Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 3, 2020

Rubrica: Aziende
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 34)

Quello che non può fare Amazon

Intervista a Franco Costa, presidente di Costa Group, che delinea nuovi scenari nella progettazione di arredi e locali nel post Covid-19

Il 2020 è un anno che faremo fatica a dimenticare. L’anno del Covid-19, con un inizio che ha visto un intero Paese fermarsi. “All’ombra dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia coronavirus, c’è stato un esercito di micro e piccole imprese che si è ritrovato in mezzo a mille difficoltà perché il blocco totale dell’economia ha visto fermarsi ‘la sua economia’. Parliamo in particolare di bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari che, oltre ad essere un luogo di servizio, di convivialità, di confronto, lo sono anche di lavoro e di produzione di ricchezza” ha scritto il FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (fipe.it), impegnata nella tutela del proprio comparto. Il FIPE ha più volte ricordato che il pubblico esercizio è un comparto decisivo della filiera agroalimentare e del turismo, non soltanto per il contributo nella creazione di valore ma anche per essere un mercato di sbocco strategico per tutto l’agroalimentare italiano.

La situazione è in evoluzione continua, tra ordinanze nazionali e regionali. Si naviga a vista ed è difficile oggi fare previsioni sulla tenuta del comparto e sulla sua ripresa. Sull’argomento ci siamo confrontati con Franco Costa, che insieme al fratello Sandro gestisce Costa Group, azienda leader in Italia e nel mondo nella progettazione e nell’arredamento di ristoranti e bar, oltre che di negozi e botteghe artigianali.
Da Riccò del Golfo, a pochi chi­lometri da La Spezia, i Costa realizzano sogni, trasformandoli in progetti e poi in arredi che partono per tutto il mondo. «Ne abbiamo 18 fermi nel nostro magazzino, imballati e pronti per essere spediti in attesa che la pandemia mondiale ci dia tregua» mi dice al telefono il presidente di Costa Group. La sua voce è vitale, lucida nell’analisi della situazione, ma già proiettata oltre, alla fase del fare, alla vera Fase 2 che sembra non si concretizzi mai.
Il suo ufficio — me lo ricordo bene anche perché non ho mai più visto nulla di simile — sembra una grande grotta con alle pareti una quantità infinita di foto, scatti, progetti, disegni e bozzetti. Una sorta di enorme mappa concettuale che Costa ha proiettato all’esterno, e della quale si circonda.
Lui e i suoi dipendenti sono veramente gli uomini e le donne del fare, perché da qui si pensano e si realizzano progetti che sono tutti accomunati da una cosa ben precisa: “la magia del rapporto umano”, che è proprio l’elemento che oggi il distanziamento sociale condanna.

Come state vivendo questi mesi?
«Le informazioni per la ripartenza sono ad oggi confuse, spesso accompagnate da annunci precipitosi che da un lato allarmano e, dall’altro, ci spingono ad immaginare scenari nuovi ai quali dobbiamo rispondere e reagire cercando di non perdere la passione e il senso di convivialità che da sempre legano cibo e divertimento, la vera arte di vivere la tavola all’italiana».

L’HO.RE.CA. è tra i comparti che ha pagato il prezzo più caro di questa pandemia.
«Assolutamente sì. Il Covid-19 ha spinto al limite della resistenza le aziende dell’Ho.re.ca., senza dimenticare che gli ultimi anni non sono stati facili e molte imprese hanno vissuto pesanti crisi. Innegabilmente il pubblico, provato il food delivery e i sistemi di ordine on-line, ora dovrà essere pian piano rieducato alla socialità e ad un rinnovato consumo fuori casa. Siamo certi, ad esempio, che il negozio di quartiere riconquisterà la propria centralità storica».

Tante macellerie, salumerie di quartiere, enogastronomie, sono già tornate ad essere un punto di riferimento per il quartiere e i suoi cittadini.
«Verissimo, e questo è un gran bene. Per queste realtà potrebbe essere arrivato davvero il momento giusto per riprogrammarsi inserendo magari la cucina, la preparazione di piatti da asporto, con la cura e l’attenzione al packaging monouso. Oggi esistono sistemi di cottura integrata a ventilazione e microonde che possono essere di grandissimo aiuto».

Che visibilità avete del futuro nella ristorazione e dei pubblici esercizi?
«Chiaramente tutto dipende dai numeri del coronavirus e sinceramente non ho le idee chiare in tal senso. Ma una cosa la so: le soluzioni per affrontare questa nuova situazione nel nostro settore ci sono, anche se, come è ovvio che sia, hanno dei costi. Come Costa Group, in queste settimane di forzato stop, abbiamo pensato a come muoverci domani. Abbiamo lavorato su soluzioni innovative con un gruppo di amici imprenditori cercando di fare squadra. Ci troviamo davanti ad una partita difficile, i giocatori non si conoscono, non parlano la stessa lingua, non hanno mai giocato insieme, ma devono vincere. Insomma, sarà fondamentale essere più bravi dei bravi nel fare».

Quali sono le aree di studio?
«Sono tre: i locali pubblici dai 30 agli 80 m2; la ristorazione e gli spazi di ristorazione collettiva da 100 a 250 m2 e l’hôtellerie. Quest’ultimo è un settore che ha subito danni pesantissimi e che difficilmente recupererà margini quest’anno, data anche la tempistica della crisi che coinvolge la stagione estiva».

Qual è l’ostacolo maggiore al ripensare un locale in questi termini?
«Sicuramente il distanziamento è tremendo. In un locale, il rapporto umano tra il gestore e la clientela è alla base di tutto. Se pensiamo a dei pannelli separatori in un ristorante dobbiamo riprogrammarli come oggetto, come un bell’arredo o —perché no — come opera d’arte. Ma il futuro dell’uomo resta sempre quello di abbracciarsi, resta il contatto».

E sull’esplosione del food delivery e dell’asporto cosa ne pensa? È un modello molto diffuso in altri Paesi (ad esempio Starbucks, con le sue file e la gente per strada con la propria tazza di cartone).
«Il servizio crea comodità ma vuole mettere la magia del rapporto umano? Gli Italiani hanno un senso di appartenenza che è legato al bello e al buono. E questo non lo può certo fare Amazon!».
Elena Benedetti

 

Le soluzioni di Costa Group per la ristorazione (ristorazione veloce, pizzerie, ristoranti…)

Anche in questo caso il settore della ristorazione, nella sua accezione più propria, risulta enormemente colpito e necessita di appropriarsi di nuove soluzioni, molto in linea con quanto espresso sui piccoli locali. In particolare, e quando possibile, Costa Group ritiene importante l’inserimento di Sanitunnel (tunnel che, oltre alla sanificazione delle persone e delle cose, misurano la temperatura corporea e verificano se la persona è munita di mascherina e guanti); la parte esterna del tunnel potrà essere personalizzata con le innumerevoli soluzioni estetiche proposte da Costa Group.
Cassa automatica per la gestione del menù e del pagamento o cassa con presenza di operatore che svolge anche la funzione di receptionist e gestisce le comande per il delivery. Uso del touch screen con eventuale cassa remota per rendere più veloce la gestione delle comande verso la cucina diminuendo il tempo di attesa al tavolo. Riorganizzazione degli spazi di sala aumentando la distanza tra commensali in osservanza alle normative, ma aumentando anche il comfort, pronti ad essere implementati non appena sarà possibile. Separé mobili da posizionare tra i tavoli, personalizzati ed integrati allo stile del locale, con funzioni fonoassorbenti, interattive, decorative a tema, ecc… Nella ristorazione con prodotto in linea servito (il self service), Costa Group ha pensato ad un banco che prevede l’esposizione di cibi caldi e di cibi freddi in monoporzioni opportunamente confezionate e sigillate dei quali il cliente potrà approvvigionarsi in totale autonomia. Questo banco viene infine integrato con un avanbanco per i prodotti d’impulso.

 

Le soluzioni di Costa Group per i locali pubblici (bar, caffetterie, bakery, gastronomie su strada e nei centri commerciali)

  • Pareti attrezzate con espositori a libero servizio a temperatura calda e fredda per alimenti in monoporzione opportunamente confezionati.
  • Area cassa con sistema di pagamento automatico per evitare che l’operatore venga a contatto con il denaro.
  • Postazione touch screen e cassa remota, a parete o all’ingresso del locale, per formulare l’ordine, rendere più scorrevole e velocizzare sia la consegna che la consumazione del prodotto.
  • Anche il caffè potrà essere ordinato dalla postazione touch screen, sia nella formula espresso italiano che acquistando la cialda per una preparazione in completa autonomia.
  • Packaging ecosostenibile e personalizzato, sia per il consumo interno che dedicato al delivery.
  • Procedimento di conservazione a caldo e a freddo tramite tecnologia innovativa finalizzata alla riduzione dei tempi di attesa conservando intatta per molte ore la qualità organolettica e il sapore dei prodotti.
  • Sistema che riunisce in un’unica attrezzatura tre modalità di cottura: microonde, convenzione, conduzione. Un sistema innovativo di dimensioni molto contenute che riduce i tempi di cottura e rinvenimento garantendone la qualità.
  • Rapporto con gli enti preposti per ottenere spazi esterni a titolo gratuito da dedicare al consumo, per consentire a tutti di rispondere correttamente alle normative e per contribuire a restituire in sicurezza spazi dedicati alla socialità, prevedendo aree di consumo con tavoli alti tipo pick. In questo caso, anche le piccole realtà potranno continuare ad affrontare l’ora dell’aperitivo e del cocktail, attraverso una nuova modalità di servizio in cui la qualità e la gestualità del barman assumeranno nuove forme e il cliente completerà lo show al tavolo concorrendo alla sua presentazione.

>> Link: www.costagroup.it

 

Altre notizie

#WeAreBack: il nuovo spot di Parmacotto in Tv

Torniamo alle origini. Torniamo a quello che conta. Torniamo a sorridere. Torniamo a correre. Torniamo liberi. Torniamo al lavoro. Torniamo a combattere. Torniamo in gioco. Torniamo a vincere. Torniamo autentici. È questo il frame narrativo con cui la storica azienda alimentare italiana Parmacotto torna in TV: non solo uno spot di un’azienda rinnovata, ma la storia di tutte quelle persone che dopo una battuta d’arresto non si sono fermate, che hanno continuato a combattere, a lavorare con impegno e tenacia, a testa alta. E non è un caso che il brand abbia scelto di tornare in comunicazione proprio adesso: attraverso la sua storia, Parmacotto vuole dare la carica a tutta Italia, a tutti coloro che sono chiamati a reagire per affrontare la nuova normalità e le nuove sfide attraverso una nuova consapevolezza.
Il progetto #WeAreBack, uno spot on air da domenica 3 maggio pianificato sulle principali reti nazionali, testimonia l’impegno di Parmacotto nell’essere rimasta sempre in prima linea garantendo continuità, massima efficienza e sicurezza. «Abbiamo scelto di tornare in tv per raccontare la nostra nuova identità, chi siamo e come ci siamo arrivati e accompagnare il ritorno alla normalità di tutti gli Italiani che da mesi vivono una situazione estremamente complicata» ha detto l’AD di Parmacotto Andrea Schivazappa. «Per noi come azienda è fondamentale rispondere in modo reattivo a questo momento storico-politico difficile ed essere in prima linea su tutti i fronti. Abbiamo deciso di affrontare questa fase di emergenza con determinazione, impegno e senso di responsabilità per garantire la continuità del processo produttivo, il miglior servizio ai nostri clienti e la massima sicurezza ai nostri lavoratori, grazie all’adozione di efficienti misure preventive. Parmacotto con i suoi valori ha deciso di “esserci”, oggi più che mai, per testimoniare il ruolo strategico che la filiera alimentare ricopre in Italia».
Con la direzione strategico creativa dell’agenzia di comunicazione The Ad Store Italia, la produzione di Filmmaster Production e Iacopo Carapelli alla regia, questo spot rappresenta per Parmacotto una sfida fra le sfide: è stata messa a terra una struttura produttiva in grado di girare autonomamente in diverse location, 6 set dislocati in 3 nazioni europee, coordinati da un’unica cabina di regia e di direzione creativa e con un team che ha lavorato interamente da remoto.
«Il nostro racconto è il racconto di una marca che è tornata, a parlare, a rassicurare, a farsi portavoce di una ripartenza. Il linguaggio che abbiamo scelto è contemporaneo, capace di rivolgersi a un target più ampio, accogliendo anche le fasce più giovani, che saranno i consumatori di domani» ha sottolineato Gaia Gualerzi, direttore marketing di Parmacotto.

Link Youtube al video dello spot: youtu.be/9p7OuX25Dco

 

Didascalia: Franco Costa al lavoro nel suo ufficio nella sede produttiva di Costa Group a Riccò del Golfo, La Spezia (photo © Costa Group).

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