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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2019

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 114)

Le Marche vanno… in bianco

Celebriamo il territorio con Verdicchio di Matelica e Bianchello del Metauro

Nel 2019 le Marche hanno celebrato il territorio grazie a manifestazioni connesse a due denominazioni di vini bianchi: il Verdicchio di Matelica e il Bianchello del Metauro. Il Verdicchio di Matelica è uno dei più antichi vini bianchi italiani da vitigno autoctono e viene marchiato con la Doc dal 1967 e la Docg per la versione Riserva dal 2009 in 5 comuni in provincia di Macerata e 2 in quella di Ancona. Fu la quattordicesima Doc a essere riconosciuta, lo stesso anno in cui divenne Doc anche il noto Brunello di Montalcino. Nella campagna vendemmiale 2017/2018 furono dichiarati a Verdicchio di Matelica Doc 210 ettari, per circa 14.500 hl di vino imbottigliato mentre gli ettari di Verdicchio di Matelica Docg furono 25, con 732 hl imbottigliati. L’unicità e la rarità di questo vino fanno parte della singolarità del territorio: è l’unica valle (di queste dimensioni) della regione Marche ad essere disposta da nord a sud, identificabile nel territorio delimitato dal comune di Castelraimondo (MC) a sud e Cerreto d’Esi (AN) a nord. La chiusura della valle verso il mare crea, nell’Alta Vallesina, un clima continentale e il Verdicchio di Matelica vive questa unicità pedoclimatica trasformandola in tipicizzazioni produttive e sensoriali. Tra queste il giallo paglierino e riflessi verdognoli che, pare, abbiano contribuito ad attribuire il nome al Verdicchio bianco. Sprigiona sentori fruttati di mela, ananas e mandorla, caratteristico frutto che  si percepisce come retrogusto finale. Il vino regala aggraziate sensazioni di rotondità e morbidezza, specie se ottenuto su terreni calcarei.
Il Verdicchio di Matelica, come insegna Fabio Marchionni, proprietario dell’azienda Collestefano, merita di essere invecchiato (collestefano.com). Le sue bottiglie sono profumatissime di note agrumate e biancospino e, stappate dopo almeno cinque anni, nobilitano e caratterizzano il vitigno.
Non temerebbero di trascorrere alcuni anni in bottiglia quelle della storica famiglia Gagliardi (vinigagliardi.it): il loro Maccagnano esprime aromi complessi di ginestra e sambuco.
Caso probabilmente unico in Italia, le bottiglie dei produttori di Verdicchio di Matelica si possono acquistare nel Foyer Verdicchio di Matelica all’interno del teatro Giuseppe Piermarini, avvicinando la cultura materiale rappresentata dal vino a quella intesa in senso stretto che si consuma nei teatri.
Volgono al termine i festeggiamenti per i 50 anni di un’altra denominazione: Bianchello del Metauro. A trainare le iniziative è stato il gruppo di nove cantine riunite nel progetto Bianchello d’Autore (bianchellodautore.com), nato nel 2017 per promuovere la Doc col sostegno dell’IMT-Istituto Marchigiano di Tutela Vini. I nove si sono rivelati protagonisti del Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce (tenutosi a Fano dal 4 al 7 luglio scorsi) e nella recente Fiera Nazionale del Tartufo Bianco di Acqualagna (acqualagna.com), giunta all’edizione numero 54, calcando le scene della “Capitale del tartufo” per rinsaldare il legame tra i due simboli enogastronomici del territorio.
Gli stessi 9 di Bianchello d’Autore producono circa 6.000 ettolitri e 400.000 bottiglie l’anno di Bianchello del Metauro Doc, con dati in crescita per l’export che, nel 2018, ha segnato una crescita del 10%. In generale, le cantine di Bianchello d’Autore indicano un 60% di produzione destinato al mercato locale, un 20% al nazionale e un 20% all’estero. Il Bianchello del Metauro Doc è prodotto con almeno il 95% di uva Bianchello Biancame ed eventualmente Malvasia bianca lunga, estendendosi su 9 comuni della Valle del Metauro in provincia di Pesaro Urbino e parzialmente di altri 3. La denominazione contempla anche le tipologie Superiore, Spumante e Passito.
Tra gli assaggi di Bianchello del Metauro Doc, indimenticabile Piandeifiori di Cesare Mariotti. Colpiscono i profumi di frutta con nitidi sentori di pesca, melone, albicocca e ananas in un amalgama minerale ideale. Potente e goloso in bocca, si rivela rotondo e avvolgente. Figlio di una leggera sovramaturazione in pianta è anche il KC di Augusto Vitali (www.vinivitali.it), 2015, sulle prime colline di Fano. Di colore aureo brillante, trasporti di aromi di frutta esotica e bocca saporita di zafferano e pesca. Gustosa anche la retroetichetta, dedicata da tale Karine: “La più bella cosa c’est de t’avoir un jour rencontré. Tu resteras a jamais gravé dans mon coeur”. E il KC difficilmente si dimentica…
Ideali con alcuni cibi marchigiani come i formaggi giovani di pecora, i passatelli in brodo o il brodetto di pesce, i due vini marchigiani meriterebbero ben altra attenzione a livello nazionale da parte del consumatore. Donano magia alle tavole. Ma c’è tanto lavoro da fare, non sempre in discesa.
Riccardo Lagorio

 

Didascalia:  botti di Verdicchio di Matelica (photo © www.vinigagliardi.it).

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