Premiata Salumeria Italiana nr. 6, 2011

Il balsamico fa gola ma il termine non è generico

Lo dichiara una ricerca condotta da Nomisma presentata a Modena durante il convegno “Balsamico: nulla di generico!”. Il punto sulla situazione del mercato dall’acquisizione dell’Igp e gli strumenti di tutela per un prodotto sempre più imitato

Rubrica: Aceto

Articolo di Borghi G.

(Articolo di pagina 126)

Si è svolto lo scorso 21 ottobre a Modena, presso la sede della Camera di Commercio, l’attesissimo convegno “Balsamico: nulla di generico!” organizzato dal Consorzio Aceto Balsamico di Modena e dai Consorzi di Tutela delle Dop Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e di Reggio Emilia, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e della Camera di Commercio di Modena. Moderatore esperto, il giornalista Lorenzo Frassoldati.
Presenti, produttori e rappresentanti del settore, autorità politiche ed economiche e tanta, tanta “stampa”, che ha dato all’evento ampio spazio sia sulla carta stampata che sul web e nei canali televisivi locali. Segno questo che il “balsamico” è sì un prodotto tanto amato (è notizia recente che rappresenterà il territorio modenese all’Expo 2015 insieme alla Ferrari), sia da chi lo conosce e lo apprezza da tempo perché parte di una tradizione di cui andare fieri agli occhi del mondo che da chi si è avvicinato solo negli ultimi anni al suo consumo, complice anche un utilizzo sempre maggiore da parte della grande ristorazione. Nello stesso tempo, ahimè, è l’amara constatazione di un prodotto che variamente e in maniera massiccia viene sempre di più “imitato”, soprattutto al di fuori dei confini italiani, con risultati che sfiorano a volte il grottesco (i tanti esempi di bottiglie contraffatte provenienti da Grecia, Svizzera, Stati Uniti..., posti nelle teche di vetro all’ingresso della sede convegnistica, hanno reso pienamente l’idea della situazione ai partecipanti). Che sia dunque urgente impostare efficaci strumenti di difesa volti a fugare ogni dubbio riguardo la non genericità del termine “balsamico” e porre così fine al fenomeno dilagante dei prodotti imitativi ed evocativi offerti dal mercato è oltremodo assodato. E questo convegno sta a dimostrare la forte volontà della maggioranza degli operatori del settore in questo senso.
«Il settore dell’Aceto Balsamico di Modena Igp, ma anche quello delle due Dop dell’Aceto Balsamico Tradizionale, di Modena e Reggio Emilia — ha dichiarato Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena — soffre particolarmente dei continui attacchi che vengono portati alla denominazione: vi è chi ne imita il nome, sia a livello nazionale che internazionale, offrendo un prodotto senza alcuna garanzia di qualità, anzi spesso così deludente da danneggiare l’immagine del prodotto originale, e vi è chi lo utilizza in modo spregiudicato, senza appunto ottenere autorizzazione, come nei casi recenti constatati dai NAC. Si tratta di danni molto gravi, per un settore il cui volume è di oltre 93 milioni di litri, con un valore di mercato di oltre 400 milioni di euro, e il nostro Consorzio da anni si sta battendo per richiedere maggiore tutela alle istituzioni».
«Molti altri prodotti a denominazione protetta si sono attrezzati e hanno saputo combattere le imitazioni e contraffazioni a livello giuridico — ha affermato Enrico Corsini, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop — e noi dobbiamo prendere spunto dai successi di Consorzi come quello del Parmigiano Reggiano, del Prosciutto di Parma e molti altri, per difenderci da un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio, e che oltre ai danneggiare i volumi di vendita dell’Aceto Balsamico di Modena Igp, rischia di rovinare l’immagine del pregiatissimo balsamico tradizionale, frutto di un millennio di tradizioni radicate nelle nostre terre».

