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Premiata Salumeria Italiana nr. 2, 2017

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 46)

Sempre più Dop e Igp

Focus sulle filiere del “14º Rapporto 2016 Ismea – Qualivita” sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop-Igp-Stg

«Da qualche anno l’Ismea pone grande attenzione al comparto delle produzioni agroalimentari e vinicole a Indicazione Geografica (IG), nel tentativo di contribuire allo sviluppo di filiere strategiche per l’agroalimentare italiano. Tale attenzione alimenta una sistematica attività di monitoraggio realizzata in collaborazione con la Fondazione Qualivita per la stesura di rapporti quale questo; ma anche la realizzazione di studi specifici e la messa a punto di strumenti operativi a supporto dell’attività dei Consorzi di tutela e degli operatori del settore. L’obiettivo è di contribuire allo sviluppo sistemico del comparto delle IG attraverso più strumenti: conoscenza del mercato e circolazione delle informazioni; sviluppo delle competenze e delle capacità manageriali nei Consorzi e nelle aziende; promozione di coesione e organizzazione interna per meglio rispondere al mercato, coglierne le opportunità e fronteggiarne i rischi. Questo 140 Rapporto sulle produzioni Dop, Igp e Stg è volto a definire le dimensioni e i contorni del comparto e a coglierne l’andamento, anche alla luce di quanto sta accadendo a livello internazionale, dove le difficoltà di conseguire sostanziali progressi verso un riconoscimento delle IG a livello multilaterale, indicano la strada dei negoziati bilaterali tra UE e Paesi Terzi come l’alternativa più efficace per garantire la protezione delle IG italiane nei mercati di destinazione. Su questo fronte, l’UE ha concluso (o sta negoziando) accordi con molti partner commerciali importanti che includono la tutela delle IG, come quello con il Canada (CETA), recentemente entrato in vigore. Un esempio delle opportunità offerte da tale accordo è l’autorizzazione concessa ai produttori italiani — dopo ben 20 anni e benché in regime di coesistenza con altri marchi simili — di utilizzare sul mercato canadese denominazioni come “Prosciutto di Parma Dop” o “Prosciutto di San Daniele Dop”. I benefici ottenibili grazie al riconoscimento internazionale valorizzano l’importanza di un supporto tecnico e informativo sulle dinamiche negoziali e sulla candidabilità delle nostre IG ad accedere alle liste dei prodotti tutelati dagli accordi. Al 2016 l’Italia è ampiamente il Paese al mondo che vanta il maggior numero di certificazioni, con 814 prodotti iscritti nel registro UE, di cui 291 prodotti alimentari e 523 vini, a cui si sono aggiunti i riconoscimenti di altre tre denominazioni a fine anno. Un sistema che garantisce qualità, sicurezza e trasparenza anche grazie all’azione dei 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf: 137 per i prodotti agroalimentari certificati e 110 per i vini Dop e Igp. Nei prossimi anni non sarà difficile conservare questo primato, che pure assume importanti contorni simbolici. Piuttosto, la vera sfida sarà promuovere e favorire la diffusione in altri Paesi — dentro e fuori l’UE — del modello di produzione agroalimentare di qualità legata al territorio, come valore culturale oltre che economico, in linea con principi etici e sociali condivisi a livello globale da una quota crescente di consumatori. Questo vuol dire che lavorare al riconoscimento della qualità agroalimentare rafforzando il sistema delle Indicazioni Geografiche non significa solo valorizzare i “beni privati” prodotti dalle imprese italiane, aiutandole a fare reddito e a posizionarsi in modo favorevole nella catena globale del valore; ma anche essere dalla parte dei consumatori e dei cittadini del mondo, agevolando la produzione di un “bene pubblico” da essi sempre più richiesto. Un motivo in più per confermare su questo terreno l’impegno di Ismea».
Raffaele Borriello - Direttore generale Ismea


Wine
I vini Dop e Igp contano 523 riconoscimenti, una superficie iscritta pari a 494.000 ettari e una produzione che arriva intorno al 50% del vino totale prodotto in Italia. La produzione di Dop e Igp nel 2015 è stata di oltre 23 milioni di ettolitri, per 2,84 miliardi di bottiglie (+2,4% sul 2014) e 7,4 miliardi di euro di valore alla produzione. L’export di vini Dop e Igp ha raggiunto nel 2015 14,1 milioni di ettolitri (+4,5%) per un giro d’affari da 4,7 miliardi di euro (+7,7%) e una quota dell’87% rispetto ai 5,4 miliardi complessivi delle esportazioni italiane di vino. Le prime dieci Dop rappresentano il 53% della produzione totale a volume e il 58% a valore: le prime cinque denominazioni (Prosecco Dop, Conegliano Valdobbiadene – Prosecco Dop, Chianti Dop, Asti Dop e Chianti Classico Dop) con più di 900 milioni di euro di valore alla produzione dello sfuso coprono oltre il 40% del totale. Nelle Igp le prime cinque indicazioni (Delle Venezie Igp, Veneto Igp, Terre Siciliane Igp, Toscano Igp e Emilia Igp) raggiungono complessivamente 439 milioni di euro di valore alla produzione dello sfuso e coprono oltre il 69% del totale.

Formaggi
I formaggi sono la principale categoria delle Dop e Igp in termini di volume d’affari, con un valore alla produzione di quasi 3,6 miliardi di euro per un’incidenza del 56% sul totale del comparto food. Anche a fronte di un aumento del +2,3% della quantità certificata, la categoria registra un leggero calo rispetto al 2014 a livello di valore (–1,6% alla produzione, –0,1% al consumo). La quantità esportata, pari al 34% della produzione certificata, mostra risultati che migliorano quelli già eccellenti del 2014: con oltre 1,6 miliardi di euro, l’export cresce del +5,7% e rappresenta il 51,2% del totale delle esportazioni del comparto. Le principali denominazioni — Grana Padano Dop, Parmigiano Reggiano Dop, Gorgonzola Dop, Mozzarella di Bufala Campana Dop — rappresentano da sole oltre l’80% della produzione della categoria. I risultati migliori in termini di trend si registrano per la Mozzarella di Bufala Campana Dop (+21,7% valore, +8,8% volume) e il Pecorino Romano Dop (+62,4% valore, +25,1% volume). Le esportazioni hanno fatto segnare aumenti rilevanti per la maggior parte delle principali denominazioni, con incrementi percentuali spesso in doppia cifra.

Prodotti a base di carne
I prodotti a base di carne rappresentano la seconda categoria delle Dop e Igp per giro d’affari, con un valore alla produzione di 1,8 miliardi di euro per un’incidenza del 28,7% sul totale del comparto food. La categoria registra leggeri trend positivi rispetto al 2014 a livello di valore (+0,6% alla produzione, +1,2% al consumo), a fronte di una sostanziale stabilità come produzione certificata (–0,1%). L’export, che copre una quota del 17,1% della produzione, mostra risultati eccellenti: con 498 milioni di euro, le esportazioni balzano del +18,9% rispetto al 2014, che già aveva mostrato risultati in crescita, e rappresentano il 16% del totale delle esportazioni del comparto food. Prosciutto di Parma Dop, Mortadella Bologna Igp, Prosciutto di San Daniele Dop e Bresaola della Valtellina Igp rappresentano oltre l’80% della categoria in volume e per valore alla produzione. Fra le produzioni maggiori, le variazioni più consistenti si registrano per la Mortadella Bologna Igp (+14,4% valore, +3,4% volume), Speck Alto Adige Igp (+8,5% valore, +7,3% volume) e Cotechino Modena Igp (+16,0% valore, –0,6% volume). Le esportazioni hanno aumenti rilevanti, per la maggior parte delle principali denominazioni, con incrementi percentuali spesso in doppia cifra, talvolta perfino in tripla.

Aceti balsamici
Pur registrando nel 2015 trend flessivi per alcune variabili, gli aceti balsamici mantengono un ruolo di rilievo nel mondo delle Dop e Igp italiane, con un valore della produzione di 377 milioni di euro per un’incidenza del 6% sul totale del comparto food certificato. In particolare, gli aceti balsamici registrano flessioni in termini di quantità prodotta, che quindi si è attestata a 93 milioni di litri (–4,6% rispetto al 2014), cui è corrisposto un analogo calo in valore (–4,2%). D’altra parte sono positivi i risultati in termini di valore al consumo (+37,1%) e soprattutto per l’export, che assorbe la gran parte della produzione nazionale (80%) e nel 2015 ha seguito una dinamica assolutamente positiva: con 752 milioni di euro le vendite all’estero sono cresciute infatti del 73,8% su base annua, arrivano ad esprimere il 24% del totale delle esportazioni del food Dop e Igp, contro una quota del 16% rilevata nel 2014. È l’Aceto Balsamico di Modena Igp a guidare il comparto, rappresentando circa il 99% dei volumi certificati, dei valori alla produzione e dell’export.

Oli di oliva
Gli oli di oliva Dop e Igp italiani mostrano nel 2015 un valore alla produzione di 71 milioni di euro, per un’incidenza del 1,1% sul totale del comparto food. La numerosa e capillare presenza di riconoscimenti (42 Dop e 3 Igp) in tutte le aree a vocazione olivicola non basta a far esprimere al comparto tutta la sua potenzialità, limitando a poco più del 2% i volumi certificati rispetto al totale prodotto nazionale. Nel 2015, comunque, la categoria ha recuperato rispetto ai risultati della difficile annata precedente, con una quantità certificata superiore alle 10.000 tonnellate (+4,8% sul 2014). Nello stesso anno i prezzi degli oli Dop, soprattutto pugliesi, sono arrivati a livelli record, e questo ha fatto salire il valore alla produzione a 71 milioni di euro, per un +26,8% rispetto al 2014. Il settore degli oli Dop e Igp risulta fortemente concentrato: i primi tre prodotti per valore alla produzione — rispettivamente Terre di Bari Dop, Toscano Igp e Val di Mazara Dop — rappresentano oltre il 62% del totale, mentre, considerando il valore dell’export, la quota complessiva delle tre IG sale ad oltre l’84% del prodotto certificato.

Carni fresche
Le carni fresche sono una categoria formata da cinque denominazioni (4 Igp e 1 Dop) che raggiunge un valore alla produzione complessivo di oltre 87 milioni di euro, per un’incidenza del 1,4% sul totale del comparto food. Rispetto al 2014, il valore complessivo di tale categoria ha registrato una crescita del +9,0%, spiegata dal rialzo delle quotazioni all’origine, a fronte di un calo del –3,1% delle quantità certificate. Al consumo, il valore delle carni fresche certificate cresce di quasi tre punti percentuali, grazie ai riscontri di mercato particolarmente positivi dell’Agnello di Sardegna Igp e dell’Abbacchio Romano Igp. Le vendite estere di carni fresche certificate rappresentano ancora una nicchia molto piccola (meno dell’1% del food Dop e Igp esportato), interessando tra l’altro il solo segmento ovino. Ciò nonostante, nel 2015 l’export della categoria ha registrato una crescita del +6,8% in valore e del +9,8% in quantità.

Altre categorie
Il patrimonio agroalimentare certificato italiano comprende ulteriori filiere produttive su tutto il territorio nazionale: dai prodotti della panetteria e pasticceria, alle paste alimentari, dalle spezie (zafferani) agli altri prodotti di origine animale, dai pesci e molluschi fino alle Specialità Tradizionali Garantite (Stg). Un paniere estremamente variegato, in cui trovano spazio prodotti della tradizione enogastronomica italiana per una produzione certificata il cui valore all’origine si attesta intorno ai 12 milioni di euro complessivi, con un’incidenza dello 0,2% sul totale del comparto food. I risultati migliori in termini di trend si registrano per lo Zafferano dell’Aquila Dop (più che decuplicato in un anno, raggiunge 1,7 milioni di euro), per la Pasta di Gragnano Igp (superate le 26.000 tonnellate di prodotto certificato nel 2015), per la Piadina Romagnola Igp (oltre 9.700 tonnellate certificate per un +41% sul 2014), per il Pane Casareccio di Genzano Igp, il Panforte di Siena Igp e i Ricciarelli di Siena Igp.
Fonte: 14º Rapporto 2016
Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop-Igp-Stg

>> Link: www.qualivita.it
www.ismea.it

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