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Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2017

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 122)

Grenache: tanti nomi, un solo vitigno e una grande opportunitĂ  per la Sardegna

Grenache, Garnacha, Cannonau, Alicante, Tocai rosso, Garnatxa. Tanti nomi per indicare uno stesso vitigno, tra i più coltivati al mondo, 378.000 ettari, di cui 250.000 in Spagna, 91.000 in Francia e 15.000 in Italia, di cui la metà in Sardegna. Giocoforza che il V Concorso mondiale Grenache du monde, organizzato dal CIVR – Conseil Interprofessionnel des Vins du Roussillon, si tenesse in Sardegna. Terra dove il vino è di casa da millenni, come testimoniano i rinvenimenti di vinaccioli e ambienti adatti alla pigiatura dell’uva nei siti nuragici di Duos Nuraghes di Borore e Sa Osa di Cabras, abitati tra il XV e il XII secolo a.C.
Pare ormai assodato che l’origine della Grenache sia l’Aragona. Da qui venne esportata nella Rioja, verso il sud della Francia, al bacino del Mediterraneo e all’Australia anche per la capacità a resistere all’oidio. Grazie agli eclettici vini del Priorato di Terragona la Garnacha è stata riscoperta per prospettive ancora ignorate in grado di dare vita a prodotti affascinanti e di inattesa delicatezza.
In seno al Concorso mondiale, venerdì 10 febbraio, Alghero è stato palcoscenico di una conferenza tecnica dove si sono alternate le tante voci a favore della viticoltura mediterranea e del Cannonau in particolare. «Grazie a tecnologie sempre più raffinate negli studi sul DNA, è possibile individuare similitudini e differenze tra le varietà presenti», ha spiegato Angelo Costacurta dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino raccontando la storia delle Grenaches e della loro diffusione in Spagna, Francia e degli scambi che si sono susseguiti nel tempo. Tutto ciò ha portato ha una variabilità tra le Grenaches.
Clima, composizione del terreno, metodi di coltivazione e produzione sono i fattori che determinano queste differenze. È così per tutti i Grenaches, Cannonau compreso. Lo ha evidenziato il moderatore della conferenza tecnica Antonio Farris dell’Università di Sassari, sottolineando tra l’altro come le tecnologie più moderne permettano al Cannonau, prima considerato problematico rispetto ad altre varietà, di essere coltivato in tutto il mondo. «Si tratta di un vitigno poliedrico che dà un grande vino con diverse espressioni. Peraltro adeguati metodi di coltivazione fanno la differenza nella qualità dei prodotti». A questo proposito è importante far fronte ai problemi che i cambiamenti climatici possono causare: un aspetto sul quale si è concentrata Hélène Teixidor dell’Institut Coopératif du Vin Pyrénées-Roussillon.
Una delle zone dove il Cannonau ottiene risultati migliori è la vallata di Oddoene in comune di Dorgali (NU). Già conosciuto questo territorio in epoca romana con una statio dell’itinerario Antoniniano dall’evocativo nome di Vinìola, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso il Comune di Dorgali ha provveduto ad assegnare porzioni parcellizzate della vallata di Oddoene in enfiteusi, tanto che tale pratica ha finito per coinvolgere oltre 300 residenti e coprire 200 ha. Questo sistema di distribuzione della terra permise inoltre la creazione nel 1951 di una Cantina Sociale (cantinadorgali.it), che al V concorso mondiale si è aggiudicata due medaglie d’oro con Fuili (Igt Isola dei Nuraghi, 2012) e Hortos (Igt Isola dei Nuraghi, 2011).
Va sottolineato come le degustazioni, che hanno coinvolto 100 giurati suddivisi in 20 giurie, erano tassativamente anonime e ad ogni commissario veniva chiesto di valutare i campioni sotto gli aspetti visivo, olfattivo, gustativo e fornire una valutazione complessiva del vino assaggiato. La medaglia d’oro è spettata ai vini che hanno raggiunto un punteggio tra 88 e 100, quella d’argento tra 85 e 87,5, il bronzo a chi avesse ottenuto almeno 84 punti.
«Il termine Cannonau è del resto generico: la Sardegna offre immense sfaccettature pedologiche e climatiche che si convertono in stili assai diversi», ha sottolineato Giovanni Pinna, enologo di Sella & Mosca (sellaemosca.it), vincitrice di una medaglia d’oro con una Doc Alghero Rosato 2016. «Nella zona di Alghero, ad esempio, il Cannonau gode dell’influenza del mare e del vento, che ne esalta gli aspetti sapidi e lo ingentilisce. All’interno della Sardegna il Cannonau è un vino più strutturato», ha continuato.
«Negli ultimi 10 anni si sta riscoprendo la peculiarità del Cannonau, ma è innegabile che abbia sofferto un periodo di oblio quando i mercati ricercavano vini dai lunghi passaggi in barriques. In effetti la tendenza che pare oggi conquisti i consumatori è quella di avere vini franchi e schietti, in linea con la propensione dei produttori sardi di Cannonau. Mi auguro che questo possa essere lo spunto per percorrere nuovi progetti finalizzati a tutelare e valorizzare questo vitigno e tutti quelli coltivati dagli agricoltori sardi», ha affermato in questo senso Maria Ibba, direttore di Laore Sardegna, l’Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura. «Grenaches du monde è un’importante opportunità per la Sardegna per farsi conoscere come destinazione enoturistica e genuina». Vini autentici, quindi. Un po’ come un’altra medaglia d’oro italiana, il Tai Rosso Doc Colli Berici Montemitorio dell’Azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (dalmasovini.com): pieno, speziato, armonico.
Incetta di medaglie del prezioso metallo ai produttori francesi della Doc Banyuls, i cui vitigni si coltivano su ripidi terrazzamenti che danno sul mare (vins-cotevermeille.com), e agli spagnoli della Doc Campo de Borja (docampodeborja.com). A questo proposito l’Aquilon 2012 di Bodegas Alto Moncayo (bodegasaltomoncayo.com), da viti che hanno tra i 60 e i 100 anni di età, ha particolarmente colpito per potenza e ampiezza in bocca: carnoso ma fresco, dal grande equilibrio eppure con elevata concentrazione di sapore.
La prossima edizione del Grenaches du monde si svolgerà in Catalogna. Meritxell Serret, assessore all’Agricoltura della Catalogna, ha raccolto il testimone per l’organizzazione nel territorio della Doc Terra Alta che si estende tra l’Ebro e il confine con l’Aragona, in provincia di Tarragona. Questa zona è la patria di un tipo di Grenache non coltivato in Sardegna, il Grenache bianco. «La ricchezza della varietà di vino è la vera ricchezza dei territori ed è intrinseca alla cultura e alla gastronomia delle zone dove viene coltivato», ha detto.
Mentre Joan Arrufí Peig, il presidente del Consorzio di Tutela Terra Alta con sede a Gandesa (doterraalta.com), intervistato telefonicamente, ci ha spiegato che in questa porzione di terra iberica la vite si pianta su terrazzamenti naturali che godono di un clima mediterraneo con forti influssi di clima continentale: l’oscillazione termica va dai -6 ai +38 gradi con scarsa piovosità. I terreni sono prevalentemente limosi e calcarei, tanto da poter fornire un’acidità e una mineralità adatta all’invecchiamento malgrado la Garnacha bianca esprima aromi fruttati di albicocca, pesca e note di ananas. «La Doc Terra alta è nata nel 1982 e oggi raggruppa 51 produttori che possiedono fondi da 2 a 8 ettari. La Doc copre la superficie di 12 comuni. Dopo avere compiuto una campagna promozionale nel mercato americano per tre anni, oggi vogliamo che anche in Spagna si conosca questo vino unico, soprattutto perché la globalizzazione richiede sempre più unicità». Appuntamento quindi al VI Concorso mondiale delle Grenaches dall’11 al 14 aprile 2018 in provincia di Tarragona, Spagna.


Riccardo Lagorio

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