Gandò, metti una sera a cena nell’orto

Metti una sera a cena in un orto magico. Lo sfincione palermitano, le panelle e il pollo fritto kaarage. L’erba fresca sotto i piedi nudi, i profumi dei campi e il cielo sopra la testa.

 

Easy like Thursday evening…

È un caldo giovedì sera di giugno quello che mi porta fino a Camposanto, paesino modenese a ridosso del fiume Panaro, dove faccio la mia prima cena in un orto. Un orto sinergico per essere precisi, che sposa cioè la scuola del filosofo giapponese Masanobu Fukuoka, il quale sostiene che in agricoltura l’uomo debba intervenire il meno possibile e semplicemente far sì che tutto sia in sinergia. «Il suo movimento culturale è quello della cosiddetta “rivoluzione del filo di paglia”, il movimento del non fare. La terra ha già il suo equilibrio, non occorre aggiungere nulla» precisa Rino Duca, chef di origine siciliana del ristorante Grano di Pepe di Ravarino (MO) che di quest’orto, dal 2014, è il proprietario e che in quest’orto ha deciso di reinventarsi.

Rino che, in quanto a “fare”, invece, non si risparmia di certo. L’emergenza coronavirus che ha fatto chiudere tutti i ristoranti lo ha infatti portato prima a salire in macchina, adattando il menu del proprio locale alle esigenze del delivery e consegnando direttamente a casa dei propri clienti, vecchi e nuovi, la cucina che tanto lo ha fatto apprezzare dalle nostre parti in questi suoi anni emiliani. Clienti, come mi racconta lui stesso, così felici di ritrovare dentro ad un’arancina al ragù un po’ di quella “normalità” scomparsa improvvisamente da tutto il resto.

Una volta iniziata la fase di riapertura, lo chef ha preso la decisione di non riaprire ma di restare “all’aperto” fino a settembre. E a Gandò – L’orto di Rino, “luogo di convivialità, di incontro, di cibo e vino”, continuerà a fare ristorazione in questa strana estate 2020. «Strappare le erbacce e preparare il terreno alla semina inginocchiandosi ti rimette al tuo posto» mi spiega Rino Duca. «Gandò è proprio questo, un’immersione totale nel mondo vegetale, uno spazio incentrato sul fluire e sull’assecondare la natura. L’ho voluto chiamare così come omaggio al mio papà Gandolfo, professione agricoltore, per tutti Gandò».

Un ritorno alle origini dunque, un ricongiungimento con la terra, ritrovare il proprio equilibrio dal basso nella Bassa emiliana.

 

Aperitivo e cena in sinergia con la campagna

Con modalità differenti, che sia cioè per un aperitivo, un originale picnic serale o una cena, seduti comodi vicino agli ortaggi e alle erbette coltivati nei vasconi di legno o nel prato, su sgabelli fatti con tronchi di quercia o con cuscini e plaid ad ammirare le stelle (sono in programma alcune serate con astronomi presenti a fare lezione), Gandò è pronto ad accogliervi. Nei piatti di Rino Duca troverete tante verdure fresche, le erbe aromatiche raccolte al momento, la sua Sicilia, l’Emilia e i ricordi rimasti impressi dai tanti viaggi in giro per il mondo, Giappone in primis. Immancabile, e imperdibile detto da chi lo ha assaggiato più e più volte, il cannolo.

Nessun menù cartaceo: le proposte alla carta si potranno visionare sulla pagina Facebook di Gandò, ma ci saranno sempre piatti specials of the day perché a Rino piace improvvisare. Per la mia cena nei calici ho ritrovato la certezza dei vini di Cantina della Volta, scelti e raccontati da Angela Sini, nelle declinazioni di colori e sapori che solo Christian Bellei ha saputo e sa creare. E la certezza di ritornare.

Gaia Borghi

 

Gandò – L’orto di Rino

Via Panaria Est 222 – 41031 Camposanto (MO)

Telefono: 391 3172377

E-mail: booking@ilgranodipepe.it

Web: www.facebook.com/Gandò-Lorto-di-Rino-112080303872706

 

Didascalia: riso basmati, zucchine, pomodoro, pesche e menta e crostini con kefir, rapa rossa e salmone. Ad accompagnare il mio “cestino” di benvenuto a Gandò, La Prima Volta di Cantina della Volta, Spumante Brut Rosato a Dosaggio Zero, ottenuto dalla vinificazione in purezza di uve Lambrusco di Sorbara (photo © Federica Cornia). 

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