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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2020

Rubrica: Vino
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 108)

Cantina Banfi, qualitĂ  ed efficienza su misura dei Signori del Brunello

In vigna e in cantina sistemi d’allevamento e di vinificazione personalizzati per ricercare una qualità e un’efficienza fatte su misura del proprio stile e degli obiettivi d’impresa. Tutto questo grazie a un curriculum di ricerca interna-esterna, sviluppata in collaborazione con università e centri di sperimentazione. Proprio questo è uno degli aspetti che contraddistingue l’attività e la storia della Cantina Banfi, leader commerciale del Brunello di Montalcino. Ma partiamo dall’inizio e precisamente nel ‘78, quando John e Harry Mariani, nuova generazione di una famiglia italoamericana d’importatori di vino degli Usa — la Banfi Vintners, fondata nel 1919 da Giovanni Mariani — decisero d’investire a Montalcino, sulle colline senesi.
I Mariani cercavano in Toscana un Brunello di Montalcino da importare negli Stati Uniti. Ma c’era un problema di fondo: allora gli Americani non bevevano molto vino, motivo per cui per avvicinarli alla bevanda già importavano Lambrusco, in collaborazione con Cantine Riunite; circa 12 milioni di casse l’anno.
Il Brunello era un vino importante in Italia ma poco conosciuto negli Usa, sicuramente di difficile beva e abbinamento per le abitudini alimentari americane. I Mariani intuirono però la potenzialità inespressa del territorio in un periodo in cui, ormai archiviata la mezzadria, i grandi proprietari volevano liberarsi della terra. E il paese di Montalcino, diversamente da oggi, non godeva certo di una ricca economia.
Acquistarono così diversi lotti di terreno fino a concludere gli acquisti nel 1983, con Poggio alle Mura e il relativo Castello, raggiungendo una superficie complessiva di 2.830 ettari, una vasta tenuta in unico corpo con ben 29 profili pedoclimatici. Di tanta superficie, 850 ettari oggi sono a vigneto: 172 per il Brunello, 10 per il Moscadello, 30 per il Rosso di Montalcino, ecc… Inizialmente le prime bottiglie a marchio Banfi furono prodotte in altre aziende, invecchiando i vini nel podere Casanova, compreso nella tenuta Banfi, dove cominciarono a vinificare direttamente solo nel 1981. Nel 1984, però, fu inaugurata la nuova cantina.
Oltre alla produzione e al marketing, scienza in cui gli Americani sono maestri, l’azienda si distinse presto anche per l’attenzione alla ricerca. Già all’inizio degli anni ‘80 aveva avviato un progetto sul Sangiovese in collaborazione con l’Università di Milano e il professor Attilio Scienza. Fu creata allora una raccolta di cloni, circa 600, e in alcune vigne realizzata la selezione clonale. Su 180 cloni ne furono registrati 15, ma la cantina decise di utilizzarne 3 e con questi dal ‘92 cominciò ad impiantare le viti del Brunello.
Alcuni cloni rispondono bene all’utilizzo in aree calde, dove c’è l’esigenza di mantenere i mosti acidi; altri sono buoni accumulatori di zuccheri, più validi nelle annate di maturazione meno favorevole. Altri ancora sono ideali per la longevità e la complessità dei vini da invecchiamento. L’etichetta di Brunello di Montalcino Docg Poggio alle Mura è frutto di queste attività di selezione clonale che oggi interessa comunque tutti i vini a base sangiovese.
Tra le varie ricerche di Banfi — ad esempio la zonazione ad inizio anni ‘80 — una delle più innovative ha riguardato la sperimentazione di un nuovo sistema d’impianto, l’Alberello Banfi, i cui risultati scientifici sono stati divulgati in tempi recenti. L’Alberello Banfi è oggi coltivato in alcune vigne per l’intera superficie del singolo vigneto e in altre in combinazione al Cordone speronato, il metodo da sempre adottato a Montalcino. Questo è un sistema che valorizza i terreni marginali, riduce l’uso d’acqua, concimi e agrochimici e si dimostra più efficiente per ore di lavoro/ettaro, poiché la vite non è soggetta al diradamento di germogli e raramente di grappoli; tra l’altro, sempre ben esposti, in condizioni che favoriscono la maturazione e la sanità delle uve. Questo tipo d’alberello può essere usato in sinergia col cordone speronato, anche nello stesso filare, permettendo di sopperire alla variabilità del terreno. Sono state infine riscontrate una minore incidenza di malattie del legno, una buona costanza produttiva nelle annate meno favorevoli e altri aspetti positivi.
Attraverso la ricerca interna è stato creato infine il sistema di vinificazione (brevettato) Horizon, in collaborazione con Gamba per i legni e Di Zio per l’acciaio. I tini combinano acciaio e legno, ovvero controllo della temperatura e micro-ossigenazione: la base e il cappello sono d’acciaio, la parte centrale troncoconica è in rovere francese. Attualmente ne impiegano 24 da 177 hl.
E veniamo così alla produzione della cantina Banfi e all’accoglienza enoturistica. Sono quattro le versioni di Brunello di Montalcino Docg: una classica per 500.000 bottiglie; una Riserva cru Poggio all’Oro (massimo 20.000 bottiglie e non tutti gli anni); una selezione Poggio alle Mura, frutto delle ricerche in campo; una Riserva Poggio alle Mura, da una selezione su varie vigne. Si producono inoltre il Rosso di Montalcino, 700.000 bottiglie nella versione classica più la selezione Rosso di Montalcino Poggio alle Mura, quattro Supertuscan (tre rossi con Sangiovese), il Chianti Docg e alcuni bianchi in purezza da uve Chardonnay, Sauvignon blanc e Vermentino, e una produzione di aceti balsamici. In totale 10 milioni di bottiglie, assorbite dal mercato italiano con il 38% delle quote, seguito dagli Usa al 36-37%.
Banfi è un’azienda di 350 dipendenti, con 120 agenti plurimandatari in Italia più una capillare rete commerciale estera su 94 Paesi. La cantina fu concepita da subito anche per sviluppare l’accoglienza. E i numeri hanno reso onore ai progetti, visto che passano in azienda 60.000 visitatori l’anno, un numero ricostruito attraverso le degustazioni in enoteca, gli scontrini, ecc…
Il Castello, naturalmente, rappresenta il polo dell’ospitalità con l’enoteca e due ristoranti: La Sala dei Grappoli, chef Domenico Francone, allievo di Heinz Beck, aperto solo a cena da marzo a novembre, e la Taverna Banfi, di cucina tradizionale toscana. Infine, c’è un piccolo hotel di 14 camere lusso (da 800 a 2.000 euro a notte) e anche un Museo del Vetro e della Bottiglia con la più grande collezione privata di vetri romani.
Massimiliano Rella

>> Link: www.castellobanfi.it

Didascalia: l’enoteca del Castello (photo © Massimiliano Rella).

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