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Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2017

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 118)

Forlì Wine Festival, Emilia-Romagna enoica

Dal Centesimino alla Cagnina passando per l’uva Longanesi e la Fortana. E tanto Sangiovese. È in questo panorama che la straordinaria varietà di vitigni autoctoni e produzioni enologiche emiliano-romagnole si sono messe in mostra per il terzo anno consecutivo durante il Forlì Wine Festival (FWF; sapeur.it), da venerdì 27 a domenica 29 gennaio presso il polo fieristico della città di San Mercuriale. Una cinquantina gli espositori, alcuni dalle regioni limitrofe, con la presenza di numerose realtà che difficilmente varcano la soglia della propria azienda in cerca di appassionati e clienti. Per conoscere i quali il FWF rappresenta così un’opportunità speciale. Delle oltre 200 etichette presenti, molte hanno conquistato per genuinità e franchezza di gusto, assai lontane dagli artifizi commerciali che talvolta si riscontrano in manifestazioni analoghe. A questa categoria corrispondono ad esempio il Baccanello di Claudio Marconi (claudio.marconi@cssforli.it). Dopo avere esercitato per una decina d’anni l’attività di agronomo, Marconi si è ritirato con la moglie in collina, tra i 450 e 500 di altitudine di Predappio. Dei 2,5 ettari coltivati, quasi la metà sono destinati a Sangiovese, con esposizione a sud. Bicchiere dai risvolti violacei, al naso è pieno e in bocca rivela piacevole sapidità.
Di colore intenso rubino il Bagnolo di Rachele, della Cantina Casa Mora (vinicasamora.it), ancora Sangiovese in purezza, ancora Predappio. Arriva sul mercato da un’azienda che coltiva meno di 2 ettari: vino che comunica intenso profumo di viola e bocca ampia di frutta rossa. Ideale per piatti di carne d’anatra e agnello.
Un capitolo a parte merita la presenza dell’Azienda Agricola Longanesi. Daniele Longanesi appartiene alla quarta generazione di agricoltori che nel fondo di Boncellino, accanto a Bagnacavallo, nel Ravennate, hanno all’inizio fortuitamente e dagli anni Settanta con piena coscienza e impeto ripreso la coltivazione di uva che oggi porta il nome della famiglia proprio per il recupero di cui è stata protagonista (longanesiburson.com). Quasi un laboratorio da cui sbocciano Bursôn Etichetta Nera e Rambëla. Il primo è di uva Longanesi di cui almeno il 50% appassita per 40 giorni. Una vinificazione tradizionale con macerazione in vinacce per 15 giorni e maturazione in botti da 500 litri per un anno e in botte grande per altri 12 mesi. Si ottiene un bicchiere rosso granato con riflessi violacei, ad elevata alcolicità, profumi di frutta matura, pepe e chiodi di garofano e gusto marcato e persistente, adatto per piatti a base di selvaggina. Rambëla è frutto della vinificazione di uva Famoso, di colore paglierino chiaro e note floreali intense. Carni di coniglio, pesce e piadina sono gli abbinamenti ideali.
Tra le uve a bacca bianca la Spergola, coltivata nel territorio Reggiano, in particolare sulle colline di Scandiano, si è rivelata negli ultimi anni assai adatta per la vinificazione spumante. Il Metodo Classico Spergola Colli di Scandiano e Canossa Doc Vigna al vento della Società Agricola Aljano (www.tenutadialjano.it) possiede colore giallo paglierino, bollicine persistenti e sottili, naso di gelsomino e lievito anche grazie agli oltre 40 mesi che il vino trascorre affinandosi in bottiglia. La bocca richiama sentori di mandorla e mela che ben si sposano con crostacei e Parmigiano reggiano Dop.
Dalla bassa Reggiana i Lambruschi presentati dalla Ferretti Vini (ferretti vini.it) raccontano di ancestrali metodi di coltivazione. Le vecchie viti di Maestri, Salamino, Marani e Grasparossa, alcune maritate agli olmi, si vinificano per ottenere il Caveriol Ros, privo di lieviti selezionati e ottenuto senza processo di chiarifica e filtrazione. Violaceo con spuma generosa colpisce l’olfatto per le note intense di cuoio su leggere note fruttate che si percepiscono in bocca. La delicata astringenza permette di abbinarlo alle paste condite con ragù di cacciagione e carni alla griglia.
Con Rotildo, vino dedicato a un locale suonatore di sassofono che intratteneva i soci della Cantina sociale di Forlì e Predappio (cantinaforlipredappio.it), si ritorna ad un Sangiovese di forza e carattere. L’annata 2011 si è caratterizzata per colore rubino profondo e consistente, note spiccate di frutti rossi al naso e potenza, calore e morbidezza al palato. Tannini ancora ben svolti per un vino da lungo invecchiamento.
Anche Negar dell’Azienda Formag­gini & Peveri (formagginivini.it) si presta a lunga vita. Le viti sono quelle di cinquant’anni fa, le uve Barbera e Bonarda vengono raccolte a perfetta maturazione e lasciate riposare per almeno due settimane in cassette di legno coperte. La vinificazione avviene spontaneamente in vasche di cemento senza controllo di temperatura né rimontaggi. Trascorsi due inverni il vino raggiunge naturale stabilità maturando in serbatoi d’acciaio. Colore violaceo intenso a cui si deve il nome, profumo di cuoio e spezie, bocca ben equilibrata tra tannini e frutta rossa matura.
Sorprende che molti dei vini raccontati si possono acquistare a meno di 10 euro, pochi superano i 12, compreso l’ottimo Pignoletto Doc Colli Bolognesi di Alessandro Fedrizzi (fedrizzivini@gmail.com) che da Zola Predosa nel Bolognese dimostra quanto si possa bere bene senza svenarsi. Salute!

 


Riccardo Lagorio

Premiata Salumeria Italiana
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