L’analisi del mercato
I dati di mercato presentati ad inizio convegno da Luca Valdetara, responsabile divisione Dop/Igp di CSQA Certificazioni, raccontano storia ed economia dell’Aceto Balsamico di Modena dall’acquisizione della cer-tificazione Igp ad oggi. Dati importanti, che parlano di una forte crescita del comparto, con un aumento del numero di aziende, passate in due anni da 184 a 242, per un totale di 279 unità operative (alcuni operatori si avvalgono di più di uno stabilimento). La filiera Igp attualmente si compone di 79 acetifici che reperiscono mosti in 103 cantine, 51 stabilimenti di concentrazione e 143 confezionatori, di cui 34 operanti all’estero.
Oltre a essere i prodotti italiani a indicazione geografica con la maggior quota di esportazione, come già accennato, i nostri “aceti” emiliani — Balsamico di Modena Igp e le due Dop dell’Aceto Balsamico Tradizionale — vantano anche il triste primato di essere tra i più imitati e contraffatti, con conseguente sottrazione all’economia reale del Paese di un buon 10% del fatturato.
Responsabile di una così ampia diffusione di imitazioni è probabilmente la scarsa attenzione che in tutti i Paesi — ad eccezione dell’Italia — si presta alla lettura dell’etichetta, come è emerso dalla ricerca condotta da Nomisma su “Comportamento di consumo, percezione e conoscenza dell’origine dell’ABM in Italia e in 4 importanti mercati europei” (Germania, Francia, Spagna e Grecia) che il responsabile di Nomisma Denis Pantini ha esposto ad un pubblico decisamente attento ed interessato.
«La ricerca — ha poi precisato non senza una certa soddisfazione Mazzetti — dimostra soprattutto che in tutti i Paesi europei oggetto di studio c’è una percezione diffusa (in Germania si arriva addirittura al 93%), che l’origine dell’Aceto Balsamico sia italiana e che il termine “balsamico” sia strettamente e univocamente collegato all’immagine che i tre aceti emiliani hanno saputo guadagnarsi tra i consumatori internazionali».
La stessa indagine ha messo a fuoco anche altri dettagli, come ad esempio l’alta frequenza di consumo dell’Aceto Balsamico in tutti i Paesi esaminati e la relativa indifferenza dei consumatori al prezzo come motivazione d’acquisto.
Il convegno è proseguito con le relazioni dell’avvocato esperto di diritto industriale e delle indicazioni geografiche Giorgio Bocedi su “Dop e Igp: protezione, genericità e rapporti con i marchi”, il quale ha confermato la non genericità del termine “balsamico”, insistendo però sulla necessità di lavorare ancor più e meglio (con più coraggio) in termini di comunicazione e marketing, e del professor Fausto Capelli, avvocato e docente di diritto comunitario al Collegio europeo/Università di Parma, su “Indicazioni aggiuntive sulle caratteristiche dei prodotti agroalimentari nella giurisprudenza europea”.

Balsamico: nulla di generico
La seconda parte della mattinata ha impegnato in una tavola rotonda su “La situazione della tutela delle Igp e delle Dop italiane, il caso ‘Balsamico’ a confronto con altri casi di tutela”, tra gli altri, Riccardo Deserti, già direttore generale al Ministero Politiche Agricole, il direttore generale di AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica Piermaria Saccani, che ha posto l’accento sulla necessità che i produttori mantengano forte e nel tempo una coesione d’intenti, il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano Leo Bertozzi e la responsabile del Servizio Percorsi di Qualità della Regione Emilia-Romagna, Roberta Chiarini.
Grande attesa, infine, per le parole di Giuseppe Alonzo, capo Dipartimento del Mipaaf, che, al termine delle relazioni, ha espresso l’impegno del Ministero a combattere gli abusi della denominazione “‘balsamico” in tutte le sedi, citando espressamente non solo il mercato nazionale ma anche quelle europeo ed extraeuropeo. «Mi sento di esprimere grande soddisfazione per gli esiti del convegno — ha dichiarato Mazzetti — non solo per il Consorzio, ma anche di tutti i produttori presenti in sala.
Il professor Alonzo ha dimostrato la massima attenzione, esprimendo preoccupazione per alcune azioni delle comunicata scientifica indipendente, che si è occupata poco e saltuariamente dei tre prodotti, e quando lo ha fatto ha utilizzato le denominazioni in modo errato, definendo addirittura impropriamente la composizione dell’aceto balsamico Igp e rischiando quindi di generare confusione. Il capo Dipartimento ha inoltre ammesso qualche responsabilità da parte del Ministero, che all’interno dei propri uffici ha avuto divisioni sulle interpretazioni della genericità della parola “balsamico”, riconfermando però oggi circa la non genericità, e quindi la punibilità, della stessa quando utilizzata sui condimenti. Questa è e deve essere l’univoca voce del Ministero e Alonzo si è impegnato a farla rispettare» ha concluso il presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena.
Nel corso della seduta è poi giunta notizia di una nuova presa di posizione della Commissione europea circa la procedura del Governo greco, che aveva chiesto all’Europa di autorizzare un “balsamico greco” in piena concorrenza con i tre aceti emiliani: stavolta, dopo alcune dichiarazioni ondivaghe fatte in passato da una prima lettura del testo, sembra che la Commissione ammetta la possibilità di una riconsiderazione delle posizioni già espresse, alla luce di diverse normative europee.
Un sentito applauso ha fatto seguito alla notizia comunicata dal professor Capelli, a cui si sono associati i funzionari ministeriali presenti, in particolare Riccardo Deserti, che, nella sua funzione di direttore generale Mipaaf, aveva seguito brillantemente le ultime fasi della registrazione Igp per l’aceto balsamico di Modena.


Gaia Borghi


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