Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 3, 2017

Rubrica: Legislazione
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 16)

Nuova sicurezza alimentare USA e industrie salumiere italiane

La nuova normativa americana sulla sicurezza alimentare influenzerĂ  anche le industrie alimentari italiane, non ultime quelle dei salumi

Negli Stati Uniti d’America, all’inizio del secolo, si stimava che ogni anno, su una popolazione di circa 325 milioni di persone, a causa di infezioni e intossicazioni alimentari vi fossero 350.000 casi di malattie gravi con ricovero ospedaliero, 76 milioni di casi di malattie intestinali e 5.000 morti (OMS-WHO, Food Safety and Foodborne Illness, Fact Sheet n. 237, Rev. Sept. 2000). Nell’ambito delle foodborne diseases (malattie di origine alimentare), limitatamente alla produzione avicola, sempre negli USA, si stima che le infezioni trasmesse attraverso le carni dei polli e le uova di gallina causassero ogni anno 5 milioni di casi di malattia e ben 4.000 morti. Queste cifre, denunciate ufficialmente dall’USDA-FSIS, devono essere sommate a quelle che riguardano gli altri alimenti di origine animale: carni suine e bovine, latte e derivati. L’incidenza generale delle foodborne diseases negli USA è veramente preoccupante; causate da Campylobacter jejuni, Clostridium perfringens, Escherichia coli O157:H7, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Toxoplasma gondii, provocano un danno che arriva ai 35 miliardi di dollari. A queste infezioni da batteri e protozoi sempre più si aggiungono quelle da virus.
In Europa, riguardo alla dimensione della popolazione, si presume che vi possa essere una situazione analoga a quella degli USA. L’Italia, in rapporto alla popolazione ufficialmente residente, ogni anno dovrebbe avere, a causa di infezioni originate dal cibo, circa 70.000 casi di ospedalizzati per malattie gravi, circa 1.200 morti e dai 17 ai 18 milioni di casi di gastroenterite.

Nuova normativa americana
Nell’Unione Europea, anche in seguito all’epidemia della cosiddetta “mucca pazza”, con il White Paper on Food Safety (Libro bianco sulla sicurezza alimentare) del 12 gennaio 2000 viene instaurato un nuovo modello per la sicurezza alimentare tramite il sistema HACCP, la tracciabilità delle derrate e altri interventi. Negli USA, dall’inizio del secolo la situazione delle malattie di origine alimentare non è molto migliorata e secondo la Food and Drug Administration (FDA) ogni anno circa 48 milioni di americani (uno su sei) hanno un’intossicazione alimentare, con 128.000 ricoveri ospedalieri e 3.000 morti. Per questo nel 2011, con il Food Safety Modernization Act (FSMA), si è iniziato a stabilire nuove regole federali di sicurezza, che ora, dopo una non facile gestazione, sono entrate in validità nel FDA Issues Guidance for Industry about Model Accreditation Standards for Third-Party Certification Bodies del 6 dicembre 2016.
Si tratta della più importante innovazione legislativa alimentare degli ultimi settant’anni, con ricadute importanti sulle imprese americane e possibili rilevanti riflessi anche sulle normative degli altri paesi, senza contare il ruolo che tali norme potranno avere nella stipulazione di accordi commerciali tra USA e Unione Europea e l’impatto che la nuova normativa rifletterà sulle imprese italiane che vogliono esportare i loro prodotti negli USA.

Normative americane d’interesse italiano
Molte, complesse e dettagliate sono le norme (ben più di quelle a volte discusse nella UE) del Food Safety Modernization Act (FSMA), consultabile sul sito della FDA, e tre hanno un diretto impatto organizzativo ed economico sulle imprese italiane che esportano alimenti negli USA. Nella nuova normativa non solo è divenuto obbligatorio il sistema HACCP, già ben noto e applicato anche in Europa, ma, primo aspetto importante, ogni azienda produttrice di alimenti dovrà avere un Food Safety Plan, un piano globale molto dettagliato di prevenzione dei pericoli per il consumatore, basato sulle misure di accertamento relativamente ad ogni singolo ingrediente e ad ogni singolo pericolo che potrebbe manifestarsi in ognuno degli ingredienti.
Un secondo aspetto riguarda l’obbligo per ogni azienda di avere un Preventive Controls Qualified Individual (PCQI), una persona con alle spalle un corso di formazione specifica approvata ufficialmente dalla FDA o una lunga e provata competenza che lo renda idoneo a intrattenere i rapporti con l’ispettore (di cui il terzo aspetto); si tratta in pratica del responsabile unico qualificato della sicurezza dell’azienda. Non è ancora chiaro se debba essere un dipendente o un consulente esterno dell’azienda; in ogni caso egli occuperà una posizione particolarmente delicata, in quanto dovrà essere a conoscenza dei know how aziendali e tutto quanto avviene in essa.
Il terzo aspetto è l’introduzione della figura dell’ispettore della FDA, che dovrà essere presente in tutte le aziende che esportano negli USA, metà delle quali avranno tempo per mettersi in regola entro il 2018; le altre dovranno farlo entro il 2021. Tutto questo comporterà una vasta assunzione di personale addestrato alle nuove e importanti funzioni.
L’ispettore non solo visiterà le singole aziende, ma le valuterà nel loro complesso, esaminerà il piano di prevenzione dei pericoli e il livello di formazione del personale addetto, colloquiando esclusivamente in inglese con il Preventive Controls Qualified Individual (PCQ) sopra citato. L’ispettore, nel caso di non conformità risolvibili con l’invio di foto o di filmati, potrà ritornare per una seconda visita. La prima visita sarà gratuita, la seconda invece comporterà una spesa oraria di $ 285 calcolati dalla partenza al rientro negli USA (per un viaggio di 3 o 5 giorni si va dai 20.500 ai $ 34.200).
Al di là dei costi, è importante rilevare che l’ispettore potrà:
sospendere all’azienda l’autorizzazione all’invio degli alimenti nelle dogane degli USA;
non riconoscere o evocare la qualifica del Preventive Controls Qualified Individual (PCQ), soprattutto in caso di documentazioni false o artificiosamente preparate e presentate.
Il Food Safety Modernization Act degli Stati Uniti comprende una serie di interventi non ancora esattamente definiti, tuttavia permette alcune considerazioni. La prima è che il quadro normativo americano costituisce un modello di confronto per le altre nazioni che concorrono nel mercato mondiale degli alimenti. Così l’Unione Europea, che dagli USA importa rilevanti quantità di commodity (mais, soia e frumento), potrebbe richiedere controlli e garanzie analoghi a quelli americani. Ci si può anche chiedere se in un futuro il Regno Unito, uscito dalla UE, sceglierà il modello UE o quello USA.

Quali influenze sulle aziende italiane?
Una seconda considerazione riguarda l’impatto della nuova normativa sulle esportazioni alimentari italiane di qualità, dai vini ai prodotti Dop quali Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma. I grandi complessi produttivi non dovrebbero avere rilevanti problemi organizzativi ed economici, mentre i piccoli produttori potrebbero vantare la possibilità di esportare negli USA i loro prodotti di prestigio. Sarà poi da vedere come verranno applicate le sanzioni in caso di introduzioni illegali o clandestine di piccole quantità di alimenti, come quelle che possono essere riposte nei bagagli dei passeggeri o che possono essere spedite per posta, per non trovarsi in situazioni analoghe a quella della famosa mortadella del film di Mario Monicelli con la bellissima Sofia Loren.


Prof. Em. Giovanni Ballarini
Università degli Studi di Parma

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore