Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2016

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 142)

24 vini per emozionarsi a Natale… ed essere felici tutto l’anno

Suggerire 24 vini che a noi hanno generato emozioni durante un intero anno non è facile. Ne rimangono esclusi parecchi, benché abbiamo seguito criteri di scelta restrittivi e che vanno un po’ in controtendenza alle diffuse guide. Primo, che siano vini acquistabili da un pubblico eterogeneo e a prezzi che non subiscono particolari rincari dopo che sia stato opportunamente retribuito il lavoro del produttore; secondo, che il bicchiere sia il risultato del lavoro di viticoltori minimi e autentici. Terzo criterio, non sempre possibile da soddisfare, che le uve utilizzate appartengano a vitigni autoctoni.

Perché 24 vini?
Sono le ore del giorno e anche i mesi dell’anno moltiplicati per due. Stappatene due al mese e sarete felici; una all’ora il giorno di Natale, lo sarete di più. Come spesso accade l’inizio di ogni festa è preceduto da un brindisi, che si potrà fare con un Erbaluce di Caluso Doc Spumante, Metodo classico. Quello della famiglia Orsolani (orsolani.com) di San Giorgio Canavese (TO), quarta generazione di vignaioli, rivela allo sguardo il colore paglierino del grappolo raccolto a settembre. Ma è il naso a essere coinvolto da una complessa presenza di aromi che vanno dalla salvia alla menta, dalla pesca bianca all’arancia amara. Merito anche della particolare collocazione geografica, con una temperatura media superiore di 2 gradi a quella della Langhe, dove fioriscono ulivo e ginestra, e della lunga rifermentazione in bottiglia di almeno 60 mesi.
Valeria Pitta (masserianelsole.it) in agro di Lucera imbottiglia i profumi di Bombino e Falanghina per uno Spumante non dosato e a certificazione biologica. Si tratta di un vino ideale per gli antipasti di pesce, anche marinati, per la sostenuta struttura, il piacevole ammandorlato finale e le fini bollicine che completano una etichetta assai ben riuscita.
Certo non comune l’espe­rien­za degli spumanti nel meridione d’I­talia; scelta coraggiosa condivisa da Giuseppe Scala, che a Cirò (KR) vinifica in bianco le uve Ga­glioppo (santavenere.com). Bril­lante, con bollicine sottili e continue, SP 1 (è la Strada Provinciale che attraversa i vigneti, che curiosamente hanno nome “Spione”, ovvero “SP-one”), verdolino e biologico, esprime profumi e note gustative forse inusuali per la terra cirotana ma di grande presa nel pubblico come note olfattive piacevolmente fruttate e mineralità finale. Abbinamento ideale con pasta condita di pesce.
Anche Katà, di uva Catalensca prodotto da Cantine Olivella nella campana Sant’Anastasia (cantineolivella.com) si sposa con il pescato e con canocchie marinate con limone soprattutto, ma dalla sua possiede anche la totale capacità di gettarsi tra le braccia della mozzarella di bufala campana. Intenso di colore paglierino e riflessi dorati, naso di ginestra e camomilla, caldo e sapido rilascia sentori di albicocca e una sottile scia minerale.
La rocambolesca storia del Blatterle, storico vitigno bolzanino, ha nella famiglia Mayr il più strenuo difensore (fws.it/it/nusserhof). A causa di bizzarrie burocratiche sulle etichette non è permesso indicare il nome del vitigno, così da qualche anno nasce B… Il vigneto guarda ingrandirsi intorno a sé la città di Bolzano, ma resiste. Da acini leggermente appiattiti sui poli ecco un vino che nell’annata 2013 era giallo pallido con naso di nocciola e bocca piena, morbida; l’anno successivo, dal colore un poco più sostenuto, balsamico, speziato di pepe selvatico del Madagascar e con maggiore acidità. Una magia.
Qualche chilometro più a nord, all’imbocco della Valle Isarco e non distante dal limite altimetrico di sviluppo della vite, Markus Prackwieser (gumphof.it) ha scelto di denominare i suoi vini più significativi Praesulis in omaggio al vicino castello di Presule. Il Sauvignon 2014 conquista per il naso aniciato e un soffio di papaia. Il palato, sapido e lineare, si perde in note di pompelmo e sambuco dopo avere regalato un impatto tostato e minerale. Si sceglierà per i ricchi brodi natalizi.
