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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2018

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 100)

Nobile di Montepulciano Docg: quando un territorio fa rima con vino

Montepulciano fa rima con vino. Da così tanto tempo che è difficile stabilire quando queste colline mutevoli nella struttura, da quella argillosa a medio impasto a sabbiosa, hanno ospitato la prima vite. E quando nel 1966 la Gazzetta Ufficiale pubblicava il decreto dell’ottenimento della Doc, trasformata in Docg quindici anni più tardi, questa era solo la tappa di una storia che oggi affascina chiunque passi per questo borgo dell’alta Val di Chiana. Un conferimento quello del 1966 che premiava a pieno titolo il concetto di territorialità, aprendo le strade ai fenomeni, trascorsi 50 anni, che sono ben noti: la promozione di luoghi limitati geograficamente che grazie alla loro proposta gastronomica e vinicola riescono a far decollare un’intera economia. Non sono eccessive a tale proposito le parole di Paolo Solini, coordinatore del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (via San Donato 21, Montepulciano, telefono: 0578 757812, e-mail: info@consorziovinonobile.it, www.consorziovinonobile.it). «Se nell’antica fortezza, che è sede del Consorzio, ospito degli stranieri, loro vanno via con Montepulciano nel cuore perché vivono una realtà di paesaggi incantevoli e gente con spiccata propensione ai rapporti umani. Questo è ciò che lascia il segno e risulta molto più efficace di quando ci spostiamo noi a promuovere il nostro vino. Da qui possono ammirare a nord il borgo di Montefollonico, a est Cortona e a sud lo sguardo raggiunge Orvieto».
Negli ultimi anni, inoltre, si è proceduto a tracciare il suolo per mezzo di una carta di produzione che intende sottolineare le differenze organolettiche dei segmenti di territorio nella zona produttiva. Il Nobile di Montepulciano Docg è fortemente legato al suo territorio di origine, variegato e complesso. Per capire e comunicare al consumatore da dove prendano le loro peculiarità i grandi cru di Montepulciano, il Consorzio del Vino Nobile ha realizzato uno studio sulla zonazione dei vigneti, per capirne le peculiarità pedoclimatiche. «L’obiettivo è aiutare il consumatore a ritrovarne le caratteristiche principali». Senza contare che nell’enoliteca accanto il pavimento di cristallo permette avere sotto i piedi le rovine etrusche e romane. Un’atmosfera fuori dal tempo dove si assaggiano i vini degli associati in abbinamento con i pecorini e i salumi locali.

 

A tavola con il Nobile
«Anche il vitigno, che è la spina dorsale del Nobile di Montepulciano Docg, è strettamente legato a queste terre: il Prugnolo gentile per decenni è stato scambiato per un clone del Sangiovese, ma oggi gli studi dimostrano che si tratta di una varietà a sé. Gli studi della zonazione iniziati negli anni Novanta hanno aiutato a raggiungere questo traguardo scientifico», ricorda Solini. «Si è cercato anche di coordinare i vari aspetti di cultura materiale organizzando nel mese di agosto A tavola con il Nobile, durante la quale le contrade di Montepulciano si sfidano nella preparazione di ricette da abbinare al Nobile e quest’anno è fissata la presentazione del cortometraggio di Riccardo Paoletti su Montepulciano e il suo vino».

 

Metinella, un’azienda speciale
Una terra, quella di Montepulciano, che in continuazione riesce ad attrarre investimenti. Come ha fatto il bresciano Stefano Sorlini nel 2015, «folgorato dalle colline e dal vino che generano, dalla natura e dalla pianta che riesce a trasformare i frutti in un liquido che dà gioia» dice. Imprenditore nel campo della manutenzione aeronautica e degli esplosivi industriali, creò Metinella (via Fontelellera 21A, Montepulciano, telefono: 0578 799139, metinella.it), unendo due preesistenti aziende in una delle aree più vocate alla produzione del Nobile. «La storicità del Nobile di Montepulciano Docg è un aspetto che mi ha coinvolto profondamente. Tanto è vero che nelle vigne abbiamo cercato di valorizzare i ceppi di uve locali come il Colorino e il Mammolo, che possono rientrare per un massimo del 30% nella composizione del vino. Durante la vendemmia li rincorriamo letteralmente, dato che i vigneti sono posti ad altitudini assai diverse che vanno da 300 a 600 metri, con microclima e gradi di maturazione diversificati».
Il rispetto per la natura è un altro aspetto centrale nella coltivazione delle viti, che a Montepulciano è dettata dalla necessità di preservare l’aria, che è parte integrante del territorio. «La coltivazione è unicamente umana, non utilizziamo macchine né prodotti chimici in vigna. E in cantina non entra nessun prodotto chimico per la pulitura dei macchinari: solo temperatura e pressione dell’acqua ci permettono una pulizia più che sufficiente. Guai a inquinare la bellezza di questi luoghi e soprattutto del vino, che poi anch’io mi bevo…» ci scherza su Sorlini.
Vini che tradizionalmente mettono insieme naso di garbo e potenza, profumi intensi e bocca asciutta e che all’estero vengono presi come modelli del wineinitaly. Risultati che sono possibili anche grazie ad una selezione di uve che non fa sconti. «Il Burberosso, Vino Nobile di Montepulciano Docg, è la massima espressione del territorio poliziano dove si incontrano Canaiolo e Mammolo. Con numerosi passaggi in vigna in fase di vendemmia raccogliamo solo i grappoli con maturazione fenolica ottimale. L’affinamento avviene in botti di rovere da 25 a 50 ettolitri per un mino di 18 mesi. La successiva sosta in legno permette un ulteriore affinamento finale. Poiché è la passione che mi guida, mi sono proiettato sin dall’inizio verso una fascia di mercato alta. I volumi mi interessano poco, il gioco di squadra molto di più. E mi sono reso conto fin da subito che qui è all’ordine del giorno». Necessaria per la conquista dei mercati più esigenti, giapponese e americano su tutti.
Riccardo Lagorio

 

Didascalia: le botti in rovere da 25 a 50 ettolitri di Metinella (photo © Mauro Guerrini).

 

Altre notizie

 

Pantone crea il color “spumante inglese”

I fan dello spumante inglese ne saranno entusiasti, perché ora potranno letteralmente dipingerci casa. La marca di vernici Valspar ha infatti collaborato con Laithwaite’s Wine e Pantone Colour Institute dando vita al colore delle bollicine inglesi. Il risultato? Una nuova tonalità chiamata English Sparkling, perfetta per un aggiornamento primavera/estate delle pareti domestiche. Sviluppato dagli esperti di colore globali di Pantone, il nuovo colore prende spunto dalle tonalità del vino spumante. “Una sfumatura del bianco naturale sottile ed elegante, cremosa, che esprime bene l’effervescenza, trasmettendo sensazioni di freschezza” dichiarano da Pantone. La tonalità English Sparkling si inspira in realtà ad uno degli spumanti inglesi più premiati della nazione, il Wyfold Vineyard Brut di Barbara Laithwaite. I dati di vendita della società presentati lo scorso ottobre — dopo un aumento del 76% negli ultimi cinque anni — hanno rivelato un vero boom per questo vino spumante. Poco prima di Natale, la catena di supermercati Tesco aveva fatto presente che i clienti di Champagne stavano spostando le proprie preferenze sul vino spumante inglese: i dati di vendita del supermercato hanno infatti rivelato che quasi un terzo degli acquirenti di spumanti inglesi in precedenza aveva acquistato Champagne. «Proprio come Borgogna e Champagne sono molto conosciuti anche come colori, la creazione di un colore ufficiale per l’English Sparkling è un ottimo modo per riconoscere la crescente popolarità del vino inglese nel mondo», ha affermato David Thatcher, ceo di Laithwaite’s Wine.
(Efa News)

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