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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2018

Rubrica: Assemblee
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 88)

ASS.I.CA.: assemblea generale e tendenze del settore

L’assemblea generale di ASS.I.CA. (l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria) si è assunta tradizionalmente il compito di tracciare le tendenze del settore. Tanto che l’incontro di Milano del 12 giugno ha posto al centro della discussione il tema dell’internazionalizzazione di fronte ai rigurgiti neoprotezionisti, cercando di tratteggiare le prospettive del settore della salumeria e delle carni. La relazione del presidente Nicola Levoni ha voluto rimarcare il buon andamento dell’annata 2017 pur in un contesto che, ad inizio del 2018 prelude a luci (poche) ed ombre (molte). La sua eloquente sintesi si legge nelle parole usate. «Le crisi mediatiche, anche a sfondo etico, connesse al consumo di carne, il ritorno di protezionismi e barriere doganali nonché l’aumento del costo delle materie prime hanno stemperato i benefici derivanti da un contesto di mercato interno in ripresa, seppur debole».
Per quanto riguarda il sentimento anticarne, bisogna rilevare i continui sforzi messi in campo da parte delle aziende a comunicare gli impegni profusi dal settore per realizzare un corretto benessere animale. Intanto, sia da Occidente quanto da Oriente, si concretizzano nuove opportunità e le imprese italiane non si sono fatte trovare impreparate, con un export («leva irrinunciabile per la crescita e lo sviluppo del comparto») che è schizzato a 1,5 miliardi di euro su un totale di 8 per quanto riguarda la carni lavorate. «Una distintività qualitativa rispetto ai concorrenti internazionali che i consumatori in Italia e nel mondo continuano ad apprezzare. Questa specificità della nostra salumeria lega strettamente il nostro comparto all’immagine del made in Italy alimentare» ha inoltre dichiarato Levoni. Giovanni Umberto De Vito, che lavora per la promozione del Sistema Paese alla Farnesina, ha snocciolato i dati dell’export dell’agrobusiness: 41 miliardi. Ma ha anche dipinto gli scenari che ci si può a­spettare nei prossimi mesi: le in­certezze legate al neo­protezionismo, al rischio dell’imposizione di nuovi dazi, la crisi del multilateralismo e l’introduzione dei cosiddetti semafori alimentari (eccentrici strumenti di un’altrettanto eccentrica tendenza salutistica) potrebbero creare un rallentamento di questo fondamentale sbocco di mercato.
Azioni legate alla promozione della cucina italiana nel mondo e il contrasto all’Italian sounding sono avviate da tempo da parte della Farnesina. L’auspicato inserimento di addetti commerciali specializzati in ambito agricolo presso le ambasciate potrebbe fungere da leva per migliorare la presenza attiva nei Paesi sensibili, come Germania e Stati Uniti.
Ancora Levoni: «in questi lunghi anni di crisi abbiamo sperimentato ogni giorno come l’export sia una leva irrinunciabile per la crescita e lo sviluppo del comparto. Il futuro dell’industria alimentare e del settore è strettamente legato alla nostra capacità di crescere all’estero. Quest’anno abbiamo assistito a fenomeni che fanno nascere dei timori circa una futura positiva evoluzione degli scambi. Mi riferisco al riaffermarsi di politiche daziarie, soprattutto nei rapporti fra USA e Cina, ai mancati progressi in merito alle politiche sanzionatorie verso la Russia e al conseguente perdurare dell’embargo adottato da Mosca ormai quasi 4 anni fa e al clima politico di sfiducia verso i trattati di libero scambio, che l’Unione Europea ha faticosamente portato avanti negli ultimi anni».
A livello interno, il 2017 ha evidenziato nuove tendenze dei consumi, dopo il sensibile calo di domanda della carne e dei salumi nel biennio 2014 e 2015. Lo ha rilevato Fabio Del Bravo, direttore dei servizi per lo sviluppo rurale di Ismea. «Nella composizione della spesa alimentare si è assistito a un repentino cambio di rotta nel consumo di prodotti a base di carne, con un +3,1% del 2017 sul 2016», superati solo dall’olio extravergine di oliva (+9,3%) e delle bevande alcoliche (+5,2%).
Col 17%, le carni e i salumi continuano tuttavia a rappresentare la componente più importante del carrello della spesa. All’interno della famiglia dei prodotti proteici i dati rivelano che la tendenza continua.
Il consumo di carne cresce del 5% nel secondo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017, molto più dei prodotti ittici (2%) e dei salumi (2%). Nel 2017 è risultata in aumento la produzione di salumi, che ha chiuso i dodici mesi attestandosi a oltre 1,177 milioni di tonnellate da 1,174 del 2016 (+0,3%). Il valore della produzione ha mostrato una crescita più sostenuta, portandosi a 7.977 milioni di euro (+1,3%).
In merito ai singoli salumi, il 2017 ha visto ancora una crescita nella produzione di prosciutto cotto. Grazie alla ripresa dei consumi interni e allo stimolo esercitato dalla crescita delle espor­tazioni, la produzione è salita a 295.200 tonnellate (+1,8%), per un valore di 2.007 milioni di euro (+2,3%). Il prosciutto cotto si è confermato così il principale salume prodotto con riferimento ai volumi.
Del Bravo ha sottolineato inoltre che «i prodotti confezionati rappresentano ormai il 52% del totale contro il 43% del 2013 e la crescita nell’ultimo anno si è attestata intorno al 23%».
Segno dei tempi: la comunicazione ha saputo utilizzare al meglio le caratteristiche positive del preconfezionato cogliendo l’aspetto della convenienza e delle informazioni nutrizionali riportate in etichetta.
Riccardo Lagorio

 

Didascalia: il 2017 ha visto ancora una crescita nella produzione di prosciutto cotto, confermatosi così il principale salume prodotto con riferimento ai volumi (photo © Valerio Pardi, www.valeriopardi.com).

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