Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 3, 2019

Rubrica: Interviste
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 40)

Luppi, la parola alle cooperative

Ben 35 miliardi di made in Italy che varca i confini nazionali proviene da una coop. I numeri sono ragguardevoli, ma c’è ancora tanto da fare

Oltre 5.100 cooperative, 720.000 soci produttori, 94.000 occupati, il 56% dei quali assunti a tempo indeterminato. Il fatturato complessivo è di 34,2 miliardi di euro, il 24% del valore della produzione agroalimentare italiana: questi i ragguardevoli dati di Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare, l’espressione del comparto delle tre sigle Legacoop, Agci e Confcooperative. Nel vino rappresentano il 58% della produzione lorda vendibile, il 40% della Plv nazionale del comparto ortofrutticolo, il 43% del valore della produzione lattiero-casearia ed oltre il 60% del fatturato dei formaggi Dop. Ma cooperazione è anche il 70% della produzione lorda dell’avicunicolo (uova, pollame, conigli) e il 25% di quella trasformata nei comparti bovino e suino. Abbiamo incontrato il copresidente Giovanni Luppi, presidente di Legacoop Agroalimentare.

Dottor Luppi, da diversi anni vi esprimete tramite l’Aci, l’Alleanza delle Cooperative Italiane. Avete mantenuto dunque quell’impegno di unità e di condivisione che vi ha animato anni fa, quando vi siete costituiti.
«Quella di un soggetto unico nel settore agroalimentare che parlasse a nome delle cooperative, di tutte le cooperative — e non solo di quelle facenti capo ad una sigla confederale o ad un’altra — è una scelta che risale ormai a diversi anni fa. Il lavoro e l’obiettivo che ci eravamo prefissi è tutt’altro che raggiunto, ma molto è stato fatto e con grande soddisfazione. Volevamo dare un segnale forte in termini di semplificazione della rappresentanza, di progettazione comune e di stimolo, per favorire un migliore posizionamento della cooperazione agroalimentare nell’economia del Paese e riteniamo di esserci riusciti per il momento. È necessario ridurre i costi della rappresentanza; in più si deve evitare di disperdere efficienza con molte sigle e molti soggetti nei vari tavoli. Ci sono esigenze uguali e non ha senso portarle separatamente. Riteniamo di essere un modello da seguire, anche in senso lato. Le nuove generazioni devono comprendere che c’è sempre una prospettiva in più nell’unità piuttosto che nelle divisioni: nel caso dell’Aci, non si soddisfa solo un’esigenza di razionalizzazione e semplificazione nella rappresentanza. Il nostro è un modo per essere più forti e incidere di più».

Rappresentate il 34% della distribuzione e del consumo al dettaglio e ben 35 miliardi di produzione agroalimentare made in Italy. Chi meglio di voi può dire se il comparto gode di buona salute o meno?
«Come agroalimentare abbiamo avuto una resistenza maggiore alla crisi, ma per ovvi motivi: pur con una contrazione dei consumi, non si può fare a meno di consumare cibo. Questo è stato l’elemento che ci ha mantenuto in piedi in questi anni. La ripresa, però, noi Italiani in realtà non l’abbiamo agganciata come altri Stati. Persiste una situazione di preoccupazione, di pessimismo, di incertezza che non lascia ben sperare. Ora siamo anche tecnicamente in recessione e questo è un grosso problema perché ci sarà una contrazione ulteriore. La crisi nel settore l’abbiamo superata anche diversificando gli acquisti e mantenendo comunque alta la qualità, in tutti i casi in cui non si era costretti a farne un discorso di prezzo. Non è certo che nei prossimi mesi le cose andranno così, è più probabile che anche le sacche di mercato più virtuose subiscano delle conseguenze. Non posso purtroppo essere ottimista per ciò che accadrà nei prossimi due anni e spero che nel frattempo non si sommino ulteriori problemi che ora non possiamo prevedere, perché sarebbe peggio che mai».

L’Europa può aiutare ad uscire da questa impasse?
«Dell’Europa non si può fare a me­no, non più. Certamente però la politica europea nel settore ha grandi margini di miglioramento. Va ripensata tutta la Politica Agricola Comunitaria. È inconcepibile che, soprattutto nel campo della zootecnia, i Psr traccino politiche agricole diverse da regione a regione e addirittura difformi dalle indicazioni nazionali e comunitarie. La Pac non può che essere il frutto di un ragionamento politico, espressione della rappresentanza che la sovrintende. Invece sinora è stato il risultato delle posizioni delle singole regioni, espressioni soprattutto degli uffici, ma senza una prospettiva e un progetto di fondo vero e proprio».

Una battuta sulla Brexit. Sono solo problemi loro?
«Sono anche problemi nostri altroché! Ad un quadro già nefasto si aggiunge la Brexit. E sarà peggio che mai se si andrà senza accordo. Noi che esportiamo molto in quel Paese, avremo un problema in più con cui fare i conti».

Per tornare ai nostri problemi interni e a quello che possiamo e dobbiamo fare per uscire da questa situazione di stallo, su cosa bisognerebbe intervenire?
«La nostra chiave di svolta è molto concentrata nell’export. Raggiungere il famoso obiettivo dei 50 miliardi è difficile ma non impossibile se coadiuvati da norme chiare. Servono politiche efficaci e coordinate per accompagnare il settore agroalimentare verso i mercati esteri. Sono necessari incentivi per ampliare e capitalizzare le aziende, pur senza necessariamente pensare alle cooperative come grandi catene. Alla politica chiediamo un dialogo, un confronto costante, un maggior coordinamento tra i ministeri competenti, perché le azioni siano sempre organiche e decise sulle direzioni prese. Quello che manca infatti è un disegno complessivo, un progetto Paese. Non possiamo pensare ad azioni spot, fini a sé stesse».
Sebastiano Corona

 

Didascalia: Giovanni Luppi (photo © Michele Nucci; www.legacoopagroalimentare.coop).

 

Altre notizie

Un’Italiana a capo dell’associazione delle industrie delle carni europee: Giorgia Vitali eletta presidente del Clitravi

Giorgia Vitali (in foto sotto), dell’omonimo Salumificio Vitali di Castel d’Aiano, in provincia di Bologna, è stata nominata lo scorso aprile a Salisburgo presidente del Clitravi, la Federazione Europea per l’industria della trasformazione della carne, per il triennio 2019-2022. Clitravi è l’acronimo di Centre de Liaison des Industries Transformatrices de Viandes de l’Union Européenne. Esso raggruppa e rappresenta 28 associazioni nazionali, 25 delle quali appartengono all’UE, mentre altre 3 hanno un ruolo di osservatore. Giorgia Vitali, rappresentante di ASS.I.CA., ricopriva già il ruolo di vicepresidente della federazione dal 2016. ASS.I.CA. ha espresso grande soddisfazione «in quanto era dagli anni ‘50 che un’azienda associata non assumeva la presidenza del Clitravi, dai tempi del cavaliere del lavoro Francesco Vismara che ne fu uno dei soci fondatori nel 1958», ha dichiarato Davide Calderone, direttore di ASS.I.CA. Classe 1979, già presidente del Consorzio del Prosciutto di Modena, vicepresidente del Clitravi, membro del Consiglio generale di ASS.I.CA., consigliere dell’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani, Giorgia Vitali rappresenta la terza generazione di un’azienda familiare legata al territorio, come nella migliore tradizione italiana. La storia del Salumificio Vitali Spa inizia nel secondo dopoguerra quando era solo una bottega in un piccolo paese dell’Appennino bolognese, dove il fondatore dell’azienda mise in pratica quanto aveva appreso negli anni precedenti lavorando come norcino. In pochi anni la macelleria fu trasformata in un piccolo macello e salumificio e, negli anni ‘80, venne ampliata l’attività, acquistando uno stabilimento interamente dedicato alla stagionatura del prosciutto crudo. Nel tempo il prosciuttificio è cresciuto, sono stati acquisiti ulteriori impianti ed oggi la tradizione di allora si coniuga perfettamente con stabilimenti moderni, efficienti e tecnologicamente all’avanguardia, capaci di conquistare i mercati globali. «Ringrazio i miei colleghi del Clitravi per la fiducia ed ASS.I.CA. per il costante supporto di questi anni» ha dichiarato Giorgia. «La mia elezione rappresenta un progetto per il futuro che mi impegnerò a realizzare, con il contributo di tutti. L’obiettivo è portare il Clitravi dove merita, renderlo un interlocutore trasparente, credibile e professionale per tutti i livelli istituzionali della UE. Il Clitravi lavorerà attivamente alla costruzione delle politiche europee del settore che, è importante ricordare, non possono prescindere da un solido Mercato Unico, prerequisito irrinunciabile per affrontare le sfide del futuro e sul quale bisogna ancora lavorare. C’è bisogno di una migliore implementazione della legislazione vigente e di una maggiore armonizzazione del quadro normativo per far fronte, soprattutto in questo momento, alle pressioni del nazionalismo economico che portano ad una pericolosa distorsione della concorrenza, riducendo drammaticamente la competitività delle nostre aziende. Consapevoli che le iniziative nazionali difficilmente scompariranno, il mercato dell’agroalimentare, così come l’Europa intera, si trova ad un bivio: andare avanti, con risoluzione e determinazione, o ricadere nella mediocrità. Mi impegnerò affinché il Clitravi contribuisca a trovare risposte comuni a problemi comuni. Il primo è la necessità di costruire una politica industriale europea ambiziosa di lungo termine, che consideri il settore alimentare per quello che è, il primo settore manifatturiero europeo. Senza dimenticare l’esigenza di sviluppare un commercio globale favorevole attraverso gli accordi internazionali tra UE e Paesi Terzi, per dare più opportunità alle nostre aziende di esportare i loro prodotti nei mercati in cui la domanda di Made in Europe è in costante crescita» ha poi concluso la nuova presidente.
Fonte: EFA News
European Food Agency

 

Photogallery

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore