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Premiata Salumeria Italiana nr. 3, 2019

Rubrica: Il gusto di camminare
Articolo di Simonini E.
(Articolo di pagina 88)

In cammino sulle Isole Azzorre

Nel mezzo dell’Oceano Atlantico

L’arrivo dell’estate, con la nuova e bella stagione, insinua subito in noi un desiderio di evasione, di avventura e anche di libertà e leggerezza. E così stavolta, provando ad assecondare proprio queste aspirazioni, ho pensato di portarvi in cammino sulle Isole Azzorre, sollevandovi quindi dalla spesso noiosa e pesante quotidianità, per condurvi su un pezzo di terra portoghese, letteralmente sospeso e galleggiante nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico.

Le isole azzurre
L’arcipelago delle Azzorre, a circa 1.500 km di distanza dal Portogallo e circa 4.000 km dal Nord America, consiste in un paio di manciate di meravigliose e stupende isole di origine vulcanica, distribuite in tre gruppi e sparse su un mare di un azzurro talmente vivido e intenso che, se avrete l’occasione di goderne la vista, non lo dimenticherete facilmente. Un inconfondibile colore che, peraltro, è proprio già evocato dal nome stesso delle isole, se è vero, come ritengono alcuni storici, che Azzorre deriva dal portoghese arcaico azures il quale, essendo il plurale di azzurro, significa appunto le azzurre.
Data l’ampiezza dell’arcipelago e anche la distanza dall’Italia, consiglio di dedicare al cammino su queste strepitose isole azzurre almeno una settimana, per concedervi il tempo di percorrere alcuni dei tanti e differenti sentieri, e vivere la straordinaria sensazione di camminare sopra, e in mezzo, e dentro all’Oceano, trovandovi così come sospesi in una atmosfera rarefatta, immersi in un silenzio così incredibile che difficilmente ne avrete ascoltato uno simile prima.

Vulcani, vigneti e tè
Su ciascuna delle isole dell’Arcipelago delle Azzorre — e cioè Santa Maria e São Miguel a est, Graciosa, Terceira, São Jorge, Pico e Faial al centro, e Flores e Corvo a ovest — è possibile intraprendere percorsi, più o meno lunghi, di una bellezza incantevole, tutti contraddistinti da una immensa varietà di paesaggi e da proprie caratteristiche peculiari. Ad esempio, se sull’isola di Pico potrete cimentarvi in una lunga e impervia salita, in mezzo alla natura incontaminata, per raggiungere la cima dell’omonimo monte (la più alta del Portogallo con 2.351 m), a Terceira, invece, avrete l’occasione di esplorare una zona particolarmente ricca di boschi e grotte (Algar do Carvão), o di incamminarvi sui sentieri nei pressi della solfatara che si sviluppa intorno alla località di Porto Judeu. Il mio consiglio, tuttavia, se avete in programma di andare a camminare alle Azzorre, è di non perdervi assolutamente l’isola di São Miguel, che, con i suoi circa trenta sentieri, vi regalerà la splendida opportunità di godere di lunghe escursioni panoramiche attraverso gli stupefacenti percorsi, ornati di giganti ortensie di colore blu, bianco e rosa, che costeggiano i crateri di vulcani, e di ammirare così laghi dalle acque verdi e cristalline i quali si stagliano sull’incredibile e interminabile sfondo dell’Oceano Atlantico. Proprio e solo a São Miguel, peraltro, che è l’unico luogo in Europa nel quale si produce tè (chá in portoghese), potrete fare l’eccezionale esperienza di camminare attraverso le meravigliose piantagioni di Camellia sinensis, e quindi di immergervi, a perdita d’occhio, in infiniti campi verdi di tè che finiscono soltanto dove si comincia a scorgere, in lontananza, il profilo azzurro dell’oceano.
Al termine del piacevole cammino tra le piantagioni, poi, sarà anche possibile farsi inebriare dal profumo di tè e visitare la Chá Gorreana, la prima fabbrica costituitasi sull’isola la quale, dal 1883, si dedica a questa attività e che da cinque generazioni mantiene le tradizionali tecniche di coltivazione, raccolta e lavorazione.

Errare, piacere dei sensi
Camminare sulle Isole Azzorre, sospesi nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, immersi in colori, profumi e panorami mozzafiato, rappresenta, in conclusione, una vera e propria esperienza sensoriale. Si tratta di intraprendere per una volta un viaggio a piedi che restituisca il vero piacere e la semplicità del sentiero, dell’errare liberamente senza una tappa precisa da concludere, senza una sfida da accettare, in una sorta di leggerezza delle gambe, degli sguardi e quindi dello spirito, proprio come si addice all’inizio della nuova stagione. Ed è così e con questa motivazione che vi suggerisco, uno di questi giorni, di partire alla scoperta delle meravigliose isole azzurre.
Elena Simonini

Didascalia: percorso a piedi che porta ad una vista sui laghi di Sete Cidades, Azzorre, Portogallo (photo © © Lsantilli – stock.adobe.com).

 

Altre notizie

 

Il paesaggio dei vigneti di Pico, Patrimonio dell’Umanità

Cosa ne direste di assaggiare, per ritemprarvi delle fatiche di una giornata di cammino, un vino che nasce dalla roccia basaltica? Un vino talmente delizioso che in passato veniva gustato persino alla ricca tavola degli zar di Russia? La coltivazione della vite a Pico risale alla fine del XV secolo, con i primi insediamenti nel territorio. Grazie al terreno vulcanico, ricco di nutrienti, e al microclima caldo e secco dell’isola, le viti, in particolare quelle del vitigno Verdelho, hanno trovato condizioni straordinarie per maturare. Le vigne che contraddistinguono il paesaggio isolano sono coltivate in piccoli appezzamenti circondati da muretti a secco di pietra scura chiamati localmente currais o curraletas che le proteggono dal vento del mare, ma sono fatti in modo da lasciare passare il sole che attraverso la rifrazione del suolo porta a giusta maturazione le uve. Le località di Lajido da Criação Velha e di Lajido de Santa Luzia sono i migliori esempi di questa tipologia di viticoltura e di pratiche di coltivazione ancestrali, tanto che nel 2004 il Paesaggio della Coltivazione della Vigna dell’Isola di Pico è stato classificato come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. I vigneti di Pico producono un vino fresco, fruttato, secco e leggero, che si abbina perfettamente ai piatti di pesce o di frutti di mare e il vinho de cheiro (vino fragolino), la cui presenza a tavola è d’obbligo nei giorni di festa (fonte: www.visitportugal.com).

 

Queijo São Jorge Dop, un formaggio in stile fiammingo

Data l’abbondanza di latte, in quasi tutte le isole dell’arcipelago delle Azzorre si producono vari tipi di latticini, in particolare formaggi. Il più noto è quello di São Jorge. Intenso, con un sapore piccante, è prodotto con latte crudo di mucca e sale, in forme che vanno dai 7 ai 12 chili (in passato a volte erano necessarie più persone per il trasporto) e che di solito vengono tagliate a spicchi. Il formaggio ha una colorazione gialla e pasta dura o semidura, a seconda dei mesi di stagionatura. Si tratta di uno dei più famosi formaggi regionali, prodotto almeno a partire dal secolo scorso. Le particolari condizioni climatiche dell’isola e i pascoli naturali nei quali si alimenta il bestiame, nonché le modalità di allevamento degli animali, conferiscono al formaggio caratteristiche uniche. Le sue origini sono legate alla storia della colonizzazione dell’isola e alla presenza di una numerosa comunità di flamengos (fiamminghi). Questo primo gruppo di colonizzatori trovò infatti nelle zone alte di São Jorge un clima simile a quello della propria terra d’origine, dove già erano affermati formaggiai. La produzione si evolse grazie al contributo della famiglia dei Cunha da Silveira, ricchi proprietari terrieri e produttori di formaggio, che introdussero nuove tecnologie, ricorrendo anche a contributi di tecnici stranieri. Nel 1991 fu costituita una confraternita, la Confraria do Queijo de São Jorge, che si occupa tuttora della difesa, promozione e certificazione di qualità del prodotto senza fini di lucro. Il Queijo São Jorge Dop deve essere conservato ad una temperatura tra 0 °C e 10 °C. Questo formaggio trova ampio uso sia nella gastronomia più semplice delle isole ed è utilizzato grattugiato, a fette, per impreziosire purè e crocchette o in fonduta. Si accompagna ottimamente con vino rosso ma, soprattutto, con un buon bicchiere di Porto invecchiato. La Denominazione d’Origine Protetta è attribuita solo agli esemplari che soddisfano tutti i requisiti in termini di ingredienti e di metodi tradizionali.

 

Via Francigena patrimonio Unesco, arriva il primo sì

Il percorso per candidare la Via Francigena italiana alla lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco era stato avviato nel 2017 col protocollo sottoscritto da sette Regioni (Toscana capofila, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Lazio) e l’avvio dell’analisi preliminare coordinata dall’Associazione Europea delle Vie Francigene. «Ora l’auspicio è che il Governo finanzi quanto prima gli accordi operativi, tra cui quelli della Regione Emilia-Romagna e dei comuni interessati, in modo da far partire gli interventi indispensabili di riqualificazione e valorizzazione di un cammino di indubbio valore storico e spirituale, oltre che meta turistica sempre più apprezzata in Italia e all’estero» ha detto Andrea Corsini, assessore regionale al Turismo dell’Emilia-Romagna. «Una gioia immensa, una soddisfazione che ripaga per cinque anni di impegno insieme ad una squadra straordinaria che ha saputo riunire per la prima volta sette Regioni, i Governi che si sono alternati, la nostra diocesi, Fidenza e i principali comuni francigeni, con la regia preziosa dell’Associazione Europea delle via Francigene», ha commentato il sindaco di Fidenza Andrea Massari. A lui si è associato Massimo Bottura, che lo scorso ottobre a Fidenza assicurò il suo sostegno alla candidatura ed oggi saluta l’approdo nella tentative list della via Francigena come «un risultato straordinario che valorizza i luoghi dello spirito, della memoria e del cammino. Con questo riconoscimento la Francigena diventerà il simbolo di un’Europa davvero aperta e senza frontiere. E il fatto che l’Emilia ne sia al centro, con Fidenza come cuore, mi rende ancora più felice» (fonte: Corriere del Gusto).

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