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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2019

Rubrica: Indagini
Articolo di Pacella G.
(Articolo di pagina 60)

Italiani, una passione “zoppa” per la cucina

Nonostante l’interesse per i fornelli, solo un Italiano su 3 si dedica a preparare piatti made in home. Ad incidere è la mancanza di tempo. È quanto emerge da una ricerca Fipe

Tutti chef o papabili provetti cuochi in Italia, ma pochi si applicano e dedicano veramente parte del loro tempo ai fornelli, col risultato che trasmissioni televisive e magazine cartacei e digitali incentrati sulla cucina sembrano non avere l’effetto voluto se non quello di mandare buoni messaggi culinari che restato inattuati. Tra i motivi principali ed ufficiali della “negligenza” sembra esserci la mancanza di tempo per preparare dei piatti made in home.
Ad indicare l’atteggiamento in cucina degli Italiani è una ricerca della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) che svela lo stretto rapporto tra italiani e cibo. La mancanza di tempo — emerge dall’indagine presentata nel corso dell’ultima assemblea nazionale Fipe svoltasi a Roma — è causa quindi del cucinare sempre meno, con un solo Italiano su 3 che si dedica a questa attività tutti i giorni, mentre per la cena le persone che si adoperano alla cucina sale al 53%. Ma non è tutto. Gli Italiani, spiegano infatti i ricercatori, oltre a mangiare sempre più in fretta (in media meno di mezz’ora al giorno viene dedicata al consumo dei pasti), tendono a mangiare “alla giornata”, con 3 connazionali su 4 che preparano i pasti giorno per giorno. Ecco quindi, segnala l’analisi, che il ristorante e il mangiare fuori casa ricoprono sempre più un ruolo fondamentale per riscoprire il valore del tempo. Il ristorante è il luogo dove rilassarsi per il 38,6%, con il 62,5% di chi pranza o cena fuori casa che si gode il pasto più di quanto non riesca a farlo tra le mura domestiche.
L’approccio al mangiare e alla cucina — è spiegato ancora — si materializza inoltre nell’azione del fare la spesa e le provviste settimanali, con il 48,6% di coloro che fanno la spesa, da soli o in compagnia, che dedica agli acquisti da una a due ore alla settimana, mentre il 50,1% preferisce effettuare spese di piccola entità, acquistando pochi prodotti alla volta, giorno per giorno.
Entrando poi nel merito del consumo dei pasti, Fipe segnala che gli Italiani tendono a mettersi a tavola sempre negli stessi orari e il momento del pranzo e della cena viene vissuto in prevalenza come momento di relax dal 44,6% degli intervistati e come occasione per riunire la famiglia. Allo stesso tempo forte resta il legame con le tradizioni culinarie: il 75% tramanda di generazione in generazione i piatti tipici di famiglia, con un 98% che considera le ricette strumenti che “scaldano il cuore” e che evocano “ricordi ed emozioni”.
C’è poi un 46,1% che dichiara invece di “porre maggiore attenzione alle ricette che prepara o agli ingredienti che utilizza quando cucina per i propri figli”. Fondamentale, infine, è l’aspetto salutare, prima caratteristica che i connazionali cercano in un alimento. La tendenza è confermata dal fatto che, tra coloro che hanno dichiarato di occuparsi personalmente della spesa, il 46,1% dice che sarebbe disposto a pagare un prezzo del 10% superiore alla media per acquistare un prodotto sicuro e di buona qualità. Il 71,8% degli Italiani durante la scelta del piatto da consumare si informa invece sulla qualità e la provenienza dei prodotti utilizzati.
Quanto al fuori casa, il 76% degli intervistati ritiene che i ristoranti rispettino la propensione a consumare alimenti salutari e tengano conto delle diverse esigenze nutrizionali.  In ultimo, la ricerca evidenzia che sono meno della metà (il 41,6%) le persone che acquistano o consumano alimenti per motivazioni etiche o sociali, con la tipologia di prodotti biologici, a km 0 e rispettosi dell’ambiente che sono comunque al primo posto (53,9%) nelle scelte di acquisto. Solo al terzo posto la scelta di alimenti made in Italy, ritenuta prioritaria dal 42,4% degli intervistati.
Non manca, tuttavia, chi sceglie in base al prezzo: il 45,6% dichiara infatti di scegliere un prodotto piuttosto di un altro sulla base di questo criterio. E sul legame di tipo “culturale” la tradizione vince sull’innovazione: il 64,4% del campione si dichiara conservatore nella propria relazione col cibo, mentre solo il 35,6% è orientato alla sperimentazione.
Gianluca Pacella

 

Altre notizie

 

Cresce l’export agroalimentare italiano negli USA

I risultati provvisori della partecipazione italiana al Winter Fancy Food — la principale manifestazione della West Coast dedicata alle specialità alimentari che si è svolta a San Francisco dal 13 al 15 gennaio con 52 aziende nel Padiglione italiano (“The Extraordinary Italian Taste”), 23 nell’area Usa e un’affluenza di oltre 30.000 professionisti del settore —, fanno ben sperare sul futuro delle nostre esportazioni. Ne è convinto Maurizio Forte, direttore dell’Istituto per il Commercio Estero di New York e coordinatore della rete Usa. «Sarà un 2019 davvero importante per il sistema Italia negli Stati Uniti». Olio d’oliva, pasta, formaggi, acque minerali, vino e aceto balsamico sono i settori produttivi in cui l’Italia conferma la sua leadership mondiale come fornitore per gli Stati Uniti. L’Ice di New York ha fornito ad EFA News il quadro dei primi dieci mesi del 2018, certificando che il paniere agroalimentare italiano negli Usa, rispetto al valore complessivo dei 4,8 miliardi di dollari raggiunto nel 2017, tra gennaio e ottobre del 2018 si è attestato intorno a 4,3 miliardi, confermando un trend di crescita del 9,5%. Molto interessante il trend positivo delle carni lavorate che, dopo un 2016 in sofferenza, hanno registrato incrementi del 20% nel 2017 e del 19% nei primi dieci mesi del 2018, portando l’Italia ad essere il terzo fornitore degli Usa, sfiorando i 48 milioni di dollari nel 2017 e 47 milioni già nei primi dieci mesi del 2018. Sul settore del vino il valore dell’export italiano nel mercato americano è arrivato al 1,65 miliardi di dollari (+9,3%) nel periodo gennaio-ottobre 2018 (dati US Dept. of Commerce). Visti dall’Italia, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per il nostro vino, acquistando il 24% del nostro export (Istat). Negli Usa prevalgono i vini bianchi (circa il 37% del totale), seguiti dai rossi (34%) e dai vini frizzanti (20%).
(Fonti: cbe – 6185 San Francisco; © World Food Press Agency Srl).

 

Didascalia:  dall’indagine di FIPE emerge che molti Italiani vivono il momento del pranzo e della cena come momento di relax e come occasione per riunire la famiglia (photo © jackfrog – stock.adobe.com).

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