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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2018

Rubrica: week-end
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 74)

L’oro bianco della Sardegna

Chi crede che uno sfruttamento, anche industriale, delle risorse naturali non possa esistere, se non in violazione degli ecosistemi, non è mai stato alle Saline Conti Vecchi. In questo luogo, a qualche minuto d’auto da Cagliari, sorge un sito dall’immenso valore storico e naturalistico dove l’uomo è stato in grado di dimostrare che un connubio perfetto tra ambiente e lavoro è possibile, anche sul lungo termine

Entrare nelle saline più longeve della Sardegna non è solo un viaggio nella natura. È un percorso a ritroso nella storia recente, che affascina e coinvolge. Significa immergersi in un mondo magico e silenzioso, in cui uomo e territorio convivono pacificamente, da quasi un secolo. In questo contesto in cui si estraggono sale e una serie di altre sostanze preziose, gli spazi del lavoro e della vita di un tempo sono stati in parte recuperati e rappresentano oggi un vero e proprio gioiello di archeologia industriale, visitabile e fruibile dal pubblico. L’affascinante storia delle più grandi saline d’Europa si deve al genio dell’ingegner Luigi Conti Vecchi, toscano di nascita, generale dell’esercito ed ex direttore delle Reali Ferrovie Sarde che nel 1919 presenta un progetto di bonifica dello stagno di Santa Gilla, allora area paludosa e malsana, alle porte di Cagliari. L’ambizioso piano aveva il duplice scopo di contribuire a debellare la malaria e di rendere produttiva una zona che mostrava enormi potenzialità. Pur inizialmente respinto per gli alti costi di sbancamento e nel timore che l’impatto con l’ambiente circostante fosse eccessivo, il sogno di Luigi Conti Vecchi si realizza due anni dopo, quando viene stanziata un’ingente somma per gli interventi di dragaggio dei bacini, posa in opera delle tubazioni e la costruzione di moli, strade, ponti e capannoni. L’ingegnere assiste alla conclusione dei lavori da lui stesso progettati, ma non fa in tempo a partecipare alla prima raccolta del sale, perché muore solo qualche mese innanzi, lasciando quello che diventerà un patrimonio di inestimabile valore a suo figlio Guido. Da questa preziosa eredità inizia l’attuazione di un progetto faraonico ma fortemente calato nel contesto, rispettoso dell’ambiente e del lavoro dell’uomo. E nel 1940, quella che viene in seguito definita la Olivetti della Sardegna, non è più una semplice salina, ma una solida realtà industriale, che dà lavoro a 400 persone, che diventano 1.000 nella stagione della raccolta e che produce, oltre a 240 tonnellate di sale l’anno, anche una notevole quantità di sottoprodotti per l’industria chimica e l’agricoltura.

 

La comunità del sale

A fianco del sito produttivo sorge un villaggio che ospita le famiglie dei lavoratori. Villaggio con abitazioni moderne e dotate di ogni comfort, compresi i bagni, all’epoca ancora molto poco diffusi. La comunità del sale, dove dirigenti e operai convivono in un unico spazio, poteva contare sulla presenza di un asilo, di una scuola elementare, di uno spaccio, una chiesa e persino di impianti sportivi, una cabina telefonica, un’infermeria, la foresteria e il dopolavoro, oltre ad un’azienda agricola che contribuiva a rendere il piccolo paesino quasi totalmente autosufficiente. In un ambiente dove i figli degli operai frequentavano gli stessi luoghi dei piccoli dei funzionari o della stessa famiglia Conti Vecchi, la vita sociale è parte integrante del lavoro e viceversa. Nel frattempo, la produzione del sito raggiunge livelli ragguardevoli in quantità e qualità delle materie estratte. Il Nord Europa, il Sud America, il Canada richiedono il sale delle Saline Conti Vecchi e rappresentano il 25% del fatturato dell’impresa che da sola assorbe il 40% del traffico in partenza dal porto di Cagliari!

Un modello di eco-sostenibilità

Ma se il core business è nel sale, il successo di questa straordinaria azienda era e tuttora rimane il processo produttivo che sfrutta integralmente l’acqua e non genera scarti e permette anche l’estrazione di altre sostanze preziose, come il cloruro di sodio, i sali di magnesio, di potassio e di bromo. I Conti Vecchi realizzano anche un materiale completamente nuovo che, non a caso, viene battezzato con il termine Gillite (dallo stagno di Santa Gilla, appunto). Si tratta di un agglomerato di trucioli di legno che, mescolati con i suddetti sali, consente di comporre pannelli leggeri per rivestimenti utili in edilizia. Un modello di eco sostenibilità, dunque. Un luogo in cui uomo, industria e ambiente si incontrano senza prevalere l’uno su l’altro. La Salina Conti Vecchi era già mezzo secolo fa un esempio di sviluppo industriale dove la catena produttiva integrata e a sviluppo circolare generava ricchezza in assenza di residui. Un sistema perfetto in cui nulla viene buttato ma tutto si ricicla. A Santa Gilla non solo esisteva una capacità produttiva esemplare, ma anche un’autonomia operativa come in poche altre realtà. La presenza di un’officina meccanica di altissimo profilo permetteva di intervenire in ogni aspetto meccanizzato del lavoro. L’officina elettrica e la falegnameria, dotate altresì di un impianto di forgiatura e fusione facevano il resto. A queste realtà interne all’impresa si deve l’invenzione di macchinari moderni e all’avanguardia, ma anche la formazione delle nuove generazioni, la creazione di professionalità importanti nel campo: competenze che si sono rivelate in seguito utilissime sia in ambito regionale che nazionale. Il sistema logistico delle Saline Conti Vecchi è stato implementato da subito di nastri trasportatori in grado di elevare il sale sino a 15 metri d’altezza, per essere poi caricato sulle chiatte ormeggiate nel piccolo porto interno al sito.

Sempre con uno spirito ecosostenibile, le abitazioni del villaggio, gli immobili interni al complesso produttivo e tutti gli ambienti comuni vennero realizzati in mattoni di “ladini”, ossia di argilla cruda e paglia, grazie ad una produzione interna che ha fatto scuola anche in un comune, Assemini, che in fatto di ceramica rappresenta il meglio dell’artigianato isolano. Per decenni le Saline Conti Vecchi hanno operato a pieno ritmo, in una ascesa che sembrava non dovesse arrestarsi mai. Solo la Seconda Guerra Mondiale interruppe, seppur temporaneamente, il lavoro all’interno del sito industriale. Le officine vennero adibite alla produzione di armi, il porto di Cagliari restò inagibile per lungo tempo e il sale non poté essere esportato. La raccolta venne sospesa per due anni. Dal dopoguerra iniziò un graduale rinnovo del parco macchine e l’introduzione di numerose innovazioni sul piano tecnologico e gestionale. L’intervento umano iniziò a diminuire, si spopolò il villaggio di Macchiareddu, dove le famiglie dei dipendenti abitavano, e il sito assunse caratteristiche nuove ed inedite, non senza la protesta di chi nella salina lavorava e viveva da sempre. Ma la svolta avvenne nel passaggio della proprietà all’Eni, nel 1984, Eni che tuttora, tramite Syndial, gestisce il sito. Molte cose nel frattempo sono cambiate nella più longeva salina della Sardegna: il ciclo produttivo è lo stesso di sempre, perché sono il sole, il mare e il vento a decidere i tempi di raccolta e i ritmi di lavoro, ma, rispetto al passato, è la tecnologia a farla da padrone. Una tecnologia discreta, rispettosa dell’ambiente e degli ecosistemi. E la produzione è sempre ragguardevole: 400.000 tonnellate di sale all’anno, la specializzazione in prodotti raffinati, tra cui il pregiato Fior di sale, destinato ai mercati più esigenti e remunerativi del mondo. L’attenzione per il delicato equilibrio circostante, che vede nella laguna la presenza di una fauna e di una flora caratterizzata da specie uniche che qui vivono e proliferano, è massima. La Syndial ha poi voluto che questo sito fosse in qualche modo restituito alla comunità che ha contribuito alla sua realizzazione e al suo sviluppo. A seguito di un recente accordo con il Fondo Ambientale Italiano, infatti, alcuni immobili sono stati ristrutturati e resi fruibili al visitatore, al pari della folta documentazione storica dell’impresa, relativa al personale, ai clienti e ai fornitori. Non solo dunque è oggi possibile visitare la laguna attraverso percorsi a piedi, in bicicletta o su un simpaticissimo trenino, ma sono aperte al pubblico anche le sale che un tempo ospitavano l’officina, la direzione centrale, il laboratorio chimico. Il fedele recupero delle strutture risalenti al ventennio fascista, riportate a nuovo sia nello stile architettonico sia nel mobilio e nei suppellettili, catapulta il visitatore in un mondo antico. Alcuni video che vengono proiettati nelle sale raccontano la vita nella salina, il ciclo produttivo, la fatica di chi lavorava a mano sotto il sole cocente, dall’alba al tramonto. Ma lasciano anche intravedere la storia recente di Cagliari e della Sardegna tutta, in una narrazione affascinante e a tratti commovente. Anche a questo ha portato la collaborazione tra il Fai e la Ing. Luigi Conti Vecchi Spa Syndial, ad un progetto di collaborazione innovativo, che nasce per preservare la salina, ma anche per raccontare al pubblico una storia di successo imprenditoriale come poche, che si fonda sul valore della natura e si arricchisce della tradizione e della cultura isolane. Un progetto che recupera il passato per costruire un futuro sostenibile, in armonia tra cultura e territorio, tra necessità di sviluppo e rispetto dell’ambiente, così come avrebbe voluto l’ingegner Luigi Conti-Vecchi che amava spesso ripetere: “vivete secondo natura”.

Sebastiano Corona

 

>> Link: www.fondoambiente.it/luoghi/saline-conti-vecchi

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