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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2018

Rubrica: Birra
Articolo di Bison G.O.
(Articolo di pagina 114)

Bradipongo: piccoli birrifici crescono

Prendi dei giovani tecnologi alimentari con la passione per i prodotti artigianali e la buona birra. Immagina che decidano di collaborare con “qualche miliardo di cellule di lievito”. E ora stappa una Bradipongo

Cotta e bevuta? È più che uno slogan nel birrificio artigianale e pub Bradipongo di Colle Umberto (TV). Identifica al contempo la distanza fisica, poche decine di metri, che separa gli impianti di produzione dalle spine, il produttore dal consumatore e la pulsione che ha guidato i cugini Anna e Andrea Liessi verso l’apertura dell’azienda: plasmare una birra lineare, beverina, di loro gradimento, che replicasse perfettamente gli stili internazionali conosciuti interpretandoli senza sbavature né eccessi. In comune hanno anche il percorso accademico e professionale: laurea in scienze e tecnologie alimentari e lavori e consulenze diverse presso birrifici veneti e friulani. «Nel 2012 abbiamo condiviso il desiderio di mettere a frutto l’esperienza maturata. Partiti con l’idea di costruire un birrificio artigianale con annesso centro di degustazione, ci siamo trovati presto con una struttura importante per la produzione ed un pub. Tutto sommato è stato meno difficile del previsto, dalla scelta dei macchinari al risultato finale che è esattamente come lo avevamo immaginato». L’esordio è con i piedi di piombo. «Soltanto una chiara a bassa fermentazione, una Belgian Ale e una India Pale Ale. Poi nel tempo le birre sono diventate undici». Solo due le speziate.

Dai 350 ettolitri del 2012 (in particolare bionda e rossa) ai 470 hl nel 2013, passando da 3 a 6 fermentatori fino agli attuali 12 fermentatori, 4 dipendenti, un giro d’affari 2016 di cinquecentomila euro circa e 1100 hl raggiunti (450 tra sfuso e bottiglia consumati in buona parte nel locale e 650 tra conto terzi con altri marchi e distribuiti tramite grossisti). Tra gli ultimi investimenti, l’impianto di imbottigliamento nel 2016. «Per il momento ambiamo a sfruttare a pieno regime quanto disponibile guardando anche all’export, in particolare al Nord Europa e all’Asia. E per il futuro, non immediato, ci piacerebbe birrificare biologico e gluten free. Materie prime e, quindi, cereali, malto, luppolo, tutto biologico».

Lontani comunque dai 200.000 ettolitri come limite massimo di produzione per essere riconosciuti, dalla normativa vigente, birrifici artigianali. «È un limite inarrivabile — puntualizza Andrea — volendo fare dell’artigianalità un tratto distintivo e quindi mantenere correttamente la catena del freddo senza microfiltrare né pastorizzare. E se anche siamo in presenza di un fenomeno in espansione, non è pensabile approdarci senza avere competenza ed esperienza. Mi è capitato di rilasciare consulenze ad imprenditori che volevano investire nel settore senza avere neanche lontanamente l’idea di come si costruisce una birra. Ma il risultato, alla distanza, non può che essere un prodotto anonimo, che non regge il mercato. È un settore nel quale si può speculare fino ad un certo punto. Poi — sottolinea — il consumatore si accorge se un prodotto è di qualità o meno e se vale il prezzo pagato. E viene premiato chi lavora con competenza, serietà, idee chiare e pulizia. Per questi ultimi spazio di crescita ce n’è ancora parecchio. Ed è una fetta che nel mercato dell’alcol viene conquistata alla birra industriale, non certo al vino. Ci sono situazioni ed abbinamenti nelle quali io stesso, che amo la birra, apprezzo di più determinati vini».

Anche secondo i cugini Liessi è necessario studiare, spiegare e raccontare di più e meglio l’abbinamento birra-cibo e per questo lo spazio nella ristorazione c’è e ci sarà ancora per molto tempo. «L’importante — sostengono — è lavorare con qualità. Da parte nostra, volendo, abbiamo la possibilità come altri birrifici artigianali di assecondare rapidamente e con estrema flessibilità la proposta gastronomica dei locali potendo lavorare su spettri olfattivi e gustativi e su tenori alcolici diversi».

Ma il Bradipongo è anche un esempio per tutti quei giovani che nell’agroalimentare, nell’enogastronomia e nell’arte birraia intendono conquistarsi uno spazio nel mercato del lavoro o nell’imprenditoria legata alle eccellenze del made in Italy. In quest’ottica va inquadrata la collaborazione con l’Istituto Cerletti di Conegliano per contribuire al corso per mastri birrai da loro organizzato. Da questa cooperazione è nata franzisca, Single Hop Pilsner a bassa fermentazione prodotta con orzo dei colli Euganei e luppolo del Monte Grappa. Oltre a questa da menzionare la Mafalda, Belgian Ale, alta fermentazione e 6.5% di titolo alcolometrico, nata per caso, come dicono i Liessi, ma che gli è valsa la medaglia d’argento al Brussels Beer Challenge del 2013, oltre ad essere la birra più consumata nel pub. Sono poi inseriti nella selezione Slow Food (Guida alle birre d’Italia) dal 2015 e sono presenti anche nell’edizione 2017 della guida con la Bradipa, India Pale Ale menzionata quale “birra quotidiana”. La partecipazione alle fiere è contingentata a cinque eventi all’anno tra le quali quella storica di Santa Lucia di Piave (TV).

Gian Omar Bison

 

Birrificio Bradipongo Srl

Via Pin delle Portelle 16

31014 S. Martino di Colle Umberto (TV)

Telefono: 0438 394992

E-mail: info@birrificiobradipongo.it

Web: www.birrificiobradipongo.it

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