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Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2017

Rubrica: Legislazione
(Articolo di pagina 16)

Pomodoro, finalmente sai da dove viene!

I ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno firmato i decreti per l’avvio dell’obbligo di origine per le conserve, i sughi e i derivati

Oltre l’82% degli Italiani chiede trasparenza nell’indicazione dell’origine del pomodoro e dei suoi derivati usati nelle salse, nei sughi e nelle conserve. È importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica on-line sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari avviata sul sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, a cui hanno partecipato oltre 26.000 cittadini. Sull’onda di questo sondaggio i ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno firmato il decreto interministeriale per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine dei derivati del pomodoro. I provvedimenti introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero-caseari, per la pasta e per il riso. Esso si applica ai derivati come conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. «Rafforziamo il lavoro fatto in questi mesi in tema di etichettatura» ha dichiarato Martina. «Come ho ribadito anche oggi al commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Andriukaitis, crediamo che questa scelta vada estesa a livello europeo, garantendo la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011. Il tema della trasparenza delle informazioni al consumatore è un punto cruciale per il modello di sistema produttivo che vogliamo sostenere. L’Italia ha deciso di non attendere e fare in modo che i cittadini possano conoscere con chiarezza l’origine delle materie prime degli alimenti che consumano. Soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro l’etichetta aiuterà a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma».

 

Quali sono le novità del decreto?

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  • Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
  • Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

 

L’origine in etichetta

Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. I provvedimenti prevedono una fase per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte. Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del Regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

 

Codacons e Coldiretti applaudono

«Finalmente, anche se con enorme ritardo, viene attuata una vera tutela dei consumatori e del made in Italy» commenta il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Gli Italiani sono stati finora del tutto ignari circa la provenienza delle materie prime di numerosissimi prodotti, al punto che il 50% della spesa alimentare nel nostro Paese era anonima. Grazie a questa novità sarà possibile garantire maggiore trasparenza e consapevolezza». «Con un aumento del 36% degli arrivi dalla Cina, per un totale 92 milioni di chili di concentrato di pomodoro da spacciare come made in Italy nel 2016, l’arrivo dell’obbligo di indicare la provenienza rappresenta un’attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori». Lo afferma Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, nel commentare positivamente l’annuncio del decreto per l’etichetta d’origine. “Ad oggi — spiega la Confederazione in una nota — l’obbligo di indicare la provenienza è in vigore in Italia solo per le passate ma non per pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati. Il risultato è che dalla Cina si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione”.

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