Al pari del Lambrusco di Sorbara Radice di Alberto Paltrinieri (cantinapaltrinieri.it), prodotto nella lingua di terra tra il Secchia e il Panaro. La rifermentazione in bottiglia con lieviti indigeni aiuta a riconoscere l’originalità e la territorialità del prodotto: essenziale, schietto, dal colore rubino scarico. «Nulla per piacere alla gente che piace», dice Paltrinieri. Vino cerebrale, da utilizzare anche per le portate che conducono succulenze carnee al tavolo.
Struttura e corpo sono invece le prerogative della Freisa di Chieri Doc Vigna Villa della Regina, 4.000 bottiglie l’anno che nascono a Torino grazie alla sfida che nel 2003 Luca Balbiano ha accettato (balbiano.com) di far rinascere la collina della villa dove dormiva Napoleone. «È un privilegio far crescere i frutti di quello che è un vigneto urbano che ha una storia di oltre 400 anni», dichiara. E un piacere poter sfogliare il bicchiere, con quel suo liquido porpora che possiede sentori speziati e tannini morbidi.
Del resto anche Bolzano, sopra citata, vanta una vasta area urbana coltivata ancora a vigneto, Santa Maddalena. La famiglia Zisser (weingut-eberlehof.it) dalla cantina che è un museo d’arte moderna fa uscire l’omonimo vino a Denominazione di Origine. Quello del 2013 si è presentato con occhio granato, bouquet floreale proprio delle uve Schiave e gradevole fondo amarognolo. Carni bianche e salumi i suggerimenti per i quali vale la pena stapparne una bottiglia.
Accade anche per Vernacolo, il Pergola rosso Doc di Michele Massaioli (facebook.com/CantinaMassaioli), di quel biotipo di uva Aleatico che lo rende così unico. Il 2013, granato leggero e profumato di rosa e lampone, riporta alla bocca i medesimi aromi lasciando una piacevole vena citrina. La particolare composizione organolettica lo rende versatile: carni bianche e pesce, paste e brodi gli sono congeniali.
Con il Rosso dei Soci della Cooperativa Vitivinicola Cellatica & Gussago (cooperativavitivinicola.com), di Cellatica, alla porte di Brescia, si entra invece nel mondo dei vini robusti. Si presta bene all’invecchiamento con quell’occhio rubino e i suoi tannini che vanno facendosi onesti trascorsi almeno cinque anni. La sua sapidità merita arrosti, cacciagione, spiedi e formaggi stagionati.
Nella tenuta Poggio al Tufo (poggioaltufo.it) di Pitigliano in Maremma la famiglia Tommasi ha giocato la carta dell’Alicante Bouschet, da sempre ben accasato sulle colline d’origine vulcanica. Con risultati più che confortanti: il 2013 porta con sé colore rubino intenso, naso speziato di cardamomo e chiodi di garofano, pieno e ricco di corpo, generoso e vellutato. Per carni alla griglia e arrosti di faraone e altri avicoli.
Stesso parallelo godendo della brezza di altro mare, l’Adriatico: le assolate colline di Monteprandone a cui l’Azienda Agricola Saladini & Pilastri (saladinipilastri.com) intitola il suo Rosso Piceno Superiore. Sangiovese e Montepulciano da vigne di oltre 30 anni trovano perfetto equilibrio nel bel colore rubino, profumo vitale e vinoso, speziato e fruttato con sapore asciutto e sapido.
Macatin è il cru di Giuseppe Ravasini in Tagliolo Monferrato, in provincia di Alessandria, (brettarossa.it). La sua famiglia coltiva queste colline dal 1821. «Abbiamo scelto i migliori appezzamenti dove impiantare Pinot nero, Shiraz e Albarossa e il risultato finale è merito del terreno». Davvero niente male: colore rosso rubino intenso, naso di susina e tannini morbidi. Il 2011 accompagna vitello tonnato e arrosti, agnolotti e formaggi stagionati.
Si dice che i grandi vini siano frutto di una buona terra e dell’abilità dell’uomo di trarne il meglio. Deve essere figlio di questa pratica Gradoni – Curtefranca Doc di Villa, a Monticelli Brusati, in Franciacorta (villafranciacorta.it), una terra peraltro conosciuta più per l’omonimo metodo classico. Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc coltivati sulla collina Gradoni fanno nascere un vino prorompente dal colore rubino violetto, con olfatto di spezie (spicca la noce moscata), palato di sostanza e nerbo con note vanigliate su una robusta base fruttata. Imbattibile sugli arrosti di avicoli e i bolliti.
Di elevata ma impercettibile gradazione alcolica è Bivi!, annata 2012, frutto della passione (e capacità) di Maria Elena Sinibaldi (www.boscocastello.it). Autentica eroina della vigna, ha riportato ai fasti di un tempo il Cesanese del Piglio, che vanta ora la Docg. Esempio di perfetto equilibrio tra acidità e vigoria, note calde, terrose e sapide che si perdono in un refolo di frutti di bosco. Su carni succulente innanzitutto, ma anche semplicemente per festeggiare la vita.
Tra le colline di Mezzomerico, dove lo sguardo si perde nelle vigne, Pietro Gelmini e la moglie Margherita custodiscono una delle colline più vocate tra quelle novaresi per la coltivazione del Nebbiolo (ilroccolovini.it). Annata 2013 di Valentina, un vino ingegneristico per armonia: di colore granato garbato, naso avvincente e stoffa brillante. Si sceglie per le carni crude e gli arrosti di tacchino, manzo e castrato.
Quelli di selvaggina vengono meglio assecondati dal Montevolpe rosso (2011) di Gianfranco Bertagna (cantinabertagna.it). Del resto pare che proprio qui, nella frazione, Andes di Cavriana, sulle colline moreniche del lago di Garda, si producesse un vino imperiale. Non difficile da credere dinanzi a questo rosso dal bicchiere porpora, speziato, caldo in alcol, dolce nel tannino e sapido.
Ha a che fare con l’antica Roma Assio di Silvia Rinaldi (cantinacampigliano.it), nel Reatino. Il vigneto dove sono stati impiantati Merlot e Shiraz è accanto alla villa di Assio che ospitò Cicerone. Come si deve essere buoni anfitrioni, Assio (2012) è armonioso, generoso, sa esaltare chi lo incontra; così rapisce con i suoi sentori olfattivi di susina e passiflora, e gustativi di mora e liquirizia.
I luoghi dove ci si avvicina a un vino condizionano talvolta le impressioni. Non so se accadde anche per Jungano, Paestum Igp, di uve Aglianico (sansalvatore1988.it). Certo è che il 2013 stappato presso il Monastero Santa Rosa di Conca dei Marini ha convinto per la sua versatilità, pronta a condividere frutti di mare gratinati e millefoglie di vitello con funghi e uova di quaglia grazie a freschezza, complessità ed eteree note finali.
Altrettanto vero che l’incanto della lezione di Carolina Iorio sui vini molisani al Concorso della Douja d’Or di Asti (doujador.it) lo scorso settembre ha reso giustizia a una regione spesso dimenticata. Ci ha fatto scoprire un altro Aglianico, dell’Azienda Agricola Cianfagna (cianfagna.com), prodotto a 500 metri di altitudine. Il retro etichetta del Molise DOC Riserva Militum Christi cita il mappale dove vengono raccolte le uve, a completo grado di maturazione. Possiede occhio grasso, rubino brillante con riflessi porpora, naso speziato di noce moscata e chiodo di garofano e palato carezzevole. Lo si è maritato a caciocavallo di Agnone stagionato in via di sfogliatura e a un pecorino maturo.
Un altro vino d’altura, Baronè di Spezzano della Sila (CS) che esce dalla caparbietà del giovane Vincenzo Granata (magnagraeciavini.it), si è messo alla prova con formaggi di grande stagionatura. Regge bene i pecorini e quelli a grana questa Guarnaccia nera dal colore porpora, profumi speziati e fruttati, sapido e di nerbo con tannini avvolgenti.
Per i dolci natalizi con frutta candita scegliamo lo Zibibbo spumante demi-sec Shalai Pantelleria Dop (vinisola.it) dorato lucente e ricco di note agrumate; il Greco di Bianco Dop dell’Azienda Ceratti (agriturismoceratti.com) vuole quelli secchi e speziati. Intenso bouquet, sapore dolce e felpato è quanto si addice a panforte e mostaccioli, struffoli e pangiallo. Ma anche con cioccolato, meditando davanti al caminetto. Natale è anche dolcezza, no?


Riccardo Lagorio

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore