Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2017

Rubrica: Legislazione
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 24)

Il campo minato dei claims

La regola generale è che le informazioni volontarie, specie se indicate in etichetta, siano chiare, non inducano in errore, non siano ambigue nel significato, né confuse per il consumatore medio. In più, devono essere basate su dati scientifici pertinenti. In nessun caso, in etichetta o nella comunicazione al consumatore, in generale, le informazioni volontarie possono occupare lo spazio di quelle obbligatorie. Il Regolamento UE 1169/2011 stabilisce altresì che sia facoltativo dare informazioni relative alla presenza eventuale e non intenzionale di sostanze o prodotti che provocano allergie ed intolleranze oppure precisare che il prodotto sia idoneo per vegetariani o vegani o ad altri gruppi specifici di popolazione. Tuttavia, il produttore può avere le ragioni più svariate per evidenziare delle caratteristiche specifiche dell’alimento che ne potrebbero giustificare non solo l’acquisto, ma anche un prezzo più elevato rispetto ai prodotti similari. Le peculiarità possono essere enfatizzate, ma alle condizioni previste dalla norma. Si vuole infatti evitare che una comunicazione distorta, priva di fondamento o anche solo equivoca, induca in errore il consumatore nella scelta in fase d’acquisto. Trattandosi di una materia molto delicata, le relative prescrizioni non sono da ricondurre solo al Regolamento 1169/2011, ma anche al 1924/2006. Di recente è stato inoltre licenziato in Italia il decreto sulle sanzioni. Pertanto l’utilizzo errato dei claim fatto in buona o malafede può essere molto rischioso, per le pene pecuniarie che comporta.
Si può considerare claim qualunque messaggio, compresi quelli figurativi, riconducibili ad immagini o simboli, che in qualsiasi forma suggerisca o sottintenda che un alimento vanti particolari caratteristiche sul piano nutrizionale o salutistico. Per sostanza nutritiva si intendono le proteine, i carboidrati, i grassi, le fibre, il sodio, le vitamine e i minerali elencati nell’allegato della Direttiva 90/496/CEE e le sostanze che appartengono o sono componenti di una di tali categorie.
L’indicazione nutrizionale ha un significato ampio e riguarda qualunque indicazione che comunichi, anche solo indirettamente, che un alimento ha particolari proprietà nutrizionali benefiche perché apporta, o non apporta, o apporta in misura ridotta o maggiore, un valore energetico. E ancora, che affermi o anche solo sottintenda che contiene, o non contiene, o contiene in misura ridotta o accresciuta, una certa sostanza nutritiva o di altra tipologia. Per indicazione sulla salute si intende invece più precisamente una qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento, o uno dei suoi componenti, e la salute umana. Può pertanto essere relativa alla riduzione di un rischio di malattia, come per esempio qualunque messaggio che affermi, suggerisca o sottintenda che il consumo di una data categoria di alimenti riduce significativamente un fattore di rischio di sviluppo di una malattia umana.
L’impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute è permesso solo se sono rispettate alcune condizioni. Innanzitutto il riferimento all’effetto benefico deve essere supportato da basi scientifiche. Inoltre, l’indicazione è ammessa se la sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita l’indicazione:
è contenuta nel prodotto finale in una quantità significativa o, in mancanza di tali regole, in quantità tale da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove scientifiche;
non è presente o è presente in quantità ridotta, in modo da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove scientifiche;
e ancora: se la sostanza per la quale è fornita l’indicazione si trova in una forma utilizzabile dall’organismo.
Le regole si riferiscono alle dichiarazioni sulle etichette dei prodotti, ma anche a quelle utilizzate nella pubblicità, nei siti web e persino nella vendita del prodotto sfuso, seppure con alcune semplificazioni. In sostanza il campo di applicazione è qualunque tipo di comunicazione al mercato, nelle varie forme. Tra le regole è previsto che possano essere utilizzati solo termini o locuzioni presenti in specifici elenchi e qualunque concetto non compreso nelle liste è da considerarsi vietato in assenza di specifica autorizzazione da parte dell’Efsa.

Condizioni generali di utilizzo
Ci sono inoltre delle condizioni generali di utilizzo dei claim. Questa particolare tipologia di messaggio al pubblico deve essere comprensibile per il consumatore medio, ovvero per un soggetto normalmente informato, ragionevolmente attento e cauto. Non può incoraggiare consumi eccessivi di cibo, non può essere falsa, né ambigua o fuorviante. Allo stesso modo, non deve far nascere timori nei consumatori o sfruttarne la paura, per esempio dando adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull’adeguatezza nutrizionale di altri alimenti. È altresì vietato fare riferimento a cambiamenti delle funzioni corporee o affermare, suggerire o sottintendere che una dieta equilibrata e varia non possa, in generale, fornire quantità adeguate di tutte le sostanze nutritive. I claim — che si devono sempre riferire agli alimenti pronti al consumo — devono essere formulati sulla base di prove scientificamente accettate e, se richiesto, rese disponibili agli organismi competenti dei controlli. Come anticipato, le indicazioni nutrizionali sono consentite solo se comprese nell’allegato al Regolamento 1924, ma è bene precisare che le indicazioni sulla salute sono consentite solo se sull’etichetta sono aggiunte anche altre informazioni, come una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano. È altresì obbligatorio segnalare la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico richiamato, come valore aggiunto.
I prodotti destinati ad un’alimentazione particolare, le acque minerali naturali, le acque destinate al consumo umano e gli integratori alimentari sono oggetto di specifiche norme e pertanto si devono ritenere esclusi dal campo di applicazione del Regolamento 1924. Qualora una denominazione commerciale, una denominazione di fantasia o un marchio possano essere intesi come un’indicazione nutrizionale o sulla salute, questi possono essere utilizzati senza essere soggetti alle procedure di autorizzazione, a condizione che l’etichettatura, la presentazione o la pubblicità rechi anche una corrispondente indicazione nutrizionale o sulla salute. Nel caso, invece, di denominazioni tradizionalmente utilizzate per indicare le peculiarità di una categoria di alimenti o di bevande che potrebbero avere un effetto sulla salute umana, la norma prevede una procedura differente che comporta, tra le varie cose, l’inoltro di una richiesta di autorizzazione all’autorità competente dello Stato Membro che, a sua volta, la trasmette alla Commissione per una pronuncia.
Per uniformare più possibile il trattamento, la Commissione ha a suo tempo stabilito delle esenzioni e dei profili nutrizionali specifici, a cui si devono attenere gli Osa in riferimento ad alcune categorie di alimenti. Questo, allo scopo di stabilire se un prodotto è idoneo a riportare in etichetta un messaggio nutrizionale o salutistico, ma anche per evitare che l’indicazione nasconda il valore nutrizionale complessivo dell’alimento, confondendo il consumatore.
È inoltre il caso di precisare che, pur essendo il Regolamento 1924 la principale norma sul tema, il successivo 1169 lo modifica in parte e tra le varie cose stabilisce che, qualora sia formulata un’indicazione nutrizionale e/o sulla salute per una sostanza nutritiva, la quantità di detta sostanza debba essere dichiarata. È altresì previsto che l’etichettatura nutrizionale dei prodotti sui quali è formulato un claim sia obbligatoria, ad eccezione della pubblicità generica. Solo a titolo esemplificato e non esaustivo segnaliamo che il termine “senza” può essere utilizzato quando l’alimento contiene un dato nutriente in quantità vicina allo zero, così come “basso” può essere utilizzato se il prodotto contiene quel nutriente in quantità maggiore rispetto agli alimenti etichettati con la dicitura “senza”. Quando invece si utilizza il termine “a ridotto”, il contenuto del nutriente deve essere in quantità inferiore del 30% rispetto alla versione classica.
Ci sono poi una serie di altre indicazioni nutrizionali, come “a basso contenuto calorico”, che si riferiscono a prodotti che contengono non più di 40 kcal/100 g per i solidi o più di 20 kcal/100 ml per i liquidi. E ancora: “a ridotto contenuto calorico”, dove il valore energetico è ridotto di almeno il 30%, o “senza calorie”, quando il prodotto non contiene più di 4 kcal/100 ml. “A basso contenuto di grassi” significa che l’alimento non apporta più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi. “Senza grassi”, che il prodotto non contiene più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml.
Così discorrendo, le precisazioni sono innumerevoli e riguardano, tra gli altri, i grassi saturi, gli zuccheri, gli zuccheri aggiunti, la dicitura “leggero/light”, le fonti di acidi grassi Omega-3, di grassi monoinsaturi o insaturi, le fonti di fibre. Corre l’obbligo di precisare che “ad alto contenuto di proteine” può essere riferito solo a un alimento che vanti almeno il 20% di proteine sul valore energetico complessivo. Quando l’alimento è segnalato come “fonte di/ad alto contenuto di… (vitamina e/o minerale)”, esso deve contenere rispettivamente almeno il 15-30% della dose giornaliera raccomandata di vitamina e/o minerale. Allo stesso modo, “a tasso ridotto di… (data sostanza nutritiva)”, la riduzione deve essere di almeno il 30% rispetto a un prodotto simile.
Le condizioni di utilizzo delle indicazioni sono innumerevoli e per gli Osa che intendono utilizzarle vale davvero la pena di approfondire la materia. È il Decreto Legislativo 7 febbraio 2017 n. 27 a disporre la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al Regolamento 1924, prevedendo sanzioni importanti e differenti a seconda della violazione specifica.
L’operatore che utilizza claim che danno adito a dubbi sulla sicurezza o sull’adeguatezza nutrizionale di altri alimenti, o che incoraggiano o tollerano il consumo eccessivo di un elemento, per esempio, rischia una sanzione amministrativa pecuniaria da e 3.000 a e 30.000 se l’indicazione è sulla salute, da e 2.000 a e 20.000 se è nutrizionale. Più semplicemente, l’azienda che, nell’apporre l’indicazione nutrizionale o sulla salute non la riferisce agli alimenti pronti per essere consumati, rischia da e 2.000 a e 10.000. L’Osa che non ottempera alla richiesta dell’autorità competente di fornire tutti gli elementi e i dati comprovanti i valori indicati in etichetta può vedersi comminata una sanzione amministrativa da e 2.000 a e 6.000. Chi invece fornisce indicazioni sulla salute non incluse negli elenchi delle indicazioni autorizzate rischia da e 6.000 a e 24.000.
Ma le sanzioni più importanti sono inflitte in occasione di indicazioni che suggeriscono che la salute potrebbe risultare compromessa dal mancato consumo dell’alimento; che fanno riferimento alla percentuale o all’entità della perdita di peso; che fanno riferimento al parere di un singolo medico o altro operatore sanitario o altre associazioni. In questo caso si rischia da e 5.000 a e 40.000.
La relativa attività di controllo può essere svolta dal Ministero della Salute, Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano e Aziende Sanitarie Locali, secondo gli ambiti di rispettiva competenza. Queste autorità possono svolgere le attività di controllo anche su segnalazione di soggetti privati.


Sebastiano Corona

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