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Premiata Salumeria Italiana nr. 3, 2017

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 100)

Sapore di lava

Vulcanei è una manifestazione dedicata ai vini elaborati con uva nata sui terreni vulcanici dei Colli Euganei. L’edizione 2017 si è tenuta il 6 e 7 maggio presso il Castello di Lispida a Monselice. Un’idea avvincente interpretare il vino secondo spunti di lettura che si riconducono a territori lontani tra loro ma marcati da una medesima origine

A poche decine di chilometri da una delle città italiane più conosciute al mondo, Venezia, il Parco Regionale dei Colli Euganei, nel Padovano, conserva natura e luoghi di interesse artistico ancora poco noti. Diciannovemila ettari in cui nascono 1.300 specie vegetali (un terzo dell’Italia intera): pensare di dover dare una mano al terreno per produrre è una contraddizione, fanno sapere. Pertanto, soprattutto su questi colli di origine vulcanica isolati nella pianura si è moltiplicato negli ultimi anni il numero delle aziende vitivinicole di gran pregio, che strizzano l’occhio all’agricoltura biologica e biodinamica. I Colli Euganei ospitano da due anni anche Vulcanei (vulcanei.wine), un’iniziativa dedicata ai vini elaborati con uva che è nata su terreni vulcanici. L’edizione 2017 si è tenuta il 6 e 7 maggio presso il Castello di Lispida a Monselice.

Un’idea avvincente, quella di interpretare il vino secondo spunti di lettura che si riconducono a territori lontani tra loro ma marcati da una medesima origine. Una manifestazione pertanto originale nell’approccio e nei contenuti, voluta dal Consorzio Vini Colli Euganei, in collaborazione con l’associazione Volcanic Wines, la Strada del Vino Colli Euganei e il Consorzio Terme Euganee. Molti assaggi hanno confermato una certa uniformità di risultato, in particolare un sottile aroma di pietra focaia, in taluni casi un retrogusto amarognolo.
L’area dei Colli è caratterizzata sostanzialmente dalla presenza di due star: il Fior d’Arancio, da uve Moscato giallo, e il taglio Bordolese, il cui uso pare sia sbarcato su questi poggi già a metà Ottocento. In verità il territorio deve molto a Franco Zanovello. La sua azienda, Cà Lustra (calustra.it), è stata cresciuta con la sensibilità a sviluppare vini elaborati con attenzione filologica alle varietà utilizzate e all’ambiente. Non solo: per Zanovello la produzione di vino è attività principale, pertanto la cura all’esecuzione non è demandata ad altri se non ai più stretti familiari. I vini che escono da qui si distinguono in un caso per la dolcezza equilibrata e non stucchevole, come quella del Passito Docg dove zafferano e albicocca fanno a gara per emergere nel bicchiere, nell’altro per il destino da lungo invecchiamento che hanno bottiglie come Natìo.

L’annata 2007 presentava aspetti olfattivi e tannici ancora ai primi stadi di evoluzione. Grande esempio di amore verso il territorio i vini dell’Azienda Agricola Reassi (reassi.it; in Veneto i reassi sono gli smottamenti del terreno), che da anni ricerca nella valorizzazione dei vitigni locali un’impronta personale. Come nel Vin Bastardo, che parte da una base di Marzemino bastardo grosso, prende colore con la Turchetta e acidità, tannicità e fenoli dalla Carbonella. Le tre uve, a maturazione differita, vengono assemblate già vino, un vino rosso profondo dal profumo accentuato di bacche di rovo e timo e sapidità accentuata. Francesca Callegaro, la proprietaria, si è anche presa a cuore il vitigno passatole dai suoceri, di uva Pinella, piante di cent’anni e forse più. Ne ha fatto la propria sfida con OP!, Opera prima, spumante metodo classico con 36 mesi di rifermentazione in bottiglia. Clamoroso il ricordo di tè verde al naso, di pera, cedro e ananas sulle labbra. Mentre le bollicine grasse e numerose percorrono rapide il liquido paglierino chiaro.
Il Fiore della Costiera, Moscato giallo passito Igt, che Barbara Gamba de Alla Costiera (allacostiera.it) presentava, si è espresso con colore arancio carico e riflessi ambrati, naso di buccia di pomodoro e arancia candita, bocca di frutta secca e miele. Forse vale il viaggio sino a Vò Euganeo, ovunque voi siate.
Io Simone Lunardi e Mattia Lunardi li avevo equivocati, per attaccamento all’azienda per cui lavorano, proprietari de Le Volpi (levolpi.it). Ma de Le Volpi, loro giovani — 70 anni in due —, sono meri collaboratori. Eppure si deve a loro il piacere del 24 Mesi, taglio Bordolese con impercettibile aggiunta di Cabernet Franc, granato all’occhio, di marasca e susina matura il naso, balsamica, levigata e sapida la bocca.
Roberto Gardina e le due figlie Sil­via e Roberta sono invece l’anima e motore di Quota 101 (quota101.com), azienda amica della biodiversità. Sebbene proveniente da altra attività imprenditoriale, Gardina si è trasformato negli anni in difensore del territorio per mezzo dell’abbraccio a pratiche agronomiche particolarmente rispettose dell’ambiente. Ne nasce, tra gli altri, un Fior d’Arancio Docg delizioso, ricco di colore, aromi e soffice spuma.
Altrettanto singolare il percorso di Paolo Brunello, concertista che conduce in prima persona Vignale di Cecilia. «Faccio in modo che si realizzino fermentazioni spontanee e non utilizzo lieviti selezionati per i miei vini». Quello, neanche a dirlo, più musicale è Passacaglia, da uve Merlot, Cabernet e Barbera, che nasce da lunghe macerazioni e interventi manuali di follatura. Il 2009 si è divertito a scompaginare le competenze del palato con scatti balsamici e di carruba, e un soffio di cacao in un crescendo di su e giù salini. Risultati complessi ed evoluti.
Tra i banchi abbiamo scovato anche un enfant terrible, Alideo, il Sangiovese Maremma Toscana Doc de La Biagiola (labiagiola.it), annata 2013, spregiudicato di razza, dagli aromi di viola, vulcanee note di susina e amarena. Da Pianetti Sovana. Sempre in territorio etrusco, ma nel Viterbese, bisogna passare da Tarquinia per sentire profumi vulcanei nel Viò dell’Etruscaia (etruscaia.it), di uve Viognier. Insolito? Certo: l’azienda di Olga Ricci nasce proprio da un progetto sperimentale realizzato in collaborazione con l’Università di Pisa. Viò, sapido, lascia dietro di sé un indimenticabile aroma di mandorle amare.
Poi giù, verso il Vesuvio, con la bella (ri)scoperta del Piedirosso. Accantonato negli anni Novanta per mancanza di alcolicità, tannicità e colore, oggi questo vitigno diventa, nelle mani di Raffaele Moccia (agnanum.it), un bell’esempio di rivincita contadina: percezione di frutta e acidità che si muovono intorno a profumi di geranio e amarena: ecco il Per ‘e palumm Campi Flegrei Doc prodotto a ridosso della Riserva naturale degli Astroni! Raccolta delle uve a mano anche a causa delle pendenze dei terreni che accolgono le vigne e vinificazione di non intervento per mantenere aromi e sapori del tutto originali.
Originalità che pervade le bottiglie in mostra dal distretto sud-orientale della Stiria, in Austria. Tre ci hanno colpito. Come il Riesling renano Klöcher Hochwarth dell’azienda agricola Winkler Hermaden (winkler-hermaden.at), a coltivazione biologica su basalti e rocce tufacee ad alto contenuto di ferro in superficie. Ha dato naso di pompelmo rosa e selce, palato di corpo con elevata mineralità e indizi di pepe bianco.
Al limite della pianura della Pannonia, sui terreni collinari (e vulcanici) di Straden, in quella che viene descritta come cantina elegante e ultramoderna, Christoph Neumeister (neumeister.cc) fa sbocciare da viti allevate con sistema biologico vini magici come il Sauvignon bianco del 2015, un potpourri di crosta di pane, ortica, menta ed erba medica. Per evitare qualsiasi tipo di intervento, applica persino il principio del flusso di gravità dalla vendemmia all’imbottigliamento finale.
Ma è grazie a personaggi come Ewald Zweytick (ewaldzweytick.at) che i territori germogliano. Come quel Franco Zanovello è convinto che «per fare un vino buono, anche i vinaccioli devono essere maturi. Così nel 1997 stavamo aspettando che arrivasse il periodo ideale per raccogliere la Chardonnay. A inizio novembre il cielo si annuvolò, divenne buio. Correvamo il rischio di perdere l’annata intera e raccogliemmo l’uva». Ne è uscito November rain, dalla fine mineralità, intensa e complessa con un palato cremoso, lungo ma non infinito. Perché, lo dice la canzone stessa, nulla dura per sempre, nemmeno la fredda pioggia di novembre.


Riccardo Lagorio

Premiata Salumeria Italiana
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