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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2020

Rubrica: Olio
Articolo di Bison G.O.
(Articolo di pagina 116)

Frantoio di Valnogaredo, quando storia e impronta green vanno a braccetto

“Oleificio de Oreste Barbiero”, così era chiamato negli anni ‘60 l’attuale Frantoio di Valnogaredo, un unicum nel versante orientale dei Colli euganei. Risalente al ‘600, il frantoio lavorava da due a tre mesi l’anno, raccogliendo le olive portate dai contadini dei paesi circostanti. A portare avanti l’attività ora ci sono il figlio di Oreste, Paolo, e la moglie Pierangela. Particolare l’attenzione all’ambiente e al biologico, in crescita

La famiglia Barbiero lavora le olive da quattro generazioni. «Mio padre Oreste — sottolinea Paolo Barbiero — ha iniziato nel Dopoguerra assieme al nonno di mia moglie Pierangela che si chiamava Carisio Mutta. Entrambi lavoravano nella villa dei conti Rota di Valnogaredo, frazione di Cinto Euganeo (PD), che erano di fatto i padroni di tutto il paese e che avevano acquisito dopo vari passaggi di proprietà dalla famiglia dogale Contarini della Repubblica di Venezia, la quale aveva di fatto fondato sia la comunità che il primo frantoio locale. Ci tengo a sottolinearlo perché quello di Valnogaredo è un frantoio storico dei Colli euganei, attivo fin dal ‘700. Le vecchie macine e attrezzature sono ancora conservate in villa, oggi di proprietà della famiglia Piva, antiquari di Milano che l’hanno acquistata negli anni Sessanta del secolo scorso».
Ecco, il 1960 è una data importante perché proprio in quell’anno Oreste acquistò dai Rota la casa, ex stalle nobili, una parte di uliveti e rilevo l’attività del frantoio che oggi si avvale di due linee, una tradizionale con le macine in pietra e i due torchi per la spremitura a freddo e una più moderna a estrazione a freddo. «Negli anni a venire — continua Paolo Barbiero — sono stati acquistati cinque ettari di terreno che, aggiunti ad altrettanti in affitto, sempre in zona, sono la superficie dove coltiviamo le nostre olive.
Lavoriamo le nostre olive in piccola parte ma, soprattutto, trasformiamo in olio le olive di oltre 300 aziende agricole. Ci conferiscono le olive per il loro olio o ce le vendono e le trasformiamo in olio a marchio nostro che vale il 50% del lavorato».
Giunti alla quarta generazione, spetterà al figlio Filippo portare avanti l’attività. In azienda funzionano sia le storiche macine che potrebbero ancora lavorare che le macchine nuove. «Da poco abbiamo attivato una sede qui vicino dove allocare il nuovo frantoio e godremo di maggiore agibilità con i mezzi e comodità nel lavoro. La sede attuale rimarrà come punto vendita e, nel tempo, come piccolo museo dell’olivicoltura dei Colli euganei».
La produzione degli anni Sessanta, considerato che i Barbiero disponevano dell’unico frantoio in zona a parte uno piccolissimo ad Arquà Petrarca (PD), si aggirava sui 1.800 quintali di olive e circa 150 quintali di olio. «Adesso il nostro frantoio lavora sui 9.000 quintali all’anno, a seconda delle annate, considerando che dal 2003 sono sorti in vicinanza altri tre frantoi.
Nei Colli euganei complessivamente arriviamo a produrre 20.000 quintali annui di olive e ci sono prospettive di ulteriore crescita, considerato che si continuano a mettere a dimora nuovi uliveti soprattutto nelle piccole proprietà non remunerative che erano adibite a vigneto. Il vigneto è molto specifico come lavorazione mentre l’ulivo chiede meno impegno e molti meno costi di attrezzature.
Comunque non c’è competizione tra viticoltori ed olivicoltori, perché l’ulivo è adatto a certi tipi di terreni dove magari la vite farebbe difficoltà. La competizione potrebbe nascere nei piccoli appezzamenti ma, come detto, non sono remunerativi per le vigne». In azienda dal 1993, Paolo Barbiero si occupava in precedenza di elettronica ed automazione. «Non rinnego il mio passato ma mi sento realizzato nel mio attuale lavoro. È un’attività dove si vive la stagionalità, il timore per il caldo, per la nevicata, il gelo. Si vive in simbiosi con i cambiamenti climatici. E, soprattutto, c’è un bel rapporto a livello umano con le persone che vivono questa realtà e che arricchiscono il mio quotidiano».
Come potrebbero impattare i cambiamenti climatici attesi sulla coltura dell’olivo? «In maniera seria. Di solito nell’ulivo ad un’annata più scarsa segue sempre un’annata più felice. Il timore è che coi cambiamenti climatici si vada a rompere questa regolarità produttiva. Quest’anno, ad esempio, abbiamo avuto un inverno da gennaio ad aprile con molta siccità, che è peggiore di quella estiva perché crea nelle piante uno stress idrico inaspettato. Se abbiamo un fine inverno e una primavera asciutta, e un aprile caldo e poi maggio freddo con abbondante piovosità, c’è confusione nella pianta e subentrano problemi di gemmazione dalla foglia al frutto. E questi fenomeni si prospettano sempre più frequenti e impegnativi.
Si dovrà pensare a selezionare delle cultivar più resistenti alle conseguenze di questi cambiamenti climatici. Da noi problemi come la Xylella non ci sono stati per fortuna. Ma sembra che questo batterio abbia origini tropicali e sia arrivato in Italia trovando in Puglia un clima adeguato. Per questi motivi bisogna puntare su una selezione di cultivar adatte, tenendo ben presente che l’ulivo come pianta va in piena produzione dopo vent’anni.
Partire oggi sapendo che i risultati si vedranno tra vent’anni non è facile. Ci vuole prudenza e visione di lungo periodo, facendo attenzione a non peggiorare l’esistente perché poi a tornare sui propri passi ci si impiegano decenni».
Il Frantoio Valnogaredo è un’azienda green nonostante sia un’attività svolta con macchine che consumano energia elettrica in abbondanza. «Innanzitutto da tempo siamo dotati di impianto fotovoltaico da 15 Kw che produce il 50% dell’energia elettrica che consumiamo» sottolinea Paolo. «Inoltre, tutti i nostri reflui, in sostanza le acque di vegetazione, le conferiamo ad un biodigestore a Lozzo Atestino (PD) al quale siamo associati e nel quale si produce calore per la scuola vicina e biometano per energia elettrica che viene poi immessa in rete. Col tempo conferiremo direttamente il metano alla rete Eni per la sua distribuzione».
Altro sottoprodotto è la sansa, il residuo della polpa e del nocciolo, che viene conferita ai sansifici che estraggono olio che con metodi meccanici non si può estrarre. «Resta il nocciolino, che è un ottimo combustibile, ed il polverino solido, che viene ceduto ai mangimifici ed usato in zootecnia come fonte di polifenoli». Per finire, ci sono i resti delle potature che vengono normalmente trinciati e lasciati sul terreno. «Tuttavia, considerate le malattie come la rogna ed il cancro rameale, abbiamo capito che non è bene lasciare la ramaglia a contatto con le piante.
Una volta era considerato un ammendante naturale perché si restituiva sostanza organica ai terreni ma oggi si rischia di disperdere a tutto campo queste patologie e quindi i sarmenti si tende ad allontanarli. Stiamo cercando di trovare accordi con le aziende che trattano le biomasse in maniera tale da ricavarne energia».
Certificati biologici da una decina di anni, da venti sono parte della Dop Veneto Berici e Euganei. «Da poco abbiamo anche avviato con altre aziende il Biodistretto dei Colli euganei che è un soggetto importante per orientare le aziende a coltivare in maniera biologica, più sostenibile e meno impattante con l’ambiente oltre che per avere un prodotto più sano possibile. Il biodistretto sta procedendo bene. E la produzione biologica da noi sta aumentando a ritmo di 10% all’anno».

Oli selezionati

Olio extravergine di oliva Dop Veneto Euganei e Berici “Olio dei Dogi”
Spremuto a freddo, non filtrato, è disponibile nei formati da 0,5 l e 0,75 l. Si ottiene da olive di qualità: Rasara minimo 50%, Marzemina, Leccino e Frantoio. Olive molite il giorno stesso della raccolta. All’olfatto l’olio presenta un fruttato di oliva delicato verde, fresco, tipico dell’inizio lavorazione con note dolci e sensazioni di verdura di campo e mandorla. Per meglio apprezzare quanto descritto, si consiglia un uso a crudo su insalate, primi piatti, carni e pesce.

Olio extravergine di oliva biologico
L’Olio extravergine di oliva biologico, disponibile in formato da 0,5 l e 0,75 l), è prodotto nel pieno rispetto dell’ambiente seguendo il Regolamento CE. Ottenuto da olive di qualità Leccino, Frantoio, Rasara, Grignano. Le olive vengono frante entro le 24 ore successive alla raccolta. Vanno controllate tutte le attività di raccolta e stoccaggio delle olive, la lavorazione, la conservazione ed il confezionamento. Colore verde smeraldo con riflessi dorati, fruttato lieve che ricorda il frutto sano, intenso, con retrogusto leggermente amaro e piccante, ideale per l’uso a crudo, da abbinare ad antipasti di pesce, zuppe e carni bianche.


Gian Omar Bison

Frantoio di Valnogaredo Sas
di Barbiero Filippo & C.
Via Mantovane 8/A – 35030 Cinto Euganeo (PD)
Telefono: 0429 647224

E-mail: info@frantoiovalnogaredo.com
Web: www.frantoiovalnogaredo.com

 

Didascalia: alcune produzioni del Frantoio Valnogaredo.

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