Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2017

Rubrica: Vino
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 88)

Consorzio Terroir Marche e i vini bio di Offida

Oggi che il consumatore è molto più interessato ai vini bio, le Marche hanno tante carte da giocare nel rimescolamento dei gusti di mercato. Pioniera del biologico già nel 1978, la regione approvò la legge 57 del 1990, fissando regole, stanziando incentivi e anticipando le disposizioni europee del ‘91 e ‘92. Cosa è cambiato da allora? I metodi e le pratiche del bio si sono largamente diffuse, non solo in vigna, fino ad arrivare al numero di quasi 2.500 aziende biologiche e a una superficie regionale di 50.000 ettari (il 12,4% della Sau). Dopo i cereali (ca. 11.000 ettari) una filiera che conta è quella vitivinicola, con 3.752 ettari bio, dietro solo a Sicilia, Puglia e Toscana.

Un Consorzio virtuoso tra le colline di Offida
Partiamo da questa cornice di dati, fatti e numeri per vedere cosa accade, in dettaglio, in un piccolo borgo marchigiano, Offida, in provincia di Ascoli Piceno, una terra che ha scalato i vertici dell’enologia regionale con il vitigno Pecorino, protagonista dell’Offida Pecorino Docg: una varietà a buccia spessa e discreta concentrazione di acidità e zuccheri che danno al vino longevità e struttura, ideali per andare ben oltre l’annata.
Tra le colline di Offida sono attive 3 delle 13 cantine del consorzio Terroir Marche, un sodalizio virtuoso che aggrega solo piccoli produttori biologici (vedi box) che usano solo le loro uve, insomma “contadini” con un rapporto stretto e diretto con la terra. Il sodalizio prevede infatti di produrre “in prima persona, dalla vigna alla bottiglia, vini che abbiano un legame assoluto con il territorio di provenienza e contribuire a costruire un mondo migliore attraverso un’agricoltura migliore”.
Correva l’anno 1979 quando un gruppo di amici uniti da ideali comuni creò l’azienda Aurora, pioniera ante litteram del bio con una scelta allora avveniristica, ma potremmo dire avventurosa. L’obiettivo era di mettere i soci in condizione di auto-produrre l’occorrente per vivere e lavorare, ma col tempo si vide che i terreni erano assai vocati alla vite e al vino. Il risultato? Oggi Aurora continua a coltivare frutta, ortaggi, cereali antichi e ulivi, a produrre miele e olio, ma il vino rappresenta l’80% della produzione totale di quest’azienda di 32 ettari (12 di bosco, 10 di vigna, ecc…). Sono quasi 60.000 bottiglie l’anno, in maggioranza bianchi, ottenute da vitigni Montepulciano, Sangiovese, Morettone, Pecorino, Passerina, Trebbiano, Malvasia e altri. «Un tempo il biologico era discriminante — ricorda Lorenzo Spaccasassi, 62 anni, socio fondatore anche di Terroir Marche — ma oggi è ampiamente dimostrato che si possono fare vini di qualità con questo tipo d’agricoltura. Dal punto di vista sanitario le uve non sono molto diverse, ma per arrivare agli stessi risultati qui in Aurora non usiamo prodotti chimici. Inoltre, con il passaggio al biodinamico sparisce la concimazione organica della terra. Così il nutrimento è garantito da sovesci di erbe miste e preparati biodinamici, che sono attivatori; una sorta di fermenti del terreno».
Tempo dopo, a fine anni ‘90, anche Silvano Di Nicolò, proprietario di 15 ettari in diversi appezzamenti di Offida (11 di vigne), fece il grande salto nel biologico, certificandosi però solo 5 anni fa. L’azienda La Valle del Sole attualmente produce 550-600 ettolitri l’anno, ma con appena 20.000 bottiglie il grosso della produzione è venduto sfuso. A fine anni ‘90 l’Università di Milano condusse uno studio di zonazione sul territorio. Nel 2001 nacque la Doc Offida Pecorino, divenuta Docg nel 2011. Questa concomitanza spinse La Valle del Sole a rivoluzionare la gestione del vigneto applicando i suggerimenti e le indicazioni della ricerca (potature, sesti d’impianto, inerbimento su tutta la superficie vitata e tutto l’anno, ecc…). «Invece, attraverso l’agricoltura biologica — ricorda Alessia, figlia di Silvano — abbiamo riportato l’equilibrio e l’armonia in vigna, oggi un ecosistema ricco d’insetti. Zolfo e rame per i trattamenti sono sempre più ridotti, le distanze tra i filari sono aumentate per l’aerazione tra le viti. E non usiamo anticrittogamici, antimuffe, antiparassiti. Il nutrimento dei terreni arriva dalle erbe trinciate con lo sfalcio. Se siamo contenti del bio? La qualità è maggiore, le uve sono sane e le rese più basse».
Ultima in ordine cronologico a investire sul bio a Offida, tra le cantine associate a Terroir Marche, è stata PS Winery, dove P sta per Paolini (Raffaele) e S per Stanford (Dwight). Un ex giornalista, il primo, un ex chirurgo di Kansas City, il secondo, che nel 2007, dopo aver condiviso un master di Scienze Gastronomiche, hanno deciso di gettarsi a capofitto anche in un progetto imprenditoriale comune. La prima vendemmia risale al 2010 e da allora, oltre all’aspetto biologico, i due soci hanno investito sulle basse rese per ettaro: 50-60 quintali che arrivano a 30-40 per la varietà Cabernet Sauvignon. Il tutto con un lavoro in vigna completamente manuale, potatura, cimatura, vendemmia verde, e una grande attenzione a prevenire le malattie. «Siamo nati verdi, il biologico non è stato una scelta» afferma Dwight Stanford, ex chirurgo laureatosi poi in Enologia. «Essere bio significa essere amici del pianeta. È un sentimento che provi dentro. I primi a bere il nostro vino e stare in vigna siamo noi. Oggi — conclude Stanford con una virata tecnica — c’è qualità anche nel bio, i vini possono essere buoni e puliti come gli altri. I prodotti scarsi di un tempo erano il risultato di una mancanza di competenza».
«Però il biologico comporta più attenzione e lavoro» aggiunge Raffaele, mentre assaggiamo un calice di Offida Pecorino Docg sulla bella terrazza panoramica. «Il primo bio era il cosiddetto vino del contadino. Oggi un bravo produttore è un bravo produttore. Però se è biologico deve lavorare di più, ma il risultato è lo stesso».

A luglio la Mangialonga Picena
Dieci tappe gourmet e di abbina­menti con i vini di Offida, su tutti il Pecorino Docg, ma anche con le birre artigianali del territorio. Ap­pun­tamento a domenica 23 luglio con la IV edizione della Mangialonga Pi­cena (www.mangialongapicena.it), passeggiata enogastronomica tra i vigneti e il borgo di Offida organizzata dall’associazione culturale Picenum Tour in collaborazione con gli chef e le cantine della provincia ascolana. Quest’anno un percorso di gusto e natura lungo 6,5 km per far conoscere i tesori enogastronomici e paesaggistici del sud delle Marche.


Massimiliano Rella

 

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore