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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2018

Rubrica: Il gusto di camminare
Articolo di Simonini E.
(Articolo di pagina 96)

Sull’Olimpo tosco-emiliano

La Via degli Dei. Da Piazza Maggiore a Piazza del Duomo

La Via degli Dei è un antico e magnifico sentiero che sin dall’epoca etrusca e romana, e successivamente durante tutto il Medioevo, collegava le città di Bologna e Firenze. Si tratta di un cammino che si sviluppa quindi sull’Appennino tosco-emiliano e la cui denominazione, con riferimento alle divinità pagane, trae origine dai monti e dalle località che si attraversano lungo il percorso: Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis), Monte Venere e Monte Luario.
Ha un nome così evocativo e poe­tico, la Via degli Dei, che viene subito voglia di allacciarsi le scarpe da trekking, infilarsi lo zaino, e partire all’avventura e alla scoperta dell’Olimpo tosco-emiliano!
Questo sentiero, ormai da diversi anni ben ricostituito e tracciato, consiste in un cammino di circa centoventi chilometri e presenta, com’è ovvio, alcuni importanti dislivelli, i quali sono tuttavia facilmente affrontabili con un minimo di allenamento.
Lo si può percorrere in cinque o più tappe, e il mio consiglio è di partire da Bologna, muovendosi quindi da nord a sud, dandosi come inizio del viaggio proprio il centro della città felsinea, Piazza Maggiore.
Prima di abbandonare la civiltà e restare così immersi, per alcuni giorni, nel totale isolamento e nel silenzio dei boschi, suggerisco di godervi una breve passeggiata nelle viuzze del Quadrilatero, che sono proprio adiacenti a Piazza Maggiore. Questa zona — stretta tra Via delle Pescherie Vecchie, Via degli Orefici, Via Clavature e Via Drapperie — è un’area di antica tradizione artigianale, mercantile e commerciale, che ha avuto grande sviluppo nel Medioevo, e dalla quale probabilmente partivano con le loro merci molti dei i viandanti che, dirigendosi a Firenze per affari, avranno certamente percorso la stessa Via degli Dei sulla quale vi state per incamminare.
A tutt’oggi il Quadrilatero mantiene praticamente intatta la sua vocazione, con le macellerie, le salumerie, i banchi di frutta e verdura, i panifici, le gastronomie tipiche e le vecchie botteghe. E voi non potrete certamente lasciarvi sfuggire l’occasione di addentrarvi per una breve visita tra queste strette vie, traboccanti di profumi, e magari anche di infilarvi in un qualche negozio per farvi preparare la famosa rosetta (piccolo panino tipico) con la mortadella, con cui rifocillarvi poi degnamente dalle fatiche del cammino, durante la prima trappa.
Una volta lasciata la città, con i suoi ritmi caotici e frenetici, affonderete ben presto nella dimensione semplice, genuina e intima della collina bolognese, con l’odore dei caminetti accessi, il lavoro lento e silenzioso nei campi, e, in lontananza, l’eco dell’abbaiare dei cani. Se poi avrete l’opportunità di partire in autunno, potrete godere della stupefacente meraviglia dei colori dei vigneti di Pignoletto, i quali si stendono dolcemente sui colli, infiammandoli di rosso e di giallo e mettendo così in scena, soprattutto al tramonto, uno spettacolo davvero unico.
Ma il cammino, si sa, non è solo contemplazione, anzi, è anche fatica, volontà e determinazione. E così il Monte Adone, che si erge immenso a dominare sulle valli dei fiumi Savena e Setta, è la prima vera e grande sfida per chi decide di percorrere la Via degli Dei.
Il dislivello per la salita al monte è piuttosto impegnativo ma, una volta arrivati alla cima, il panorama, il silenzio e la prospettiva che si possono godere da lassù vi ripagheranno da tutte le difficoltà dell’impresa. Dalla vetta del Monte Adone, infatti, potrete percepire una sensazione quasi di estasi, simile al Sublime di cui parlavano gli scrittori e gli artisti del Romanticismo, che è quando, oltre alla bellezza e alla vastità della natura, si distingue nettamente anche la sua dimensione di immensa potenza e di grande pericolo. Insomma, dopo la scalata al Monte Adone, anche se si tratta soltanto della prima parte della Via degli Dei, e anche se non sarà tutta soltanto discesa il cammino che vi rimane da percorrere (tanto più che, com’è noto ai viandanti, la discesa, quando si hanno molti chilometri sui piedi, non è mai meno faticosa della salita), vi sentirete ormai già proiettati e diretti alla meta, verso la Toscana.
E così vi accorgerete ben presto, prima di quanto vi aspettiate, di aver superato i confini regionali e, avvolti dai profumi tipici e inconfondibili di ribollite e di carni alla griglia, di essere diretti verso Firenze. Intorno al mezzogiorno dell’ultimo giorno di cammino, all’improvviso, da dietro un’ampia collina, vedrete spuntare, anche se ancora molto in lontananza, il famoso cupolone del Duomo e il campanile di Giotto, e vi emozionerete a riconoscere i profili di queste che sono tra le bellezze più famose al mondo.
Infine, come al termine di ogni cammino, si mescoleranno la stanchezza e l’orgoglio di aver percorso questa lunga Via degli Dei con la sola forza delle vostre gambe, avendo superato confini che non sono solo territoriali, ma anche personali e interiori. E, non appena arrivati, vi sentirete già pronti per ripartire al più presto verso mille e mille avventure.
Elena Simonini

>> Link: www.viadeglidei.it

 

Altre notizie

 

Pane e salame toscano, snack sull’Appennino tosco-emiliano

In vetta al Monte Adone, a 654 metri sul livello del mare, si può gustare in santa pace un buon panino col salame toscano. Tipico della tradizione salumiera regionale, conosciuto e apprezzato in tutta Italia, questo insaccato dal gusto delicato e saporito si ottiene dalla lavorazione di alcune parti del maiale: in particolare la parte magra viene ricavata dalle cosce e dalle spalle, mentre la parte grassa si ottiene lavorando la schiena del maiale. Il magro è tagliato e tritato, lasciato riposare per circa 3 giorni a 0 gradi, e successivamente unito ai cubetti di lardo ricavati dalla schiena; in seguito vengono insaporiti con sale, pepe e aromi naturali. Si procede quindi con l’assemblaggio e l’insacco nella budella, rigorosamente naturale. La stagionatura del salame toscano avviene in appositi locali, con una temperatura che varia tra i 10 e i 12 gradi, e dura circa 5 mesi.

>> Link: www.prodottitipicidellatoscana.it

 

Ultima tappa: a Firenze col Lampredotto di Lorenzo Nigro

«Ci sono dei piatti, degli ingredienti che ci riportano all’infanzia, che significano casa, che non sono da ristorante stellato ma sono più buoni di ostriche e caviale. Per me mangiare, preparare del cibo, è innanzitutto un atto d’amore, vuol dire cura, attenzione, in qualche caso ricordo»: queste sono le parole di Lorenzo Nigro, terza generazione di artigiani fiorentini che lavorano il quinto quarto. I nonni Luigi e Mara iniziarono il mestiere nel secolo scorso, lavorando la trippa e le frattaglie e proponendo in bottega il panino col lampredotto, il vero cibo di strada fiorentino. Oggi il lampredotto si può gustare al Mercato Centrale di Firenze e nei pressi del food truck che Lorenzo conduce in giro per l’Italia.

>> Link: www.dittaeredinigro.it

 

Didascalia: alle pagine 96-97 il Monte Adone lungo la Via degli Dei (photo © David Pellicola —stock.adobe.com).

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