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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2019

Rubrica: Il gusto di camminare
Articolo di Simonini E.
(Articolo di pagina 74)

Basilicata Coast to Coast

Dal Mar Tirreno al Mar Ionio

Dopo avervi suggerito, nelle precedenti proposte di cammino, itinerari tutto sommato convenzionali e allo stesso tempo piuttosto brevi, questa volta voglio condurvi per almeno un’intera settimana (se siete ben allenati), oppure anche più (se volete prendervela con calma), attraverso la Lucania, dal Mar Tirreno al Mar Ionio, in un meraviglioso percorso che si ispira al delizioso film Basilicata Coast to Coast. La pellicola, uscita nel 2010 per la regia di Rocco Papaleo, con Alessandro Gassman, Max Gazzè, Giovanna Mezzogiorno e con lo stesso Papaleo, racconta della avventura di quattro musicisti squinternati, componenti della band “Le Pale Eoliche”, i quali decidono di partire da Maratea per raggiungere a piedi, insieme ad un cavallo bianco che trascina un carretto con sopra gli strumenti e tutto quanto necessario, la località di Scanzano Jonico, dove annualmente si tiene un festival musicale cui intendono partecipare. Il film è di una bellezza e di una tenerezza commoventi e, se ancora non l’avete visto, sarà d’obbligo farlo prima di partire, per entrare immediatamente nella autenticità di questa incantevole terra, ricca di panorami e di scorci davvero inaspettati.
Non credo sarà facile che voi possiate realizzare la vostra impresa insieme ad un cavallo bianco con carretto per trasportare gli zaini, l’acqua e le derrate alimentari! Tuttavia, non appena vi incamminerete, se avete anche voi la passione del viaggio a piedi, vedrete che non vi mancheranno la forza e la determinazione per affrontare con tenacia questo lungo itinerario, alla scoperta di paesaggi unici e incantevoli, e arrivare così, esausti ma felici, alla fine della vostra avventura, il Mar Ionio. La motivazione, in fondo, sarà anche quella del film che, con la voce fuori campo di uno dei protagonisti, proprio dalla prima scena, recita: “Signori e signore, trovatevi una passione e andategli appresso fino in fondo”.
Basilicata Coast to Coast è un cammino di circa 230 chilometri, eventualmente modulabile e modificabile e, in alternativa, praticabile anche in mountain bike. Vi consiglio di percorrerlo proprio come i protagonisti del film, in direzione da ovest a est, con partenza da Maratea, la quale è un po’ come la Rio de Janeiro italiana con la sua statua del Cristo Redentore, a braccia aperte, che si erge imponente (come dimensioni è infatti seconda solo alla statua brasiliana) sul Monte di San Biagio. Da lì, prima di partire, potrete vedere un panorama mozzafiato su tutto il Golfo di Policastro che, credetemi, non dimenticherete facilmente.
Da Maratea a Scanzano Jonico il percorso, compreso tra i due mari, è molto vario ed affascinante e si svilupperà davanti ai vostri occhi nella splendida scenografia di una natura selvaggia, tra le montagne dell’Appennino Lucano (fra le quali svetta il Monte Sirino con i suoi oltre duemila metri di altitudine), i paesaggi rocciosi, i calanchi, i laghi, ed inoltre intorno al meraviglioso Parco Nazionale del Pollino.
Non mancherete poi di imbattervi anche in stupendi e suggestivi borghi antichi, come ad esempio Trecchina, Latronico, oppure Lauria, con le sue case letteralmente aggrappate alle montagne, o Craco, stupefacente paese fantasma, abbandonato nel 1963 a causa di una frana, o ancora Aliano, luogo  di confino del grande poeta, scrittore e pittore, Carlo Levi. Ed è appunto ad Aliano che l’esperienza rocambolesca delle “Pale Eoliche” del film di Papaleo culmina in quel brindisi memorabile e simbolico, col celebre vino Aglianico del Vulture, in onore e in memoria di Gianmaria Volontè il quale, nell’anno 1979, interpretò proprio Levi nel film “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi.
Il cammino di Basilicata Coast to Coast è lungo e faticoso, ma bellissimo e indimenticabile, e vi permetterà di godere di una avventura fantastica, immersi in paesaggi davvero unici e stupefacenti, per puntare così fieri ed orgogliosi, sempre e solo con la forza delle vostre gambe e della vostra testa, verso la costa ionica, verso cioè nientemeno che l’antica Magna Grecia, culla della civiltà occidentale.
Se poi, proprio come i protagonisti del film, vorrete partecipare o assistere al Festival di Scanzano Jonico, il famoso Scanzonissima, dovrete programmare di partire nella seconda metà di luglio, quando le alte temperature rischieranno di mettervi ulteriormente a dura prova. Tuttavia, se perseguirete l’obiettivo sempre concentrati sulla meta, non avrete problemi e sarete ricompensati dalla piazza di Scanzano vestita a festa e incredibilmente scintillante. E in ogni modo, qualsiasi sia la vostra prerogativa, nel viaggio come nella vita, “Signori e signore, trovatevi una passione e andategli appresso fino in fondo”.
Elena Simonini

 

Altre notizie

Matera, cultura, arte e riflessioni su una nuova identità

Era al terzo posto dei 52 luoghi da visitare dello scorso anno, 52 Places to go, la classifica redatta dal New York Times. Se nel 2018 era una meta curiosa da suggerire ai lettori del quotidiano statunitense, quest’anno è praticamente d’obbligo, dato che Matera è la Capitale europea della cultura nel 2019, insieme a Plovdiv in Bulgaria. La città dei Sassi, patrimonio mondiale dell’UNESCO, è pronta ad accogliere i visitatori in arrivo da tutto il mondo con un calendario ricco di appuntamenti, mostre e produzioni culturali originali. Sono cinque i temi che si svilupperanno nel corso dei mesi, l’analisi delle infinite possibilità del dialogo fra uomo e natura, il rapporto di Matera con la modernità — tutt’oggi conflittuale — quello delle riflessioni e connessioni, delle utopie e delle proprie radici.

>> Link: www.matera-basilicata2019.itwww.instagram.com/matera2019

 

Il pezzente della montagna materana

Già nel 1931 la prima edizione della Guida del Touring Club consigliava di soffermarsi nel Materano per gustare il pezzente. Il nome di questa salsiccia rimanda alle origini della vita contadina, alla necessità di conservare più a lungo possibile la carne e, soprattutto, di utilizzare al meglio ogni parte del maiale. Mentre le parti “nobili”, erano usate dai contadini per la produzione di soppressate, pancette e guanciali, al pezzente erano riservati i tagli poveri. Anche le parti della gola, invase dal sangue all’atto della macellazione, i nervetti, i muscoli più difficili da sminuzzare, lo stomaco, il grasso residuo delle lavorazioni precedenti: tutto quanto era tagliato a striscioline e poi tritato. Alla miscela di carni si aggiungeva peperone dolce di Senise, o peperone piccante, ridotto in polvere, finocchio selvatico, aglio fresco tritato e sale marino. Le stesse operazioni sono ancora compiute oggi in modo manuale. La fase più delicata è quella dell’amalgama tra carne e concia, chiamata localmente arricciatura: occorre premere l’impasto energicamente con i pugni chiusi sino a quando non diventi perfettamente omogeneo. A questo punto si usa prelevare una parte d’impasto e soffriggerla in un tegame (lo sartascnill) per verificare se il sale e gli altri ingredienti siano dosati al punto giusto o se occorra aggiungerne ancora prima dell’insacco. La produzione del pezzente avviene da novembre a marzo. La stagionatura minima è di due settimane per il consumo in cucina e di tre settimane per il consumo crudo. Si mangia comunemente a fette con un buon pane casereccio, ma il pezzente si utilizza anche per preparare il “sugo rosso” col quale si condisce la pasta fatta in casa o si unisce a verdure come cicoria, bietole, scarola, cuocendolo, come secondo piatto, nelle pentole di coccio (fonte: www.fondazioneslowfood.com; photo © Elena Benedetti).

Didascalia: si mangia comunemente a fette con un buon pane casereccio, ma il pezzente si utilizza anche per preparare il “sugo rosso” col quale si condisce la pasta fatta in casa.

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