Edizioni Pubblicità Italia

Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2016

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 122)

Autochtona 2016, piccole etichette crescono

È bello toccare con mano la grandissima varietà del patrimonio ampelografico italiano così vedere che tanti piccoli produttori hanno scelto vitigni anche difficili pur di far emergere le peculiarità della propria zona. È un percorso lungo dove la tecnica deve innestarsi per trarre il meglio da una materia prima che spesso è tutta da capire

Tra le iniziative dedicate al vino che stanno segnando ogni anno un crescente successo di pubblico c’è Autochtona, l’appuntamento legato ai vini prodotti con vitigni autoctoni che si è tenuta a Bolzano il 24 e 25 ottobre. Ormai un evento da mettere in calendario da parte di tutti coloro che amano il vino per la specificità dell’iniziativa, che permette anche a piccole realtà di farsi conoscere come custodi di un patrimonio unico al mondo. È in verità un momento unico per conoscere nuove etichette e talvolta uve tolte dall’oblio della uniformità varietale. Ciascuna terra è raccontata da un vitigno, bisognerebbe potere scrivere un giorno. E qualcosa di simile lo hanno messo in pratica da tredici anni a questa parte quelli della Fiera di Bolzano, che organizza Autochtona. Non è neppure un caso che la sensibilità verso un tema centrale come questo nel mondo dell’enologia venga intrapreso nella città altoatesina, ricca di storia e vigneti urbani dove sopravvivono vitigni reliquia. Ad ogni forum sono più di un centinaio le cantine che si possono incontrare, quasi 500 le etichette esposte e l’edizione 2016 ha confermato la vitalità di questa fetta di settore. Perché è importante la biodiversità nel vigneto lo ha spiegato con chiarezza Barbara Avellino (www.barbaravellino.it) di Rovescala, nel Pavese, per il suo 1948. «La vigna ha visto alternarsi modalità colturali e condizioni climatiche diverse. Le piante sono sopravvissute alle più comuni malattie della vite e sono probabilmente biotipi fra loro diversi. Dalle 29 piante madri sto facendo riprodurre in vivaio quelle viti dalle caratteristiche enologiche interessanti, che saranno alla base delle mie vigne del futuro». La bocca di marasca e il naso di eucalipto di questo vino ci hanno impressionato particolarmente.
Un’altra donna, Orietta Manieri (www.casaleta.it), a capo di una bella realtà marchigiana a Serra de’ Conti (AN), racconta invece che il biotipo di Verdicchio che l’azienda sta allevando, a grappolo piccolo ed alato, risale a circa 70 anni fa e ne trae Barasta. Convince per il bel colore paglierino, l’inconsueto apporto floreale e balsamico al naso con speciali morbidezza e sapidità alla bocca.
Prima uscita ad Autochtona invece per Alberta Nesci (www.aziendanesci.it), che ha proposto vini da uva Nocera allevata a Palizzi (RC). Di un certo interesse le etichette frutto della matita di un prozio ad inizi del Novecento, ma soprattutto il contenuto delle bottiglie. Tra quelle proposte, Toto Corde è il rosato: occhio rapito dal colore ramato del bicchiere, naso che è un inno al melone giallo e al bergamotto, salda e nervina la bocca.
Ma si potrebbe continuare con i Lambruschi come Falconero, il Grasparossa metodo ancestrale di Terraquilia (www.terraquilia.it), e il Cocai, Marani rosato dedicato al monaco scrittore Teofilo Folengo di Fondo Bozzole (www.fondobozzole.it) dei giovani fratelli Accorsi a Poggio Rusco, nel Mantovano. Aziende agricole di modeste dimensioni che fanno l’autentica Italia del vino.
Le informazioni per l’edizione 2017 saranno visibili su autochtona.it e si potranno richiedere anche al Consorzio Turistico Bolzano Vigneti e Dolomiti (www.bolzanodintorni.info).


Riccardo Lagorio

Premiata Salumeria Italiana
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Premiata Salumeria Italiana:
Euro Genuine Food
L'Annuario di tutti i DOP, IGP, STG europei dal Produttore al Consumatore