Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2019

Rubrica: Bevande
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 130)

Bràulio, amaro d’erbe di montagna

La ricetta originale di questo amaro tipico valtellinese risale al 1875 e fu ideata da Francesco Peloni, farmacista e appassionato botanico di Bormio, dedito allo studio delle proprietà benefiche delle erbe locali. È un digestivo da servire freddo o a temperatura ambiente, talvolta come aperitivo con vino bianco

Edoardo Tarantola Peloni, 42 anni, di Bormio, è l’ultimo rappresentante di una famiglia di produttori di un amaro di qualità, abbastanza conosciuto ma non facile da trovare man mano che si scende l’Italia da Nord a Sud. È l’Amaro Bràulio, un prodotto simbolo della Valtellina, un marchio passato di proprietà alla Campari nel 1996. Quest’amaro valtellinese è fatto ancora secondo la ricetta originale e segreta inventata nel 1875 dal bisnonno farmacista di Edoardo, Francesco Peloni, che chiamò questo elisir digestivo col nome del monte Braulio (2.980 metri slm), poiché alla base del prodotto c’è un mix di erbe che venivano raccolte su quest’alta montagna, opposta al massiccio dello Stelvio, quasi al confine con la Svizzera. Negli anni ‘60 le attività di famiglia si divisero: ad alcuni andò la farmacia mentre il padre di Edoardo, Egidio, rilevò la produzione dei liquori. L’azienda oggi diretta da Edoardo si trova nel centro storico di Bormio, lungo via Roma, nel cuore dell’isola pedonale. Organizzata su 5 piani, l’azienda del Bràulio è organizzata in tre aree: le cantine storiche ottocentesche, la zona di produzione degli anni ‘70 e la zona ampliata del 2017. Fino al 2016, infatti, la produzione d’amaro Bràulio ammontava a 700.000 litri l’anno; già nel 2017, era cresciuta con i nuovi impianti a 1,1 milioni di litri. Nel 2018 ha raggiunto 1,3 milioni di litri. «L’obiettivo — ci dice il proprietario — è di raggiungere nel 2022 il potenziale di oltre 2 milioni di litri. Perché questo ampliamento? Abbiamo il problema di soddisfare la domanda. Non c’è abbastanza prodotto, quasi tutto è assorbito dal Nord Italia».
Sono solo 4 le erbe note utilizzate nell’amaro e cioè: la radice di genziana, l’achillea moscata (erba spontanea che cresce sopra i 2.000 metri), le bacche di ginepro e l’assenzio maggiore. La ricetta prevede un mix segreto con una base di erbe spontanee alpine. Queste vanno in infusione idroalcolica per 30 giorni in serbatoi d’acciaio: alcol puro e acqua delle sorgenti di Bormio. Nella fase successiva, le erbe sono torchiate e vengono estratti l’acqua e alcol assorbiti; tutto il liquido confluisce quindi in serbatoi di miscelazione al piano inferiore, dove sono aggiunti dolcificanti e colorante, cioè zucchero e caramello. Comincia quindi la fase d’invecchiamento in botti di rovere di Slavonia d’età diversa, da quelle ottocentesche alle botti più recenti di nuova generazione: con un gioco di rincalzi tra le botti l’amaro viene reso omogeneo nel sapore. L’azienda produce due tipi di Amaro Bràulio: il Classico e la Riserva. Il primo rappresenta il 90% della produzione, ha 21 gradi alcol, fa minimo 15 mesi di botte e ha una filtrazione sotto lo zero. Il secondo, 10% della produzione, ha un grado alcol del 24,7%, fa minimo 24 mesi di legno e ha una filtrazione sopra lo zero. L’imbottigliamento avviene a Canale d’Alba (CN) negli stabilimenti della Campari.
Massimiliano Rella

Didascalia: bottiglie di amaro Bràulio Classico e Riserva nel negozio Bràulio nel centro di Bormio (SO); photo © Massimiliano Rella.

Photogallery

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore