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Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2020

Rubrica: Week-end
(Articolo di pagina 90)

Da Langhirano a Felino: le terre del Prosciutto

Colline lievi, grandi vallate verdi e campi coltivati con cura: è la valle formata dal torrente Parma, che risale dall’alta pianura a sud della città emiliana fino all’Appennino

Incastonato nell’aria fresca e nei vitigni dei dolci declivi che ca­ratterizzano il paesaggio, sorge il paese di Langhirano, piccolo centro nelle pendici collinari dell’Appennino parmense. Storica capitale del Prosciutto di Parma Dop — qui si trova il Museo dedicato a questo salume e si svolge, ogni anno nei primi due week-end del mese di settembre, l’omonimo Festival (www.festivaldelprosciuttodiparma.com) —, la cittadina pedemontana è interamente permeata dalla cultura e dall’atmosfera che caratterizza la produzione di questa eccellenza della tradizione gastronomica italiana.
Il cuore dell’abitato, che sorge in prossimità del torrente Parma, è circondato dai caratteristici fabbricati in cui le cosce di maiale vengono lavorate e poi stagionate. I salumifici — i primi furono costruiti all’inizio del Nove­cento — sono disposti perpendicolarmente rispetto al torrente per poter sfruttare meglio, attraverso le tipiche finestrature alte e strette, l’aria necessaria alla stagionatura dei prosciutti (oggi questa caratteristica architettonica rimane il segno di una tradizione artigianale non più funzionale al processo produttivo, cambiato negli anni Venti del Novecento, con l’introduzione delle celle frigorifere, e poi, negli anni Cinquanta, con la possibilità di controllare l’aria così da garantire la produzione del prosciutto nell’arco di tutto l’anno).
Il Palazzo del Municipio, di antiche origini castellane (il primo nucleo dell’edificio venne fatto edificare nel XIII secolo per il capitano del vescovo Grazia), ma risalente, nell’attuale struttura, ai primi anni del Seicento, si impone al centro dell’abitato per la sua solenne architettura esterna, tipica della “villa” di epoca farnesiana, a pianta quadrata con basamento a scarpa, quattro torrioni angolari e due ordini sovrapposti di triplici arcate a tutto sesto sostenute da colonne in arenaria, nella facciata e sul retro. In facciata, una bella epigrafe scolpita ricorda Faustino Tanara, il valente patriota e colonnello garibaldino langhiranese, mentre il vicino Centro Culturale ospita il Museo del Risorgimento, a lui intitolato, che conserva cimeli, documenti e lettere, tra cui la ricca corrispondenza epistolare che Tanara tenne con i principali protagonisti del movimento risorgimentale italiano, Garibaldi e Mazzini, di notevole interesse storico-documentale.
Un’altra suggestiva architettura conventuale si trova a San Michele Cavana, a pochi chilometri da Langhirano, ma sull’altra sponda del torrente: Badia Cavana, un tempo chiesa di San Basilide. Fondata su una verde altura, intorno al 1111, da San Bernardo degli Uberti, vescovo di Parma dal 1109 al 1133, fu un’importante abbazia, appartenuta alla congregazione dei Vallombrosani fino al XV secolo.
Quanto rimane del monastero è oggi una piccola e semplice chiesa d’im­pianto romanico, dedicata a San Michele. Restaurata nel 1842, conserva della struttura originaria il nartece, carat­terizzato da notevoli capitelli in pietra arenaria con simboli degli evangelisti e intrecci vegetali, e il chiostro, che ha mantenuto la planimetria del XII secolo. Secondo la tradizione, nella cripta custodirebbe le spoglie di San Basilide.
Poco prima del paese di Langhirano, provenendo da Parma, si erge solitaria e imponente, come sospesa in un’atmosfera “senza tempo”, la splendida fortezza dal cuore affrescato del Castello di Torrechiara.
Fatto costruire, fra il 1448 e il 1460, da Pier Maria Rossi come inespugnabile fortilizio militare a dominio della Val Parma, ma anche come nido d’amore per lui e Bianca Pellegrini, moglie di un nobile di Arluno, conosciuta alla corte di Milano, il castello è uno dei più importanti manieri medievali italiani, anche perché è tra i più estesi e meglio conservati.
Tre cinta di mura, quattro possenti torri angolari, e poi camminamenti di ronda, caditoie e beccatelli. Al suo interno, conserva preziose decorazioni, in particolare i cicli pittorici di tema profano della “Camera d’Oro”, eseguiti nel 1462 e attribuiti a Benedetto Bembo, e affreschi a grottesche realizzati nel XVI secolo da Cesare Baglione.
Al piccolo borgo medievale di Torrechiara (il toponimo sembra derivi da “Torciara” o “Torchiara” probabilmente per la torchiatura delle olive, dimostrando come questa zona fosse nell’antichità ricca di uliveti, non solo di vigne) appartiene anche, sul lato opposto della strada di fondovalle, la badia benedettina di Santa Maria della Neve, che sorge in posizione isolata vicino al torrente Parma.
Il complesso monastico, recentemente restaurato, fu fatto erigere nel 1471 sempre da Pier Maria Rossi, conte di San Secondo, probabilmente per il figlio naturale Ugolino, che allora era abate del Monastero di San Giovanni Evangelista a Parma. Nel corso della seconda guerra mondiale, la Badia di Torrechiara ha ospitato libri rari e preziosi provenienti da varie biblioteche emiliane, tra cui la celebre Bibbia miniata di Borso d’Este, e vi hanno trovato rifugio diversi oggetti artistici, allontanati dalla città in seguito ai bombardamenti aerei.
Il monastero svolge ora attività di ospitalità per chi voglia soggiornare in questa pace immersa nella campagna e possiede un prezioso laboratorio apistico per la produzione e la vendita di prodotti di cosmesi ed erboristeria.
Fonte: Musei del Cibo della Provincia di Parma
>> Link: www.museidelcibo.it

 

Altre notizie

L’olio come il vino: riconosciuto l’oleoturismo

L’olio è diventato turismo e può beneficiare di agevolazioni fiscali. La manovra 2020, infatti, ha esteso, dal 1o gennaio di quest’anno, disposizioni della legge di bilancio 2018 relative all’attività di enoturismo anche a quelle di oleoturismo. Le attività di oleoturismo sono tutte quelle che aiutano a conoscere l’olio d’oliva nel luogo di produzione come le visite nei luoghi di coltivazione, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo, nella degustazione e nella commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad altri alimenti, in iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione. Entrando nel dettaglio, dal 1º gennaio 2020 le disposizioni dei commi da 502 a 505 della Legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018) contenute nell’articolo 1 relative all’attività di enoturismo si applicano anche alle attività di oleoturismo. In termini di agevolazioni significa che è in vigore la determinazione forfetaria del reddito imponibile, ai fini Irpef, con un coefficiente di redditività del 25%, a talune condizioni, il regime forfetario dell’Iva che consiste nella riduzione del 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili (come detrazione forfetaria dell’Iva sugli acquisti e sulle importazioni). I requisiti minimi per svolgere attività oleoturistica in azienda sono l’apertura anche stagionale per almeno due giorni alla settimana, la presentazione dell’iniziativa su internet per gestire la prenotazione delle visite. Altro requisito l’affissione, all’interno dell’azienda, di un cartello che riporti la denominazione dell’azienda, l’eventuale marchio distintivo dell’attività oleoturistica, gli orari di apertura, i servizi offerti e le lingue parlate. Occorre anche posizionare una segnaletica di indicazione dei parcheggi in azienda e fuori azienda. Ai visitatori dovrà essere distribuito materiale informativo sull’azienda e sui prodotti e sulla zona di produzione, anche in collaborazione con gli enti di promozione turistica. Sono necessari, inoltre, spazi dedicati per l’accoglienza dei visitatori, la degustazione e la commercializzazione dell’olio con personale addetto. Per iniziare l’attività oleoturistica è sufficiente presentare al comune la SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività (fonti: Mondo Agricolo – Accademia dei Georgofili, georgofili.info).

 

Didascalia: prosciutto di Parma (photo © convivium.it).

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