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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2019

Rubrica: Vino
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 116)

Venezia, città d’acqua e di vino

Seconda edizione per FeelVenice, evento enogastronomico che, nell’antico giardino mistico del Convento dei Carmelitani scalzi a Venezia, celebra l’eccellenza, l’arte e la cultura enologica della Serenissima

L’emergenza “acqua alta” che ha colpito Venezia nel mese di novembre, raggiungendo picchi tra i più alti mai registrati nella storia della Serenissima e facendo danni incalcolabili al patrimonio artistico, economico ma, più di ogni altra cosa, umano di questa meravigliosa e unica città, ha risparmiato i vigneti simbolo della laguna. «I vigneti che preservano la rappresentanza genetica della vite a Venezia per ora sono salvi, compreso quello dei Carmelitani scalzi e quello di Torcello» ha dichiarato alla stampa il direttore del Consorzio Vini Venezia Stefano Quaggio. E proprio l’antico giardino che si trova all’interno del complesso del convento dell’ordine religioso, a due passi dalla Stazione di Santa Lucia ma celato agli occhi dei più dalle alte mura che lo circondano, ha ospitato FeelVenice, evento organizzato da due anni a questa parte dal Consorzio Vini Venezia (2.000 soci produttori delle province di Venezia e Treviso) e dedicato alla promozione dell’arte, della cultura e delle eccellenze enologiche del territorio di Venezia. Protagoniste 16 cantine provenienti dal territorio del Piave e del Lison Pramaggiore e in degustazione il meglio delle referenze provenienti dalle cinque diverse denominazioni consortili ovvero Doc Piave, Doc Lison Pramaggiore, Doc Venezia, Docg Malanotte e Docg Lison.

Venezia, la vite, il vino e la bellezza assoluta
«Da sempre Venezia è una città di vino» ha raccontato ai partecipanti all’evento e alle degustazioni previste Renato Grando, docente dell’associazione Slow Food di Storia della gastronomia. «La sua storia è legata a doppio filo alla vite e al vino fin dalle origini, dalla produzione nelle isole della laguna e dell’entroterra di questa regione, all’importazione e all’esportazione di vini provenienti dal Mediterraneo orientale». Oltre che attraverso numerose pubblicazioni, l’organizzazione di questa giornata e tante altre attività, il Consorzio Vini Venezia sta valorizzando questo legame così forte dal punto di vista storico attraverso il recupero e l’identificazione delle varietà di vite presenti in broli, giardini pubblici e privati e nei conventi della città e delle isole della laguna. Stiamo parlando nello specifico del progetto, avviato nel 2010 in collaborazione con le Università di Milano, Padova e con il Crea-Viticoltura Enologia di Conegliano, riguardante due “vigneti collezione” della biodiversità che il Consorzio ha piantato sull’isola di Torcello e, appunto, nel convento che ha ospitato FeelVenice, all’interno del complesso di Santa Maria di Nazareth. L’obiettivo? «Scoprire origine, provenienza e le caratteristiche delle varietà di viti ancora presenti in città e la loro conservazione» mi dicono i rappresentanti del Consorzio. Grazie al supporto di cinque tecnici esperti sono stati raccolti più di 70 esemplari, individuando ben 30 varietà (tramite analisi del DNA): una banca genetica oltremodo preziosa. Lo scorso anno, tra l’altro, con le uve raccolte nel vigneto del convento, è stato prodotto e presentato al Vinitaly il primo vino dei frati Carmelitani scalzi di Venezia. Due le versioni, un bianco e un rosso, per un vino che, ad ogni sorso, “porta con sé l’anima di Venezia”.

Lison e Raboso protagonisti
Interessantissime le due degustazioni guidate che hanno accompagnato i partecipanti alla scoperta della storia e delle caratteristiche del Lison Docg — unica Docg interprovinciale — vino simbolo di quest’area enologica, realizzato col vitigno Tai, e del Raboso, “l’indigeno della terra del Piave” di antichissima origine, nelle sue due principali declinazioni: il Raboso Doc Piave e il Malanotte Docg. Tra le etichette presentate va menzionato il Raboso passito della Tenuta Bonotto delle Tezze (www.bonottodelletezze.it). Espressione estrema di questo vitigno, di un’eleganza rara.

Consorzio Vini Venezia

Il Consorzio Vini Venezia nasce nel 2011 dalla volontà dei viticoltori del Consorzio Volontario Tutela Vini Doc Lison Pramaggiore e del Consorzio Tutela Vini del Piave Doc di unire le loro energie per tutelare e valorizzare con più forza le loro produzioni, ottimizzando le risorse e avendo a disposizione un organismo più strutturato. Il Consorzio promuove e tutela le denominazioni Doc Venezia, Doc Lison-Pramaggiore, Doc Piave e le Docg Lison e Malanotte del Piave, estendendosi per i territori comprensivi dei vari disciplinari, tra le province di Venezia e Treviso.

>> Link: www.consorziovinivenezia.it

Gaia Borghi

 

I box

Tra le aziende presenti a FeelVenice c’era anche il Caseificio Tomasoni di Breda di Piave (TV), importante azienda trevigiana fortemente legata al proprio territorio, operando fin dalla sua fondazione con piccoli produttori locali. Una scelta etica, questa, che punta a valorizzare le materie prime garantendo al consumatore tracciabilità e trasparenza. La storia di Tomasoni inizia nel 1955, quando Primo (in foto), casaro di origini bresciane, rilevò un’antica latteria turnaria ubicata vicino al fiume Piave in un luogo ricco di storia, di risorgive e di bellezze naturalistiche, per farne la prima sede di questo caseificio. Ogni giorno oltre 400 quintali di latte vaccino, di capra e bufala, proveniente da un raggio di 30-40 km dalla sede di Breda di Piave, viene lavorato con metodi artigianali. Gesti antichi si intrecciano a moderne tecniche di lavorazione, per dar vita ad una gamma di oltre 30 referenze, comprendenti formaggi freschi (i famosi stracchini!, che hanno, ognuno, il proprio fermento autoctono) e stagionati a pasta dura o semidura.

Tre premi a Caseus Veneti 2019
Caseus Veneti, svoltosi il 28/29 settembre scorsi a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (PD), è un concorso regionale nato oltre un decennio fa per valorizzare il lavoro di 3.000 allevatori veneti che ogni giorno consegnano latte prezioso a oltre un centinaio di caseifici, dove lavorano casari e affinatori dalle preziose conoscenze artigianali. Il ruolo del concorso in questi anni è divenuto anche quello di promozione ai consumatori del formaggio fatto secondo tradizione. All’edizione 2019 di Caseus Veneti il Caseificio Tomasoni si è aggiudicato ben tre premi: primo posto per la categoria Formaggi di capra, pasta semidura/dura con il Capriccio di Capra; secondo posto per la categoria Casatella trevigiana Dop; secondo posto per la categoria Freschi e freschissimi (pasta molle senza crosta) con la Robiola. Caseus Veneti, che ha il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, di Regione Veneto, Provincia di Padova e Città di Piazzola sul Brenta, è realizzato dai Consorzi di tutela delle Dop regionali con la guida del Grana Padano, insieme ai Consorzi di Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana e Mozzarella Stg, in collaborazione con Veneto Agricoltura e ONAF – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi.

>> Link: www.caseificiotomasoni.it

 

La Penultima Cena – The Langhe Supper: un pasto diventa arte

Dodici pasti da 2 ore, per dodici persone ogni 2 ore, tutto realizzato in presa diretta, per una lunga tavola conviviale della durata di 24 ore. Cornice dell’evento un vigneto, con lo sfondo delle colline premiate dall’UNESCO e la torre di Barbaresco. E col Tartufo Bianco di Alba protagonista assoluto! È La Penultima Cena – The Langhe Supper, un’opera del progetto Anotherview che è stata realizzata lo scorso 13 ottobre e che sarà esposta da gennaio 2020. «Ora la Fiera Internazionale del Tartufo di Alba potrà riprodurre questa finestra sospesa sulle Langhe ogni volta che vuole raccontare nel mondo la bellezza di questo territorio, la sua cucina, nello stesso arco di tempo in cui è stata filmata, 24 ore» ha detto Marco Tabasso, uno degli autori. La Penultima Cena – The Langhe Supper è un’esperienza totalizzante, totalmente immersiva, dal carattere unico: tutto segue l’iconografia dell’ultima cena, con 12 persone e un cerimoniere che si alternano ogni 2 ore, gustando i prodotti del territorio, nella cornice onirica delle Langhe. Curatore e co-autore dell’opera d’arte l’esperto di comunicazione Paolo Dalla Mora. Si tratta della prima opera d’arte realizzata per e all’interno della 89a Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba: Anotherview è un progetto di Marco Tabasso, Tatiana Uzlova e Robert Andriessen che consiste nella realizzazione di “finestre nomadi digitali”, ognuna delle quali racconta un giorno della vita di un luogo diverso del mondo. Ogni panoramica viene poi installata all’interno di una finestra fisica che riproduce le sembianze della finestra da cui la vista è stata registrata. Ospiti del mondo dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia si sono susseguiti insieme ai personaggi tipici della tradizione piemontese, come i cercatori di tartufo, i membri della Confraternita della Nocciola delle Langhe, i presidenti dei borghi medioevali, i bambini delle scuole materne dei comuni delle Langhe, ma anche chef stellati come Davide Oldani, che ha presentato XFETTA, uno strumento innovativo per lamellare il tartufo, Maurilio Garola (1 stella Michelin a La Ciau del Tornavento e dell’osteria Campamac) e gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani de Il Luogo di Aimo e Nadia (2 stelle Michelin). Nulla di più affine allo scopo ultimo della fiera, ovvero “conoscere da vicino, annusare, toccare, assaggiare gli elementi della cultura materiale del Piemonte attraverso degustazioni, esperienze sensoriali e laboratori”. Anotherview celebra l’autenticità delle colline di Langhe Roero e Monferrato e la rarità del Tartufo Bianco d’Alba elevandole ad opera d’arte. Il sostegno a questo progetto, nella scia di un costante appoggio a progetti culturali di valore che negli anni si sono affiancati alla fiera vera e propria, contribuisce a portare nel mondo le terre e le tartufaie naturali dove i trifolao con i loro cani trovano il più prezioso diamante di queste terre.

 

Didascalia: il vigneto-collezione situato all’interno dell’antico giardino nascosto ai più dalle alte mura del convento dei Carmelitani scalzi, a pochi passi dalla stazione dei treni di Venezia. Racchiude più di 20 varietà recuperate da diversi orti e giardini veneziani.

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