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Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2019

Rubrica: Vino
Articolo di Cornia F.
(Articolo di pagina 112)

Naturale, un calice all’Enoteca Storica Faccioli

«Per capire il vino un po’ devi studiarlo, un po’ devi conoscerlo, un po’ devi avere buona memoria e un po’ devi avere anche discrete capacità gustative». Parola di Elisa Argentesi. Siamo a Bologna, all’Enoteca Storica Faccioli. Un mestiere c’è chi lo fa di mestiere e c’è chi lo fa per passione. Elisa mi è sembrata una che il suo mestiere lo fa davvero per passione e con passione. S’accende in viso, un po’ delusa, se le si parla bene di un vino senza saperle dire il nome di quel che si è assaggiato e si entusiasma se le si accenna ad un viticoltore che lei conosce e apprezza. Da sei anni, insieme al marito Stefano, gestisce quest’enoteca storica in via Altabella 15/b, in pieno centro storico. Da quando ha lasciato l’enoteca Zampa di via Andrea Costa, sempre in città, ma appena fuori porta. Già da allora aveva il pallino per i vini naturali. È lì che Elisa ha conosciuto e servito vino a Carlo Faccioli, nipote di quell’Olindo che nel 1924 fondò l’omonima enoteca all’ombra delle due torri, poi trasferita nel ‘34 dove si trova tuttora. E quando Carlo, oste di terza generazione stanco di portare avanti l’attività di famiglia, le ha proposto la gestione dell’enoteca, Elisa ha accettato e ha deciso di proporre ai propri clienti qualcosa di nuovo, che in enoteca difficilmente si trovava: champagne e vini naturali.
Varcare la soglia di questo locale, infatti, significa entrare nell’antro del vino naturale nel cuore della città di Bologna. Chiusa la porta, scompare il brusio della strada, si affonda dentro un mondo di luci soffuse e ricami di note jazz. È un attimo poi lasciar correre lo sguardo lungo le pareti, saltando da un’etichetta all’altra, tra le bottiglie intruppate e ben ordinate negli scaffali di legno scuro, scorrerle fin su, ai piani alti: a destra i vini naturali dalle varie regioni d’Italia, a sinistra, oltre il lungo bancone, i vini naturali dal mondo, dove non mancano, certo, gli champagne, 65 etichette in tutto. 650 in totale i vini selezionati da Elisa nel corso degli anni, 100% naturali.
Ci sono voluti anni per costruire questa piccola cattedrale enoica, anni spesi in degustazioni alle fiere di settore, oggi per lo più disertate perché, dice Elisa, troppo affollate e aperte anche ai non addetti ai lavori. Al loro posto degustazioni mirate presso i produttori. In fondo, ed Elisa lo aggiunge con un che di soddisfazione misto a orgoglio, con 650 etichette all’attivo, il grosso è fatto. Mettere in piedi tutto questo, però, non è stato facile, soprattutto farlo sei anni fa, quando puntare sui vini naturali non era affatto scontato. Pian piano, però, le cose hanno iniziato a funzionare, soprattutto a partire dall’estate scorsa e attualmente l’enoteca ha una sua clientela di appassionati e curiosi, che arrivano da città limitrofe come Modena o Reggio Emilia, ma anche stranieri.
Elisa e Stefano sentono di aver raggiunto l’obiettivo che si erano posti inizialmente, quello cioè di catturare un target esigente. «Il nostro lavoro è selezionare buoni produttori, acquistare i loro vini e vendere quelli». E se il cliente li apprezza e li compra allora è fatta. Che sia il segnale di un cambiamento nel gusto dei consumatori nel corso del tempo? «Negli ultimi anni — mi dice Elisa — anche i ristoranti più noti hanno aggiunto alla loro selezione vini naturali. Massimo Bottura, ad esempio, ha in cantina i vini dell’azienda La Stoppa, il più importante produttore di vini naturali dell’Emilia-Romagna, di Rivergaro (PC)».
Non sono facili i vini naturali, non sono vini per tutti i palati. Per questo Elisa, a chi si siede in enoteca ed è curioso di assaggiarli, preferisce fare qualche domanda in più. «Credo sia sbagliato dare al cliente in assaggio un vino che piace a me. Per questo, prima di fargli una proposta, preferisco capire chi ho di fronte facendogli alcune domande. Sai, ci sono persone con meno pregiudizi di altre. Un orange wine, per esempio, vino macerato sulle bucce, con un certo corpo e un’aromaticità spinta, può spiazzare chi lo beve oppure farlo innamorare».
Insomma, se siete palati portati all’avventura l’Enoteca Storica Faccioli è un posto davvero interessante. Ad accompagnare i vostri calici Elisa e Stefano propongo un menu essenziale e gustoso, dove non mancano primi piatti, tra cui lasagne e zuppe, e dove naturalmente sul tagliere si stendono, paciosi, i salumi accompagnati da focaccia romana e formaggi vari: prosciutto crudo Sant’Ilario stagionato 28 mesi, mortadella Felsineo selezione TOurt-len, Culatello di Zibello Dop, Jamón Ibérico de Bellota. Sempre per palati coraggiosi, oltre il pane col burro e alici di Cetara, sul crostino trovate anche l’anguilla affumicata.
Federica Cornia

 

Altre notizie

 

Camminare le vigne: luoghi, persone e cultura del vino italiano

Questo il titolo del primo corso di perfezionamento proposto dall’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli dedicato ai professionisti e ai futuri operatori. Sei saranno i nuclei tematici approfonditi, per un totale di 180 ore nell’arco di un semestre, con l’obiettivo di valorizzare i continui rimandi culturali e territoriali che rendono uniche le eccellenze enologiche italiane. Se camminare le vigne è espressione eminentemente veronelliana, il modulo didattico Vigne e vini d’Italia ne declina coerentemente contenuti e tematiche. Il primo dei sei moduli è, infatti, un percorso attraverso le denominazioni e le aziende che fanno dell’Italia un punto di riferimento per la produzione vitivinicola mondiale. Non un semplice excursus enografico, quindi, ma un viaggio ideale affidato a docenti di grande competenza, chiamati, ciascuno, a fornire il ritratto di un territorio specifico. A raccontare i distretti vitivinicoli saranno critici e degustatori di alto profilo come Andrea Alpi, Gigi Brozzoni, Armando Castagno, Enrico Donati, Luciano Ferraro, Walter Filiputti, Marco Magnoli, Luciano Pignataro, Alessandra Piubello e Fabio Rizzari. Con loro saranno, inoltre, voci autorevoli provenienti dall’ambito universitario, consulenti e vignaioli quali Massimo Bertamini, Peter Dipoli, Franco Martinetti, Federico Staderini, Leonardo Valenti e Gabriele Valentini. Cinque i capitoli che consentiranno di percorrere la Penisola secondo delle direttrici che incrociano elementi geografici e continuità storico-culturali: Arco Alpino, Colli Padani, Costa Adriatica, Costa tirrenica e Isole. «Ogni lezione sarà divisa in due parti — spiega Andrea Alpi, responsabile didattico dell’Alta Scuola Veronelli — nella prima avranno spazio il racconto e la testimonianza affidati al docente ospite; nella seconda si svolgerà un vero e proprio incontro dal vivo con i migliori vini del territorio esplorato, condotto dai degustatori dell’Alta Scuola Veronelli, a garanzia della continuità didattico-formativa agli assaggi. Passato prossimo, attualità, progetti e tendenze del vino italiano verranno resi comprensibili e comunicabili presentandone i punti di forza e le peculiarità, con un taglio uniforme nella precisione ma poliedrico nel racconto, valorizzato dall’eterogeneità disciplinare dei docenti». Strumento cardine di Camminare le vigne: luoghi, persone e cultura del vino italiano sarà il Sensorium, speciale banco d’assaggio composto da un’ampia selezione di vini italiani d’eccellenza. A questi si affiancheranno campioni olfattivi e gustativi che permetteranno agli allievi di definire mappe sensoriali dei principali vitigni italiani. I contenuti e le suggestioni del modulo Vigne e vini d’Italia troveranno il loro completamento nei tre momenti esperienziali durante i quali l’attività didattica si sposterà dall’Isola veneziana di San Giorgio Maggiore, sede dell’Alta Scuola, a tre grandi terroir rispettivamente nel Nord, Centro e Sud del Paese. Qui vigne, vini, luoghi e persone acquisiranno, allora, il valore prezioso della testimonianza diretta. Ogni lezione sarà integrata dal materiale didattico e dai riferimenti bibliografici forniti ai corsisti grazie a una piattaforma di formazione a distanza appositamente creata per l’Alta Scuola Veronelli. Allievi e docenti potranno, quindi, fare riferimento a elementi precedentemente condivisi che permetteranno alla didattica d’aula di essere più efficace, personalizzata e partecipativa (photo © auremar – stock.adobe.com).

>> Link: www.altascuolaveronelli.itwww.instagram.com/altascuolaveronelli

 

Viticoltura eroica premiata dall’Unesco

I muretti a secco sono il simbolo della viticoltura eroica e finalmente anche patrimonio dell’Umanità. I territori individuati dall’Unesco per i muretti a secco (Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera) corrispondono infatti alle zone vocate per la viticoltura eroica. «Il riconoscimento da parte dell’Unesco della pratica rurale dell’arte dei muretti a secco, che è stata iscritta nella lista degli elementi dichiarati patrimonio culturale immateriale dell’umanità, rappresenta una grande testimonianza per la viticoltura eroica nell’intera area del Mediterraneo e per i territori in forte pendenza, onorando e qualificando ulteriormente il lavoro dei vignaioli eroici». A dirlo è Roberto Gaudio, presidente del Cervim, il Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, che evidenzia come l’arte dei muretti a secco ricalchi la geografia della viticoltura eroica, che è ovviamente più ampia. È la seconda volta, ricorda il Cervim, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento ad una pratica agricola e rurale. Ed anche l’isola siciliana è uno dei territori simbolo dei vini estremi di grande qualità. Ci sono altri riconoscimenti Unesco inerenti la viticoltura eroica? Sì e più di uno: rispettivamente nel 1997 e nel 2000 c’è stato il riconoscimento, quale paesaggio culturale (anche per la presenza dei vigneti), del Parco Nazionale delle Cinque Terre e della Regione della Wachau in Austria; nel 2001 vi è stato per la prima volta il riconoscimento, quale paesaggio viticolo, della Regione del Douro in Portogallo, seguita nel 2004 dall’Ilha do Pico nelle Isole Azzorre, dalla zona del Lavaux in Svizzera nel 2007 ed infine da Langhe, Roero e Monferrato nel 2014; nello stesso anno anche il riconoscimento della coltivazione della vite ad alberello dell’isola di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall’Unesco.

 

Vini ad Arte si conferma la kermesse enologica più importante della Romagna

Vini ad Arte chiude la XIV edizione (17-18 febbraio) con numeri in forte crescita: +20% di visitatori al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA) e +16% di aziende partecipanti. Un successo frutto del grande lavoro, in termini di ricerca della qualità, dei produttori vinicoli romagnoli e del Consorzio Vini di Romagna, che costantemente supporta i soci e i produttori del territorio nella tutela e nella valorizzazione delle denominazioni romagnole. Un bilancio positivo su tutta la linea, commenta Giordano Zinzani, presidente del Consorzio Vini di Romagna. «Ogni anno Vini ad Arte cresce nei numeri e nella qualità dei vini presentati. Non posso che sottolineare questo positivo miglioramento a livello di partecipazione e di organizzazione generale. Un successo che arriva grazie soprattutto all’equilibrio dei vari momenti e alle sinergie create tra tutti i soggetti coinvolti. Un plauso quindi all’organizzazione alle cantine che ci hanno creduto e ai partner, perché hanno dato voce ad un territorio unico nelle sue eccellenze e peculiarità enogastronomiche». Grande partecipazione anche per l’Anteprima del Romagna Sangiovese — era di scena la Riserva 2016 — che quest’anno ha contato ben 41 giornalisti della stampa di settore nazionale ed internazionale che si sono dedicati alla degustazione tecnica di circa 120 vini e alla scoperta del territorio attraverso un tour nelle aziende.

>> Link: www.viniadarte.it

 

Didascalia: Stefano Ferrari e Elisa Argentesi. Marito e moglie, gestiscono insieme l’Enoteca Storica Faccioli in via Altabella a Bologna.

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