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Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2018

Rubrica: Il gusto di camminare
Articolo di Simonini E.
(Articolo di pagina 82)

Fino alla fine del mondo

Santiago de Compostela - Fisterra

Camminare è naturale, è bello, ed è semplice, proprio come mangiare. Ma la ricchezza delle cose più facili non è mai scontata, anzi, spesso necessita di pratica, passione, pazienza, e talvolta anche di un pizzico di curiosità, affinché si possa apprezzare e preservare. Ed è con questo spirito che qualche anno fa, in un momento in cui sentivo impellente il bisogno di arricchire la vita semplificandola, ho deciso di iniziare a camminare.
Scelsi quindi di cominciare dal Cammino di Santiago de Compostela, uno dei più noti in Europa e nel mondo, il quale si sviluppa attraverso la Spagna del nord, fino alla regione della Galizia. Sono partita dalla fine però, prendendo il via dalla Cattedrale di Santiago (che infatti per i pellegrini costituisce tradizionalmente la meta ultima del viaggio) per arrivare così fino all’oceano, fino alla “fine del mondo”, e cioè a Fisterra, località il cui nome trae origine dal latino Finis terrae che significa appunto confine, e quindi fine, della terra.
Il percorso da Santiago a Fisterra consiste in un cammino di circa novanta chilometri, percorribile in tre tappe, sul quale sin dal medioevo si avviavano soltanto i pellegrini più avventurosi, quelli che, dopo aver raggiunto la città di Santiago e dopo aver pregato sulla tomba dell’apostolo San Giacomo, ritenevano di provare a spingersi ancora oltre, fino al punto più estremo della costa europea (e quindi del mondo) per bagnarsi nelle gelide e impervie acque dell’Atlantico. Infatti non è certamente un caso che il simbolo del Cammino, la famosa conchiglia, la Concha de Santiago, sia proprio quella che i pellegrini raccoglievano sulla spiaggia di Fisterra e che portavano poi con loro a testimonianza e ricordo del fatto di aver percorso interamente il lungo tragitto.
La strada che conduce da Santiago a Cabo Fisterra non presenta particolari difficoltà, né forti dislivelli, tuttavia richiede un minimo di abitudine al cammino per poter affrontare un certo numero di chilometri giornalieri (fino ad una trentina). Ma ne vale assolutamente la pena!
Il percorso è davvero incantevole e vi condurrà attraverso boschi, pianure e meravigliosi luoghi di eccezionale e immensa bellezza. Immensa come la distesa dell’oceano Atlantico che ad un certo punto, da dietro una collinetta, spunterà improvvisamente in una infinità di accecanti brillii argentati. Questo momento qui, che per i viandanti più mattinieri accade verso il mezzogiorno del terzo giorno di cammino, credetemi, è una esperienza davvero unica e stupefacente perché, per quanto si possa averlo già visto l’oceano, e conosciuto, o magari anche navigato, arrivarci con la sola forza delle proprie gambe, sui propri piedi, passo dopo passo, respiro dopo respiro, ha tutto un altro senso, tutto un altro valore.
Ma questo, sappiate, non riguarda solo l’oceano di Fisterra. Perché c’è, in generale, una sorta di particolare stupore, sensibilità e anche consapevolezza che la lentezza del camminare è in grado di restituirci, e tutto assume così una dimensione diversa, più semplice, più diretta. I profumi, i silenzi, i colori, sono più intensi. E anche i sapori, sì. E infatti è stato proprio durante il mio cammino verso Fisterra che ho assaggiato il miglior petto di pollo di tutta la mia vita (pechuga de pollo a la gallega), e un polpo tra i più teneri e gustosi.
E così, questo è per me il gusto di camminare. L’opportunità di andare semplicemente al passo, di saggiare la strada, le salite, le discese, gli scorci e, quando capita, anche di assaggiare i prodotti, le specialità, e i cibi che il cammino mi dà l’occasione di conoscere o semplicemente di riscoprire. Io parto, incamminatevi con me…
Elena Simonini

 

Altre notizie

 

Jamón ibérico e pane, la perfezione

Non chiamatelo Pata negra. Il prosciutto iberico merita più attenzione e conoscenza di un semplice appellativo che ne identifica solo lo zoccolo nero del maiale da cui proviene la sua carne. Lo Jamón ibérico, il prosciutto ottenuto da suini di razza Iberica, quelli con il mantello grigio e, spesso ma non sempre, unghie scure alle zampe, è il vanto gastronomico e una delle migliori produzioni dell’agroalimentare spagnolo, specialità che si tramanda fra tradizione e modernità. La carne è di colore rosso intenso con sottili venature di grasso, quel tanto che è sufficiente a renderlo più saporito, ma si tratta di un grasso animale simile dal punto di vista organolettico e chimico a un grasso vegetale, ricco di colesterolo “buono”. Ciò dipende dall’alimentazione dei maiali che si nutrono di ghiande, ad alto contenuto di acido oleico. Si gusta tagliato rigorosamente a mano, anche semplicemente con pane e un filo d’olio extravergine di oliva. Uno spuntino perfetto per i camminatori del Nord della Spagna.

 

Santiago(è)Tapas

A novembre Santiago de Compostela ospita una kermesse enogastronomica che in un paio di settimane offre oltre 100 tipi di tapas, da degustare in una settantina di locali. È Santiago(è)Tapas, arrivata quest’anno alla sua undicesima edizione. Saranno oltre 34.000 i bocconcini preparati da chef e gestori di locali del capoluogo della Galizia, a base di jamón, queso del territorio, pulpo a la gallega, acciughe, pimentón e altre delizie.

>> Link: www.santiagoetapas.com

 

Las conchas de Santiago

Si narra che “San Giacomo il Maggiore, dopo l’ascesa di Gesù al cielo, iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera, Giacomo tornò in Palestina dove fu decapitato per ordine di Erode Agrippa. I suoi discepoli, con una barca, guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fecero sì che della tomba dell’apostolo si perdessero memoria e tracce. Nell’anno 813 l’eremita Pelagio (o Pelayò), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Per questo motivo si pensa che la parola Compostela derivi da Campus Stellae (campo della stella, facendo riferimento alle stelle viste dall’eremita) o da Campos Tellum (terreno di sepoltura). Il Santuario di Santiago de Compostela è divenuto un luogo di culto che ogni anno accoglie numerosi fedeli provenienti da tutta Europa. Nel corso dei secoli il pellegrino che compiva il cammino lungo la Francia e la Spagna per giungere al Santuario, giunto sulle spiagge galiziane o sulla costa di Finis Terrae, raccoglieva le conchiglie delle capesante per poi cucirle sul mantello, sul cappello oppure appenderle al bastone. Il gesto rappresentava un simbolo di devozione, l’indicazione che il pellegrino aveva raggiunto e visitato la tomba di San Giacomo. Nel Medioevo e nei secoli successivi las conchas di San Giacomo divennero quindi una sorta di certificazione simile ad un documento con sigillo dell’avvenuto pellegrinaggio nella città di Santiago de Compostela e della visita alla tomba dell’apostolo di Gesù. Le strade francesi e spagnole che compongono l’itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Si tratta grossomodo (a seconda del sentiero e dell’allenamento) di un percorso di 800 km da percorrere in un mese.

 

Didascalia: Finisterre — il promontorio sull’Oceano Atlantico del nord-ovest della Galizia è punto d’arrivo del Cammino di Santiago di Compostela. La croce dove i Pellegrini lasciano una pietra come ricordo.

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