Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2019

Rubrica: Il gusto di camminare
Articolo di Simonini E.
(Articolo di pagina 106)

Come d’autunno le foglie sui monti Nebrodi

A piedi sulla dorsale nord-orientale dell’Appennino siculo

L’autunno, se solo si ha la pacata sensibilità di osservarlo, mentre lentamente e silenziosamente si insinua dentro alla sfrontatezza dell’estate che pian piano va esaurendosi in giornate più corte e miti, l’autunno, dicevo, è una stagione davvero splendida e meravigliosa. In uno stupefacente rituale ciclico, abbassa i toni, rallenta i ritmi, ma contemporaneamente esalta colori e profumi in nuove, inaspettate e calde sfumature, che ogni anno ci sorprendono per la loro commovente intensità.
Apprezzare l’autunno, tuttavia, non è qualcosa di immediato, come invece può essere entusiasmarsi per la primavera, o inebriarsi dell’estate: la passione per l’autunno è infatti un sentimento più sottile, che va conquistato gradatamente, strenuamente, passo dopo passo, proprio come in un cammino. E non è affatto un caso, io credo, che il rumore cadenzato dei passi sulle foglie secche, il loro inconfondibile fruscio e scricchiolio sotto i nostri piedi, in una scenografia di mille colori dal giallo al rosso purpureo, sia proprio una delle fotografie interiori più ricorrenti del nostro immaginario comune dell’autunno. Ecco allora che stavolta ho deciso, all’inizio della mite stagione che conduce ad un più buio inverno, di accompagnarvi dentro ad un meraviglioso cammino in cui si possa godere dell’eccezionale spettacolo che restituiscono le foglie stropicciate dall’autunno, nel loro tripudio di colori, profumi e rumori, e nel loro dolce crepitio sotto le nostre scarpe da trekking.
Comunemente detta anche foliage o, più correttamente, fall foliage, la caduta delle foglie è uno dei fenomeni naturali più affascinanti e sorprendenti e, anche se siamo abituati a considerarlo un evento che si verifica soprattutto in zone esotiche e lontane (Giappone, Cina, Stati Uniti, Canada, ecc…), non dobbiamo dimenticare che è uno spettacolo di cui si può invece meravigliosamente godere anche sulle nostre Alpi e sugli Appennini, e persino sulle quote più alte dei rilievi della Sicilia. Ed è proprio sull’Appennino siculo che vi propongo di incamminarvi per questa nuova avventura autunnale; nello specifico vi porterò sulla dorsale dei monti Nebrodi, che si staglia nella Sicilia nord-orientale, in provincia di Messina, all’interno dell’omonimo parco il quale costituisce l’area protetta più grande della regione.
Il tragitto sulla dorsale dei Nebrodi si sviluppa in un cammino di circa 70 chilometri, percorribile in tre o più tappe, a seconda del vostro livello di preparazione. Visitare queste zone della Sicilia in autunno, all’inizio o alla fine della vostra breve avventura, sarà inoltre anche un’ottima occasione per godere del clima mite e degli ultimi bagni della stagione, in un mare tiepido e cristallino, non molto distante. Il percorso attraverso i Nebrodi, in ogni modo, vi stupirà e vi incanterà per la straordinaria varietà di paesaggi e panorami, tutti immersi negli intensi colori dei gialli, degli arancioni e dei rossi delle foglie d’autunno di faggi, di cerri, di aceri monumentali e di agrifogli, nella cornice di un sottobosco ricco di muschi, arbusti e vegetazione erbacea, nonché di particolari rocce calcaree.
Attraverserete boschi immensi e fittissimi, come le straordinarie faggete di Mangalaviti e quelle dei monti Pizzo Fau e Serra del Re (due delle cime più alte della catena montuosa dei Nebrodi).
Scoprirete meravigliose e straordinarie realtà botaniche, come il bosco della Tassita, di eccezionale valore naturalistico, il quale si caratterizza per l’unicità degli aspetti botanici, geomorfologici, paesaggistici e storico-culturali.
Ammirerete scenari mozzafiato da indimenticabili punti panoramici, come Portella Pomiere, Portella Testa e Monte Pelato. E infine godrete del fascino e della straordinaria calma che proviene dalla vista dei laghi Maulazzo, Cartolari, Trearie e del favoloso Biviere di Cesarò, uno specchio d’acqua naturale, immobile e sospeso tra due immense faggete, sullo sfondo dell’immenso, spettacolare e imponente vulcano Etna.
Questo meraviglioso cammino, se percorso proprio tra metà ottobre e metà novembre, come vi consiglio di fare, si rivelerà, credetemi, una vera e propria esplosione sensitiva ed anche emotiva. I vostri occhi verranno pervasi e invasi di colori vividissimi, come l’arancione e il rosso delle foglie, il verde del muschio sugli alberi e il blu intenso del cielo, solo talvolta segnato dal bianco di qualche timida nuvola.
Altrettanto intensi saranno i profumi, che vi accompagneranno durante il tragitto, del bosco e delle piante che in questa stagione, in Sicilia, sanno ancora un po’ di fresco. E poi l’odore inconfondibile, e al tempo stesso indescrivibile, dell’autunno, con la sua vena lignea, passionale e malinconica, che avvolge questo meraviglioso spettacolo della caducità, come d’autunno le foglie sui monti Nebrodi.
Elena Simonini

 

Altre notizie

La provola dei Nebrodi e i caci figurati

La provola dei Nebrodi è un tradizionale caciocavallo siciliano prodotto artigianalmente dai casari dei monti Nebrodi, che si tramandano la tecnica di caseificazione di padre in figlio. Rientra nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali stilato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed è un presidio Slow Food. Le dimensioni variano a seconda dell’area di produzione, si va dal chilogrammo nei Nebrodi Nord occidentali (area di Mistretta, Castel di Lucio, Caronia), al chilo e mezzo, quasi due, nei Nebrodi centrali (area di Floresta, Ucrìa, Castell’Umberto) per arrivare ai cinque chili nei Nebrodi orientali (Basicò, Montalbano Elicona). La forma è ovoidale, con la classica testina dei caciocavalli (utilizzata per legare le forme e appenderle). Si produce con latte vaccino crudo coagulato con il caglio di agnello o di capretto e poi filato (gettando acqua calda sulla massa). Prima della filatura la pasta della provola è manipolata a lungo: una tecnica simile a quella usata per impastare il pane, grazie alla quale il formaggio tende a sfogliarsi in bocca. Le forme hanno crosta liscia, lucida, di colore paglierino ambrato. Si produce da marzo a giugno e deve essere stagionata almeno tre mesi: il sapore varia dal dolce al piccantino, col progredire della stagionatura. È un ottimo formaggio da tavola, ma è anche utilizzato come ingrediente in alcuni piatti tipici.
Particolari forme artistiche-artigianali sono espresse nei cosiddetti “caci figurati”, buoni da mangiare ma anche belli da vedere: i formaggi riproducono infatti animali come cavalli, galline, cervi o altri. Sono spesso usati spesso come doni speciali in occasioni celebrative (fonte: www.fondazioneslowfood.com).

 

Carni di grande intensità aromatica, adatte alle lunghe stagionature: il suino Nero dei Nebrodi e i suoi salumi

Il suino Nero dei Monti Nebrodi, una delle catene montuose che chiude come in un abbraccio la costa settentrionale della Sicilia insieme ai Peloritani e alle Madonie, è una razza molto antica. Circa 2700 anni fa Omero descrisse per la prima volta un allevamento di suini: quando Ulisse ritornò ad Itaca, dopo il lungo vagabondare per il Mediterraneo, uno dei pochissimi che rimastogli fedeli era proprio Eumeo, il porcaro. Già due secoli prima della venuta di Cristo la produzione suinicola siciliana era conosciuta anche a Roma. Il suino Nero siciliano si inquadra in quella che una volta veniva definita la razza “Indigena siciliana”. Per alcuni autori (Tucci, Giuliani) deriverebbe da un ceppo indigeno, per altri (Faelli) alla sua formazione non sarebbero estranei soggetti della “napoletana”. Per Montanaro il Nero siciliano discenderebbe dal “Tipo iberico del Sanson”. Il pata negra spagnolo e il suino Nero dei Nebrodi avrebbero quindi la stessa filogenesi, sarebbero insomma parenti, ma parenti diversi: la “marezzatura” delle carni di suino nero, la presenza cioè di abbondante grasso nobile, gli conferisce sapidità e morbidezza. Di taglia piccola e mantello scuro, i suini Neri dei Nebrodi sono allevati allo stato semibrado e brado in ampie zone adibite a pascolo: solo in concomitanza con i parti si ricorre all’integrazione alimentare. Frugale e resistente, questa razza negli ultimi anni ha visto ridursi considerevolmente il numero dei capi. Gli allevatori hanno aziende molto piccole e, nella maggioranza dei casi, sono anche trasformatori. Tutte le specialità norcine della Sicilia sono concentrate in questa zona nord-orientale dell’isola: il salame fellata, la salsiccia dei Nebrodi, i salami, i capocolli e le pancette. Naturalmente la carne, nei suoi vari tagli, può anche essere consumata fresca (fonti: www.nerodeinebrodi.it; www.fondazioneslowfood.com).

 

Didascalia:  il lago Biviere nel comune di Cesarò, all’interno del Parco dei Nebrodi. Sullo sfondo si può ammirare l’Etna (photo © Gandolfo Cannatella – stock.adobe.com).

 

Photogallery

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore