Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2017

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 85)

Un grande anno per l’export agroalimentare

L’export agroalimentare italiano nel 2017 si appresta ad oltrepassare i 40 miliardi di euro, spinto dalla crescita nelle vendite oltre frontiera di vino, salumi e formaggi. Un risultato rilevante per una filiera che, dall’agricoltura alla ristorazione, vale il 9% del PIL italiano. Il 60% dell’export da sole 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte

Secondo le stime di Nomisma Agrifood Monitor, quest’anno l’export agroalimentare italiano oltrepasserà i 40 miliardi di euro, grazie ad una crescita superiore al 6% rispetto all’anno precedente. A spingere il settore verso un nuovo record nelle vendite oltre frontiera sono soprattutto le esportazioni dei prodotti simbolo del made in Italy alimentare, vale a dire vino, salumi e formaggi, che dovrebbero chiudere l’anno con un aumento nell’export compreso tra il 7 e il 9%. Guardando invece ai mercati di destinazione, sono soprattutto i Paesi extra-UE (seppure rappresentino ancora meno del 35% dell’export totale) ad evidenziare i tassi di crescita più elevati. Tra questi Russia e Cina, con variazioni negli acquisti di prodotti agroalimentari italiani a doppia cifra (oltre il 20%), benché il loro “peso” continui ad essere marginale sul totale dell’export (meno del 2%). In linea invece con la media di settore le esportazioni verso Nord America e paesi UE (dati gennaio-luglio 2017). «L’aumento dell’export unito ad un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale (+1,1% le vendite alimentari nei primi nove mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016) prefigurano un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera agroalimentare», dichiara Denis Pantini, responsabile dell’area Agroalimentare di Nomisma. Una filiera che dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione vale oltre 130 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 9% del PIL italiano), genera lavoro per oltre 3,2 milioni di occupati (il 13% del totale) e coinvolge 1,3 milioni di imprese (il 25% delle aziende attive iscritte nel Registro Imprese delle Camere di Commercio).

Ma la rilevanza strategica della filiera agroalimentare va oltre i valori assoluti e si esprime nella sua capacità di tenuta e salvaguardia socioeconomica anche in tempo di crisi. «Dallo scoppio della recessione globale (2008) ad oggi — continua Pantini — il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuto del 16%, contro un calo di oltre l’1% registrato dal settore manifatturiero e un recupero del 2% del totale economia, avvenuto in maniera significativa solamente a partire dal 2015». Non male per un settore fortemente frammentato, dove le imprese alimentari con più di 50 addetti (quelle medio-grandi) rappresentano appena il 2% del totale, quando in altri paesi competitor (come la Germania) questa incidenza arriva al 10%. E questo spiega anche perché la propensione all’export della nostra industria alimentare sia pari al 23% contro il 33% della Germania, o, visto da un’altra angolatura, perché le nostre esportazioni, per quanto in crescita, siano ancora molto inferiori a quelle francesi (59 miliardi di euro) o tedesche (73 miliardi).

La presenza di imprese più dimensionate unita a reti infrastrutturali più sviluppate nonché a produzioni alimentari maggiormente market oriented spiegano anche perché oltre il 60% dell’export italiano faccia riferimento ad appena 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, mentre al contrario tutto il Sud del Paese incida per meno del 20%. Un differenziale che rischia di allargarsi ulteriormente anche in quest’anno di trend favorevole ai nostri prodotti, dato che nel primo semestre 2017, mentre le regioni del Nord Italia hanno messo a segno una crescita di oltre il 7% nelle vendite oltre frontiera, quelle del Mezzogiorno non sono riuscite a raggiungere il +2%.

(Fonte: Nomisma) www.nomisma.it

 

Made in Italy, l’eccellenza a tavola in “Filiera Italia”

Per la prima volta agricoltura e industria alimentare italiana d’eccellenza insieme per difendere, sostenere e valorizzare il made in Italy. È questo l’obiettivo della nuova realtà associativa promossa da Coldiretti, Ferrero, Inalca/Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica), che ha tra i soci fondatori Bonifiche Ferraresi, Ocrim, Farchioni Olii, Cirio Agricola, Donna Fugata, Maccarese, Ol.Ma, Giorgio Tesi Group, Terre Moretti (Bellavista) e Amenduni Spa. Una compagine riunita attorno ai valori comuni dell’identità territoriale e nazionale, della trasparenza e della sostenibilità, in una logica di consumo consapevole, ma anche finalizzata a far conoscere e diffondere le pratiche alimentari basate sui principi della Dieta Mediterranea attraverso la combinazione di tutti gli ingredienti utili ad un’alimentazione sana, variata ed equilibrata. Secondo Luigi Cremonini, neoeletto presidente dell’associazione, «nasce finalmente un’alleanza di filiera che mette insieme due componenti preziose e reciprocamente imprescindibili del più importante settore di questo Paese: la produzione agricola e l’industria italiana di trasformazione alimentare. Finisce una contrapposizione immotivata e fuorviante e nasce un’alleanza che tutela la vera distintività e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Un nuovo protagonista fiero ed orgoglioso di rappresentare in Italia ma anche sui mercati mondiali, sia i prodotti di eccellenza del vero made in Italy, sia il modello efficiente e sostenibile dell’agroalimentare italiano che tutto il mondo ammira e richiede». «Si tratta di una nuova forma di rappresentanza in cui Coldiretti, insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori, compresi i mezzi tecnici per l’agricoltura e la tecnologia avanzata per la trasformazione alimentare, sono uniti per la realizzazione di accordi economici e commitment concreti, finalizzati ad assicurare la massima valorizzazione della produzione agricola nazionale anche attraverso la realizzazione di contratti di filiera sostitutivi dell’ormai superata stagione della sterile interprofessione», ha affermato il neo-vicepresidente Enzo Gesmundo. L’associazione avrà sede a Roma presso la Coldiretti in via XXIV Maggio 43 e avrà, in qualità di presidente del Comitato scientifico, il prof. Paolo De Castro. Una delle prime battaglie che vedrà impegnata “Filiera Italia” sarà quella contro l’etichettatura a semaforo inglese, oggi replicata e aggravata dal nutriscore francese, che penalizza un prodotto d’eccellenza come l’olio d’oliva e avvantaggia incomprensibilmente prodotti come l’olio di colza.

 

Quinto elemento: on-line il cortometraggio di Ice e Federalimentare

«Il Quinto Elemento è un cortometraggio realizzato dall’Agenzia ICE nell’ambito delle iniziative del Piano Straordinario per il made in Italy del Mise. L’obiettivo è quello di promuovere le eccellenze del settore agroalimentare italiano nel mondo. Il titolo evoca la capacità tutta italiana di trasformare le materie prime, frutto dei quattro elementi naturali, in prodotti straordinari. Questa capacità è il nostro quinto elemento, fatto di tradizione, unicità del territorio, processi tecnologici e attenzione alla qualità, che rendono i nostri prodotti unici». Così i presidenti di Ice e Federalimentare, rispettivamente Michele Scannavini e Luigi Scordamaglia, sintetizzano l’obiettivo del video “The Fifth Element”, realizzato dall’Agenzia ICE, con il supporto operativo della Federazione dell’Industria alimentare italiana, nell’ambito delle iniziative del Piano straordinario per il made in Italy del Governo italiano. Il cortometraggio è stato mostrato in anteprima in occasione della presentazione della Settimana della cucina italiana nel mondo a Villa Madama, a Roma.

Ecco il link al video: youtu.be/8262LZEfcEY

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore