Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2019

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 110)

Una lacrima piena di gioia

L’immenso patrimonio di vitigni autoctoni italiani trova nella Lacrima di Morro d’Alba un legame così indissolubile col territorio da rifletterne addirittura il toponimo nel nome. Il termine lacrima, invece, deriva dalla caratteristica degli acini, che durante la maturazione possono rompersi facendo fuoriuscire piccole gocce di succo. Il toponimo del centro marchigiano indica una collina rivolta ad oriente e quindi non ha nulla a che fare con la più nota Alba piemontese. La Lacrima di Morro d’Alba è un vitigno che ancora in pochi conoscono, avendo corso il rischio di completo abbandono negli anni Settanta, quando il sistema di allevamento ad alberata si era dimostrato poco rispondente alle necessità del mercato. Infatti, si cercò di coltivarlo con sistemi di allevamento moderni e, nel 1985, il riconoscimento della Doc ne sancì l’importanza all’interno del panorama ampelografico italiano, decretandone la rinascita e un rinnovato interesse. Oggi la denominazione comprende territori dei comuni di Morro d’Alba, Belvedere Ostrense, Monte San Vito, Ostra, San Marcello e Senigallia, tutti in provincia di Ancona, e sono una ventina i produttori che reclamano la Denominazione. I vini che derivano dalla Lacrima di Morro d’Alba possiedono caratteri assai riconoscibili come l’intenso profumo di rosa e un delicato ricordo di spezie quando è giovane, un’intensa colorazione violacea e la buona forza alcolica. Il naso si converte in attributi più fruttati e floreali con il trascorrere del tempo e ha come indicatori la fragola, la ciliegia, le more e la violetta.
In un documento del 1720 si attesta la produzione di vino da parte della famiglia Vicari (vicarivini.it), nota per vivere da sempre in contrada Pozzo Buono, dove gli abitanti del paese attingevano acqua potabile. L’azienda, a carattere familiare, vede Nazzareno e i due figli Vico e Valentina svolgere tutte le attività connesse alla preparazione e commercializzazione. «Sono ben cinque le declinazioni di Lacrima che realizziamo», spiega Valentina. Essenza esprime al massimo gli aromi originali del vitigno, Dasempre rappresenta la versione tradizionale strutturata, per ottenere Superiore si scelgono i migliori grappoli che vengono appassiti per almeno un mese con un risultato di grande potenza, le uve di Amaranto appassiscono per due mesi e mezzo ottenendo un vino amabile, corposo e persistente, Sfumature è lo spumante metodo classico rosato che esalta la finezza e l’eleganza del vitigno. Stefano Mancinelli è considerato anche dai vignaioli di Morro d’Alba il produttore che per primo ha conferito alla Lacrima una dignità che va oltre la diffusione locale. «La qualità del vino dipende dalla qualità della materia prima che si trasforma», taglia corto, confermando di possedere una spiccata dose di serietà e pragmatismo.
Il suo Superiore è scurissimo e conferma le note dolci del frutto, giocando sulla complessità ed equilibrio di floreale, fruttato e speziato senza che nessun elemento prevalga sugli altri. Il tannino è accentuato, anche se «Nella Lacrima i tannini sono morbidi, ma si amplificano con la buccia grossa».
L’annata 2015 si esprime al naso con note di agrume, sostituendo piano quelle di rosa. Adatto per il coniglio in porchetta, condito con finocchietto. Il Re Sole, passito e profumato di miele di tiglio, balsamico, non è stucchevole anche grazie all’acidità che si sprigiona nel finale. «Desidero lanciare una provocazione, suggerendo di apprezzarlo con una fiorentina» (mancinellivini.it).
Un terzo esempio di dedizione nei confronti della Lacrima è quello di Piergiovanni Giusti (lacrimagiusti.it). Il Rubbjano 2014 ha spiccata intensità di colore, violaceo, la ricchezza aromatica della visciola si fonde con accenni floreali, di leggero tostato, spezie morbide. Al gusto si ripropone il frutto maturo accarezzato da quello floreale. Il tannino vivace amplifica le sensazioni fruttate e speziate. Il Guardengo di Mario Lucchetti, un’altra storica presenza nel panorama della Lacrima, profuma di ciliegia, visciola, una leggera speziatura senza presenze vanigliate legate al legno. I sentori vinosi, che evolvono verso un bouquet floreale, con note di viola e profumi di piccoli frutti rossi. L’ampia intensità gustativa, quasi il bicchiere fosse una buccia da masticare, è sorretta dalla tannicità. La famiglia di origini mezzadrili si è evoluta negli anni grazie al fondatore Armando che, da innestatore, ha sempre avuto come obiettivo la crescita della cantina (mariolucchetti.it).
A tavola, la Lacrima di Morro d’Alba è assai versatile anche se le carni bianche, arrosto o in umido, risultano le più adatte. Tuttavia, per la sua delicatezza e i tannini vellutati, si può provare con i brodetti marchigiani e con le carni cucinate con la frutta.
Riccardo Lagorio

Didascalia: grappolo di Lacrima di Morro d’Alba (photo © www.mariolucchetti.it).

Photogallery

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore