Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2017

Rubrica: Commercializzazione
Articolo di Guidi G.
(Articolo di pagina 48)

Gli USA riscrivono le regole in fatto di igiene e sicurezza e tutto il mondo si adegua

La futura Bibbia dell’agroalimentare negli Stati Uniti d’America

Al contrario di quanto è stato erroneamente percepito nel resto del mercato globale, quella degli Usa non vuole essere una politica restrittiva sull’importazione. La finalità è quella della sicurezza e lo è anche rispetto ad atti terroristici che il Governo federale teme possano essere attuati attraverso il cibo. Si chiama Food Safety Modernization Act ed equivale al nostro Pacchetto Igiene. È quindi il documento destinato a diventare la Bibbia dell’agroalimentare negli Stati Uniti d’America. Fulcro dei nuovi protocolli è l’obbligo, per tutte le imprese che commercializzano prodotti alimentari negli Usa, di adottare il sistema Hazard Analysis and Risk-Based Preventive Controls, una procedura di autocontrollo molto simile al nostro Haccp. Si tratta infatti di un sistema di controllo e prevenzione dei rischi, insiti nel trattamento e produzione di prodotti, che ogni azienda deve considerare al proprio interno. Nella stessa norma vengono conferiti importanti e nuovi poteri alla Food and Drug Administration (Fda), quell’ente che potremmo semplicisticamente considerare come l’equivalente dell’Efsa in Europa.
A questo organismo sono riconosciuti compiti di controllo sanitario su alimenti e farmaci commercializzati nel Paese. Pertanto il suo ruolo diverrà prevalentemente di prevenzione dei danni derivanti dalla cattiva qualità degli alimenti, sia quelli prodotti localmente, che quelli importati.
Ma la Fda ha così acquisito in questa sede anche nuovi poteri coercitivi, mirati ad ottenere maggiore adesione agli standard di sicurezza alimentare in generale.
La norma, licenziata dall’amministrazione Obama nel 2011, è molto vasta ed introduce, tra le varie cose, nuovi strumenti per assicurare che i prodotti alimentari importati rispondano agli stessi standard di quelli prodotti nel Paese, oltre a richiedere la costituzione di un sistema integrato nazionale di sicurezza alimentare, in collaborazione con le autorità statali e locali.
Alcuni di questi passaggi si sono già attuati, come per esempio, l’attribuzione del potere che permette alla Fda di ordinare alle aziende il richiamo di prodotti. Altri, invece, necessitano di ulteriori norme di attuazione.
Con le stesse modalità di entrata in vigore a più step, anche l’obbligo per le imprese è diviso in scadenze diverse, a seconda dei parametri aziendali.
Facendo una valutazione complessiva si può osservare che, sebbene la nuova norma rappresenti per i nostri produttori l’ennesimo onere, la sua introduzione è comunque un fatto positivo, non solo per i consumatori statunitensi, ma anche per gli esportatori europei. Le aziende dell’Eurozona si presentano infatti negli Usa con produzioni di qualità medio alta e sono già da decenni soggette, in casa propria, a norme di stessa complessità e garanzia di quelle statunitensi.
Il confronto quindi non solo non sarà traumatico, ma offrirà l’occasione di giocare una carta che un tempo, nel mercato, rimaneva nascosta e non poteva essere spesa. Non ci sono dubbi sul fatto che nel confronto con Paesi dove le regole e i controlli sui prodotti non sono adeguate, i nostri avranno la meglio.
È bene altresì precisare che le nuove disposizioni non generano obblighi specifici per l’importazione, poiché la documentazione e le procedure richieste per l’ingresso negli Stati Uniti rimangono sostanzialmente le stesse. Tuttavia, l’adozione del protocollo Harpc è invece fondamentale ed obbligatoria in sede di ispezione degli impianti di produzione e dei magazzini, da parte della Fda. Alle aziende produttrici che non si fossero dotate di un sistema Harpc sarà vietato importare specialità alimentari negli Stati Uniti. Questo implica che qualunque importatore, dovendosi cautelare, a propria tutela richieda la prova dell’applicazione delle suddette norme.
Il Fsma è composto da più parti, relative a temi comuni quali la pre­venzione, l’aspetto ispettivo e la conformità alla norma, la sicurezza nella fase di importazione, la partnership e il miglioramento. La prima rule è fina­lizzata alla valutazione e prevenzione, ma comprende strumenti di monitoraggio di registrazione e relative azioni correttive. I soggetti interessati sono tutti i produttori alimentari, con alcune eccezioni relative ai settori dei succhi di frutta, del pesce, del vino e degli alcolici. I contenuti delle rules sulle ispezioni lasciano intravedere un aumento dei controlli, ma anche un metodo che prevede la valutazione dell’analisi del rischio specifico e la relativa risposta dell’azienda.
Ogni caso si potrà pertanto considerare un caso a sé.

Partnership e collaborazioni necessarie per aumentare la sicurezza a livello mondiale
Allo scopo di elevare il livello complessivo della sicurezza alimentare, gli Usa sottolineano nel documento la necessità di partnership e collaborazioni con tutte le agenzie per la sicurezza operanti a livello mondiale, a partire da quelle interne, nella consapevolezza che la cooperazione tra soggetti che operano con lo stesso scopo, sia fondamentale.
Nell’ambito della sicurezza sulle importazioni è compreso, tra le varie cose, un programma di verifica per gli importatori, che offra uno strumento di controllo nei confronti delle aziende straniere che intendono commercializzare il proprio prodotto negli Usa. Importatori che rispondono sia dei contenuti dell’etichetta che di eventuali adulterazioni e che, quindi, investiti di così vasta responsabilità, costringeranno le aziende partner ad operare in pieno rispetto della norma.
Sono inoltre degne di nota le final rules che, tra le varie cose, prevedono indicazioni specifiche per le adulterazioni volontarie, il trasporto sanitario, i controlli di parte terza, i prodotti agricoli, l’alimentazione animale.
Le differenze con la nostra normativa sono diverse e, sebbene gli Stati Uniti siano arrivati a certa disciplina con anni di ritardo rispetto all’Europa, la legislazione americana appare altrettanto completa ed esaustiva e, sotto certi profili, molto severa.
Rimane inoltre aperto il campo dello scambio di prodotti di origine animale, rispetto ai quali esistono accordi di equivalenza veterinaria, che sostanzialmente si traducono in un reciproco riconoscimento delle norme e dei sistemi di controllo dei due Paesi. Norme che, per quanto diverse tra loro, garantiscono agli uni e agli altri, una certa protezione della sanità pubblica, in quest’ambito. Le differenze di approccio, soprattutto nel settore delle carni, continuano infatti ad essere significative.
Basti pensare alle nostre restrizioni sull’utilizzo degli ormoni, degli OGM, ai metodi di decontaminazione delle carcasse nei macelli utilizzati negli Usa ed altri aspetti di minore entità.
I tempi per l’adeguamento a queste nuove norme sono differenti a seconda delle dimensioni delle imprese, distinte in piccole o grandi aziende. Corre tuttavia l’obbligo di segnalare che, non potendo fare delle verifiche sul campo in maniera oggettiva e, altresì, per semplificare le cose, gli importatori stanno già chiedendo l’adeguamento alla norma a tutti, senza distinzioni di sorta.
L’applicazione delle regole è quindi di fatto richiesta con notevole anticipo rispetto alle scadenze ufficiali. Gli importatori hanno la necessità di verificare le condizioni dei propri partner anzitempo, per tutelarsi dal rischio di sanzioni, anche penali. Inoltre, poiché l’applicazione delle disposizioni richiede tempi lunghi di introduzione in azienda, si vogliono altresì evitare lungaggini o, peggio ancora, l’arresto della circolazione delle merci, per impreparazione delle aziende.
Nel frattempo, le società di consulenza e alcuni enti di certificazione in Italia si stanno attrezzando per supportare le imprese in questa operazione che — pur non particolarmente difficoltosa — non è realizzabile in qualche giorno di lavoro e richiede impegno, professionalità e risorse. Non solo: è necessaria infatti una gap analysis in fase prelimi­nare, ma anche l’effettiva messa in pratica di quanto previsto dalla Fsma, con l’adozione di un manuale Harpc che deve essere predisposto da un soggetto qualificati allo scopo e identificato dall’azienda solo in presenza di una serie di requisiti specifici dettati dalla norma.
In alternativa, è possibile seguire un corso di formazione tenuto da docenti direttamente formati e approvati dalla Fda, ma anche per questo occorrono tempo e denaro.


Guido Guidi

Premiata Salumeria Italiana
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