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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2017

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 132)

Il cibo detta il vino, il vino lo esalta

I nostri vini per Natale, buoni tutto l’anno

Il cibo detta il vino, ma è quest’ultimo a esaltare il piatto. Natale. Il pranzo del 25 è importante per la metà della Penisola; l’altra celebra la festa la sera precedente. E non vi è nulla di più complesso che raccontare la tavola degli Italiani durante le festività: risente, più che in ogni altro momento dell’anno, delle variabili locali e persino familiari, che per l’occasione diventano inviolabili. Così i vini per il Natale (ma in verità buoni tutto l’anno), li abbiamo associati ad alcune delle preparazioni più diffuse. Esclusi i brindisi, che per consuetudine vengono fatti con bollicine.

Come quelle di Fausto Zazzara, ingegnere abruzzese prestato alla vite (spumantiartigianali.com). La sua bottiglia di Majgual, mai uguale, uva Cococciola, 36 mesi sui lieviti, ricca di sentori balsamici, è minerale e salda. Capolavoro.

Se cercate un vino elegante e sensuale, di tutta natura, bisogna salire a Pochi, frazione di Salorno (BZ). Qui vi accoglie Alois Ochsenreiter (haderburg.it), nei 13 ettari di una tenuta condotta con metodi biodinamici. Il suo Hausmannhof Riserva 2006 è complesso e bevibile, con accentuati sentori di pietra focaia.

Chi vuole regalarsi un vino rosato stapperà il Brut Rosè della Cantina Scacciadiavoli (cantinascacciadiavoli.it), di uve Sagrantino. Bollicine fini e persistenti, naso agrumato, insolita bocca di pompelmo e ribes.

Il 24 dicembre arriva pesce su molte tavole. Specie baccalà, arraganato (con pane, aglio, uva passa, origano e pinoli) o con peperoni cruschi. Due vini di montagna vi disseteranno. Al clamoroso Blanc de Morgex et de La Salle di Ermes Pavese (ermespavese.it), di colore paglierino leggero, profumato di biacospino e pera Williams, gusto sapido con note di pepe bianco; risponde l’altrettanto singolare Jera, da uve Fraueler, un ettaro che Oswald Schuster cura e anima a Vezzano (www.fws.it/it/befehlhof), in Val Venosta: delicato al naso con note di sambuco, dal leggero finale di pompelmo.

Per i brodi e le minestre affidatevi invece a due cavalli di razza: il Pigato di Maria Giovanna Grana (telefono: 0182 50688), di colore giallo limone, dal naso di frutta matura e foglia di menta, fresco nel finale; e il Riesling che nasce sui terrazzamenti di Markus Fliri (himmelreich-hof.info) a Castelbello, paglierino luminoso con accenti di erbe aromatiche e muschio, dal sapore fresco discretamente morbido.

Per assecondare paste robuste e vincisgrassi i migliori vini assaggiati nel 2017 e che vi offro di conoscere sono il Pornassio Superiore del 2013 dell’Azienda Agricola Guglierame (ormeasco-guglierame.it), rubino, fruttato e secco al punto giusto, dal finale di mirtillo; e il Vernacolo 2012, Pergola Rosso della Cantina di Michele Massaioli (telefono: 0721 778720), occhio rubino, naso di fragola, schietto e fruttato in bocca. Da ricordo.

Una delle migliori sorprese, che potrà accompagnare cappone e bolliti, è il DDR 2009 della Cantina della Volta di Bomporto, nel Modenese (cantinadellavolta.com), un sorprendente Lambrusco di Sorbara Metodo Classico che riposa per 84 mesi sui lieviti. Un’idea innovativa di Lambrusco nata dall’estro di Christian Bellei e un risultato dalla spuma porpora, naso di ciliegia e mora mature, dal palato persistente. Segnatevi questa sfida ben riuscita.

Valida alternativa il superlativo Lacrima di Morro d’Alba 2010 di Stefano Mancinelli (mancinellivini.it), color viola scuro dal naso di visciola e lampone, sensualmente sapido con fondo un poco speziato.

Poi via verso arrosti e abbacchi con vini dal timbro e l’estensione accentuati come il Montevolpe 2011 della Cantina Bertagna di Cavriana, Mantova (cantinabertagna.it) di uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Corvina, colore profondo, palato ricco e caldo, morbido e personale, di spezie, terra e resine.

O con sotto braccio il Janare Cantone 2012, Piedirosso Sannio Doc de La Guardiense (laguardiense.it), nel Beneventano, dal colore rosso rubino fitto, profumato di mirtillo e vaniglia, tannini gentili e sapore di grande equilibrio.

Spettacolare e territoriale quanto i vini della famiglia Valerio (campi-valerio.it), che vengono alla luce in luoghi di forti escursioni termiche. È il caso di Opalia 2013, Tintilia dal colore intenso e di grande longevità, che si esprime con naso generoso di frutti rossi e bocca lunga.

Infine i dolci, un’infinita varietà e variabilità di fine pasto che riserva la pausa natalizia. Per il pandoro e gli altri dessert privi di frutta essiccata affidatevi al Quagliano Spumante di Serena Giordanino in Costigliole Saluzzo (telefono: 0175 230529), un vino orgogliosamente contadino a bassa gradazione alcolica, ma ricco di sentori di frutta, tra cui spiccano fragola e lampone, gradevolmente dolce. I dolci con uva appassita (e i formaggi piccanti) troveranno ottimo abboccamento con il Gefide 1999, il San Martino della Battaglia Liquoroso che Andrea Guetta (spiaditalia.it) fa nascere sulle terre moreniche e magre a sud del lago di Garda nelle annate speciali, quando la particolare maturazione delle uve Tocai permette di ottenere un vino dal colore paglierino intenso, profumi di mandorla e albicocca, sapore di frutta candita.

Per finire sempre in dolcezza versatevi un bicchiere di Sodali della Cascina Melognis (telefono: 333 6676235). Nasce a Revello, nelle Valli del Monviso, grazie alla passione di Vanina Carta e Michele Fino da uve Barbera e Chatus appassite. Naso di cuoio e frutta matura, grande equilibrio tra acidità e dolcezza. In attesa del 2018.

Riccardo Lagorio

Premiata Salumeria Italiana
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