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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2020

Rubrica: Il food in rete
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 28)

Li Ziqi: la bellezza delle piccole cose

Chiusi in casa ad aspettare di sapere come e quando avrebbero potuto uscire, gli Italiani che non hanno dovuto affrontare in prima linea il Covid-19 e la sua scia di lutti si sono dati a varie attività. Fra queste, anche l’arte del compromesso ha visto un suo fiorire. E non ne sono mancati i frutti. Nel mio caso, per esempio — con la casa trasformata in una centrale di didattica a distanza e quattro-computer-quattro collegati in contemporanea a differenti lezioni e webinar — la mia stretta sorveglianza sulla navigazione in internet delle figlie ha dovuto per forza di cose allargare le maglie. Sulle tempistiche, ma non sulla qualità dei siti visitati, sui quali la censura è rimasta inflessibile. Ammetto di essere parecchio bacchettona e all’antica su certe cose. Quanta vita buttata a guardare le (finte) vite degli altri! Inorridita dai contenuti (o, meglio, dall’assenza di contenuti) dei siti visitati dai ragazzini, da montaggi pieni di inutili lungaggini e da un profluvio di parole in libertà altrettanto inutili e sgraziate tanto quanto le immagini proposte, ho dovuto trovare un’alternativa. Una terza via che concedesse un maggior tempo di navigazione, ma che potesse dare un qualche arricchimento a chi trascorreva quel tempo davanti allo schermo. In soccorso, mi è giunta Li Ziqi. Una giovane donna cinese che presenta le ricette tipiche della cucina della sua provincia mostrando l’origine dei prodotti utilizzati.

L’idea è semplice e al tempo stesso ammirevole e deve avere un grande significato se proviamo ad immedesimarci in quel miliardo di Cinesi che vive in megalopoli da alcuni milioni di persone, abita in piccoli appartamenti posti in complessi di grattacieli senza neppure un terrazzino. D’altra parte, già il cuoco inglese Jamie Oliver alcuni anni fa aveva dimostrato come studenti statunitensi adolescenti non conoscessero la provenienza dei più comuni alimenti, non sapessero distinguere fra i prodotti di origine animale e vegetale, né risalire alla forma e alla sostanza degli ingredienti di un banale piatto pronto. Che i popcorn fossero fatti di chicchi di mais, che in campagna crescono attaccati ad una pannocchia su una pianta alta un paio di metri era un’informazione sconosciuta.

Li Ziqi racconta la storia degli ingredienti che utilizza e il lavoro che è a monte di tutto ciò che raggiunge il piatto. Se l’oggetto del video è il formaggio di soia, lei parte dalla raccolta delle piante in campo, mostra la macinatura dei legumi, la lavorazione del liquido estratto, trasmette il senso del tempo trascorso grazie ad artifici narrativi, ci regala la sorpresa della solidificazione e solo a questo punto prepara la ricetta.

Quando il piatto è a base di pesce, Li mostra come alimenta le sue carpe con le briciole della sua cucina, poi pesca un bel pescione con aggraziata maestria e lo prepara — testa compresa — nella sua cucina tradizionale, composta da tagliere in legno, cesti per cottura al vapore, pentoloni e wok posti su fuoco di brace, orci per la fermentazione e forni a legna di sua costruzione.

Nei video di Li Ziqi impariamo come si debba dare tempo al tempo. Per mostrare come si prepara la maionese cinese Li compra le uova di anatra fecondate, le fa covare ad una sua gallina, mostra le crescita degli anatroccoli e — ormai l’anno successivo — raccoglie le uova, le lava, le depone in un orcio coperte da un guscio artificiale di argilla e cenere e, solo dopo un certo tempo, recupera i tuorli, li cuoce nel forno, li polverizza, li mescola alle sue infinite consuete spezie e alla fine serve una cremosa maionese cinese.

A gennaio — e lo possiamo capire perché il calicantus è fiorito — Li si reca dalla vicina che ha macellato il maiale in riva al ruscello. La mezzena giace a terra, su un telo di plastica. Li se la carica sulla sua carriola e in giardino, assieme alla nonna e sotto gli occhi languidi del cagnolino, prepara salami, salsicce, pancette, coppe e affumica tutto sotto il suo portico.

Crea una sacca nel fegato e la riempie di tuorli di uova di anatra prima di appendere anche questo sotto il fuoco di legni resinosi. Sacrifica una gallina — mostrando una piuma che cade nell’orto —, la lava, la farcisce di spezie, la infila nello stomaco del maiale bel lavato. Quando sarà cotta, Li taglierà il tutto in piccoli pezzi e la immergerà nel brodo.

Li ha un orto fornitissimo, vive in campagna, fra campi di riso e di colza, le colline sono coperte di foreste di bambù e alberi da frutto e arricchite da sorgenti zampillanti. Attorno a sé trova tutti gli ingredienti necessari a preparare un’enorme varietà di pietanze e ciascun piatto è composto da un numero davvero elevato di ingredienti. Ha diversi animali da cortile e negli elaborati e molteplici piattini che costituiscono le cenette che prepara per la sua anzianissima nonnina non mancano mai le proteine animali.

Dunque i video di Li Ziqi insegnano, alle mie bambine come a milioni di Cinesi inurbati, che dal frutto di peperoncino si raccolgono i semi, che messi nella terra germogliano e se trapiantati e curati producono nuove piante e nuovi frutti moltiplicati («questo lo sapevamo già» mi rispondono piccate); che i giganteschi germogli di bambù da abbattere a colpi di accetta racchiudono cuori pallidi e teneri; che dell’aglio si mangiano le foglie e infine si sradica la pianta e può essere conservato in mille modi diversi; che i fiori sono belli e molti sono anche buoni, soprattutto se raccolti all’alba quando la rugiada indugia ancora fra i petali. Già questo è tanto. Ma non è tutto.

I video di Li che troviamo su Youtube (Liziqi Channel: goo.gl/nkjpSx) sono semplicemente bellissimi. Meravigliosa la fotografia, ottimi i tempi, delizioso il silenzio che consente di ascoltare il rumore della vanga quando affonda nel terreno, della verdura croccante quando viene raccolta, l’abbaiare dei cani mentre cucina. Non c’è inquadratura che non abbia uno scopo narrativo, niente di inutile o superfluo. In questo modo riesce a catturare l’attenzione anche di chi, come me, ha una pazienza veramente scarsa o — se si preferisce — poco tempo da perdere. E al tempo stesso i video sono chiarissimi, la ricetta è compresa nei suoi elementi essenziali (riprodurla è un altro paio di maniche).

Li Ziqi è una cultrice della bellezza, l’ha trovata nella sua vita rurale e la condivide con noi. Quando coltiva, alleva e poi cucina, trasmette un senso di armonia, pace e familiarità che sono certamente il segreto del suo successo mediatico. Io e le mie bambine guardiamo i suoi filmati per rilassarci perché trasmette davvero una bellezza rasserenante e ristoratrice. Sembra che ci accolga nel suo giardino e cucini per noi, con calma e attenzione. La sua cucina è curata e familiare al tempo stesso.

Naturalmente, visto che il suo strumento di diffusione mediatica è internet e visto che è cinese, Li Ziqi è criticata da diverse voci, che la accusano di non poter fare da sola tutto quello che fa, di mostrare una semplicità artificiosa, addirittura di esercitare un soft power ipnotico per conto della Repubblica Popolare Cinese. Sciocchezze. Certamente è lecito che si faccia aiutare nelle riprese come anche nel grande orto. Certamente il montaggio è sapiente, la luce è sempre ben studiata e il mazzo di fiori di campo che abbellisce il muro della cucina è un omaggio a tanti pittori del passato. Ma nessun video postato su internet è la realtà ed è tremendo che molti non se ne accorgano neppure più.

I video su Youtube di Li Ziqi sono piccoli film. Ricordano le atmosfere di pellicole in costume come “La tigre e il dragone” o “La foresta dei pugnali volanti” e lei è come le protagoniste, diafane e abilissime. La mise en place è impeccabile, i bei piatti sono guarniti con estremo gusto, la pagoda sotto cui Li siede per mangiare con la nonna è aggraziata e raccolta. Le sue abilità non sono esagerate, sebbene davvero notevoli. Il suo orto mi ricorda tanti orti che possiamo vedere anche nelle nostre campagne e le sue conoscenze equivalgono a quelle di tanti appassionati di orticultura e cucina. Li però è riuscita a fondere la cura per la bellezza e i particolari con due lavori pesanti e concreti come quello del contadino e del cuoco.

Il potere delle sue immagini è quello di creare una sintesi fra i vari opposti e narrare una realtà diversa, calma, operosa, raffinata e romantica, capace di mostrarci l’altrove.

Giulia Mauri

 

Altre notizie

 

Scaglie: nasce il nuovo spazio virtuale che racconta la filiera del Parmigiano Reggiano

È on-line Scaglie (www.scaglie.it), il nuovo progetto editoriale del Consorzio Parmigiano Reggiano dedicato alla valorizzazione del territorio e della sua comunità. Un nuovo spazio, virtuale, per parlare di Parmigiano Reggiano ma anche di natura, biodiversità e ambiente, cucina e tradizioni, storia e cultura del territorio. Un sito ricco di contenuti d’autore che ogni mese — tra fotografie, video, testi e podcast — porterà il pubblico alla scoperta della filiera del primo prodotto Dop in Italia per valore alla produzione. L’obiettivo di Scaglie è raccontare le meraviglie del territorio in cui viene prodotto in esclusiva da quasi un millennio il Parmigiano Reggiano. Un territorio ben definito nei suoi confini e che ospita l’intera filiera: dalla produzione del latte alla sua lavorazione, dalla stagionatura fino al confezionamento del prodotto. I primi cinque contenuti, già on-line, sono tutti legati al tema dell’Apertura. Un concetto che vuole evocare sia l’apertura del progetto, sia quella della forma di Parmigiano Reggiano. E anche, perché no, lanciare un messaggio di fiducia per la (ri)apertura del Paese. «Abbiamo scelto il nome Scaglie perché lega il progetto al nostro prodotto e perché le scaglie sono tutte diverse così come tutte diverse sono le storie che messe insieme compongono il nostro universo unico, ricco e complesso» ha spiegato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. Un universo composto da 325 caseifici, oltre 2.500 allevamenti e 50.000 persone che ogni anno trasformano il 16% della produzione nazionale di latte in oltre 3,75 milioni di forme di Parmigiano Reggiano, il 60% delle quali è destinato al mercato Italia e il 40% all’export in tutto il mondo. «Se è vero — ha aggiunto Bertinelli — che il Parmigiano Reggiano è presente ogni giorno sulla tavola degli Italiani, e di molti altri cittadini del mondo, è altrettanto vero che i consumatori non conoscono cosa c’è dietro a quel pezzo di formaggio. Noi lo sappiamo bene, sappiamo che dietro quelle punte ci sono anni di lavoro senza mai un giorno di pausa, c’è il rispetto degli standard che rende il nostro prodotto unico al mondo» (photo © Gabriella Corrado).

>> Link: www.scaglie.it

 

Vinitaly Design International Packaging Competition

Si è svolta la 24ª edizione di Vinitaly Design International Packaging Competition, il concorso organizzato da Veronafiere con lo scopo di evidenziare il miglior design complessivo di confezioni e bottiglie di vini, distillati, liquori, birre e degli oli extravergine d’oliva e premiare l’impegno delle aziende nel continuo miglioramento della propria immagine. Le selezioni delle confezioni partecipanti si sono svolte a Verona lo scorso 18 giugno. Presieduta da Alessandro Marinella, rappresentante della quarta generazione della maison napoletana di cravatte famose in tutto il mondo, la giuria era composta da esperti di livello internazionale: Paolo Brogioni (enologo), Alessandra Corsi (direttore marketing Gdo), Cleto Munari (designer) e Chiara Tomasi (designer).

Al concorso sono stati iscritti complessivamente 239 campioni distribuiti nelle categorie previste dal regolamento: vini bianchi tranquilli, vini dolci naturali e vini liquorosi tranquilli, vini rosati tranquilli, vini rossi tranquilli delle annate 2019 e 2018, vini rossi tranquilli dell’annata 2017 e precedenti, vini frizzanti (tutti a Denominazione d’Origine e a Indicazione Geografica), vini spumanti prodotti con fermentazione in autoclave (Metodo Charmat) e con fermentazione in bottiglia (Metodo Classico), distillati provenienti da uve, vinacce, mosto o vino, distillati con provenienza diversa dall’uva, liquori, olio extra vergine d’oliva, Vermouth e altri vini aromatici, packaging box. A noi è piaciuto moltissimo il vincitore del Premio speciale Immagine Coordinata con le bottiglie di Brand Breeder di Pescara (www.brandbreeder.it) e una grafica creativa di Spazio di Paolo (www.spaziodipaolo.it).

 

I’M OK, il progetto di charity di KASC™ per l’associazione no profit Food for Soul di Massimo Bottura e Lara Gilmore

In un’epoca in cui i valori di coesione e inclusività si affermano come necessità, Kinahan’s Whiskey lancia KASC™: un nuovo spazio creativo dove passione, arte e coinvolgimento sociale si incontrano fondendosi in un’unica identità ibrida. La missione di KASC™ è creare una dimensione dove l’oggetto artistico acquista una propria responsabilità sociale, diventando fonte di ispirazione e forza motrice per un cambiamento tangibile. Per questa prima release, KASC™ ha intrapreso una collaborazione con Marcantonio Raimondi Malerba, artista contemporaneo tra i più iconici della scena italiana, che vanta collaborazioni con nomi quali Seletti, Giorgio Armani e realtà come Galleria Rossana Orlandi. Marcantonio ha disegnato per KASC™ un’opera in resina poliuretanica e vetro intitolata “I’M OK”, che vede il suo stesso ritratto incastonato all’interno di una bottiglia di Kinahan’s Whiskey. L’opera è realizzata in edizione limitata (500 pezzi e in vendita a 500 euro cadauno) e i profitti verranno devoluti a supporto di Food for Soul, organizzazione no-profit fondata dallo chef stellato Massimo Bottura e da sua moglie Lara Gilmore (photo © Marco Onofri).

>> Link: kascproject.comwww.foodforsoul.it

 

Didascalia: la vlogger cinese Li Ziqi. Questo è il suo canale su Youtube: www.youtube.com/channel/UCoC47do520os_4DBMEFGg4A

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