Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2018

Rubrica: Sono 180 grammi, lascio?
Articolo di Papalato G.
(Articolo di pagina 128)

New Wave Hot Dogs

Ecco un titolo che definire bizzarro è limitativo. Perché per new wave abitualmente si intende una corrente che, in campo artistico e culturale, si pone in rottura con le idee dominanti, mentre per hot dog un panino farcito con un insaccato simile al würstel abbinato a salse come senape o maionese. Poi, guardando la copertina, qualcosa si delinea: un uomo coi baffi sorride, tra l’orgoglioso e il divertito, in posa. Alle sue spalle un furgone, su cui a mano campeggia la scritta New Wave e subito accanto più piccole hot dogs, oltre a cold sodas, hot coffee e sopra, sul bordo del tetto, Italian ice cream. Sono tutti elementi classici della ristorazione di strada, almeno negli USA. Allora cosa ci può essere di rottura, di innovativo? Dov’è la nouvelle vague? Poi torni a guardare la sua espressione e il furgone alle sue spalle. È inconsapevole? Probabile. Chi invece ha scattato la foto e scelto il titolo per il disco sono certo sia più che consapevole.

 

They’re red hot!
Questo è il secondo album per Yo La Tengo. È ad Ira Kaplan, autore principale, chitarrista e appassionato di baseball che si deve la scelta del nome della band. Esso deriva da un episodio accaduto durante una partita dei New York Mets nel 1962: Richie Ashburn, per evitare di scontrarsi con il suo compagno di squadra venezuelano Elio Chacon, che non padroneggiava ancora la lingua inglese, urlò “Yo la tengo” al posto del convenzionale “I’ve got it”. Una delle versioni che spiegano l’origine del termine hot dog, invece, è strettamente connessa con un altro sport statunitense: quando nei primi del ‘900 i New York Giants disputavano le loro partite di baseball al NY Polo Grounds, Harry M. Stevens pensò di distribuire alla folla presente allo stadio le Dachshund sausages, dicendo ai propri venditori di esortare i clienti all’acquisto urlando “Get your Dachshund sausages while they’re red hot”, ovvero “prendete le vostre salsicce mentre sono ancora calde”. Il nome hot dog venne poi dato a questi panini dal disegnatore di vignette sportive Thomas Aloysius “TAD” Dorgan, che raffigurò un panino con dentro un bassotto, il Dachshund appunto, associando il würstel alla razza canina: entrambi lunghi e tedeschi.

 

Yo La Tengo da Hoboken, New Jersey
Questo disco non viene tanto considerato quando si tratta di elencare album significativi della loro produzione. Ciò a torto o ragione, dato che si tratta di un album ricco di idee a volte realizzate mentre altre sono solo abbozzate. Ne pervade un senso di incompletezza per alcuni o una bellissima tavolozza espressiva per altri. Questo è il secondo disco della band statunitense, siamo nel 1987 e solo un anno prima Yo La Tengo ha esordito con Ride The Tiger che è stato ben accolto. Ma in questo album mancano un fitto gruppo di musicisti che avevano aiutato a definirne il suono e, soprattutto, manca il chitarrista Dave Schramm, la cui assenza porta il principale compositore dei brani e cantante, insieme alla compagna Giorgia Hublay che suona la batteria, a diventare la chitarra principale, sviluppando da una necessità una consapevolezza e una identità. La sua chitarra sarà sempre la linea da cui partiranno e saranno sostenute le canzoni di Yo La Tengo. Se a proposito dell’esordio Kaplan aveva definito la prima formazione come “una band di timidi folk-rockers”, qui non ci troviamo più in termini di esitazione. Si parte con una dose di nervosa angoscia ritmata chiamata Clunk, decisamente più aggressiva di qualsiasi altra cosa sul debutto di YLT, proprio con la chitarra di Kaplan che colpisce e abbraccia con il feedback. Did I Tell You ha i tratti di una ballata ma non si accontenta e alza il ritmo, emancipandosi. È con House Fall Down che il noise e il rock ‘n’ roll non fanno nulla per nascondersi. Il disco prosegue con eterogeneità alternando le caratteristiche dei primi tre brani anche nella riuscitissima interpretazione della Velvetiana It’s All Right (The Way You Live) che chiude il primo lato, poi fiati e tastiere tra Let’s Compromise e Serpentine e un riuscito per quanto contrastante miscuglio tra eticità e irriverenza rock ‘n’ roll in A Shy Dog passando per la dolcezza di No Water che ritroveremo con altri nomi ma stessa intensità in altri dischi, fino all’epilogo di The Story Of Jazz. Yo La Tengo non raggiungono la piena maturità musicale con New Wave Hot Dogs, ma in fondo mi piace pensare che nessuno glielo aveva chiesto e nemmeno loro lo pretendevano. È però innegabile che questo è un salto di qualità netto rispetto al loro debutto e dà la netta sensazione di essere il primo vero passo verso la giusta dimensione che raggiungeranno negli anni a venire: una delle più grandi indie rock band americane, tuttora in attività e sempre con dischi belli e importanti. Cosa, questa, per nulla scontata.
Giovanni Papalato

 

Didascalia: Giovanni Papalato (photo © Lucio Pellacani).

Photogallery

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore