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Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2010

Rubrica: Personaggi
Articolo di Dell'Orso C.
(Articolo di pagina 67)

Corto Maltese è servito

Buongustaio forse all’eccesso il suo creatore, Hugo Pratt, quanto misurato nel mangiare il suo celebre personaggio. Il “gentiluomo di fortuna” preferisce decisamente il fumo e magari qualche cocktail

Sono passati tanti anni, ahimè. Eppure ho vivida memoria degli incontri avuti, spesso casuali, con Hugo Pratt. E non solo per il fatto che sia stato un grande artista, forse il massimo creatore di fumetti d’avventura (la definiva “letteratura disegnata”) della nostra epoca. Ma anche per le scelte, diciamo così, gastronomiche. Attovagliati assieme ad altri amici nel ristorante Al Graspo de Ua di Rialto, notai con sorpresa (il conto non c’entrava, pagava lui da gran signore qual era) che ordinava portate doppie tutte per sé. Un’altra volta, alla Birreria Forst di Calle delle Razze, lo ricordo bere i boccali di birra sorridendo divertito a mio figlio, 7 anni circa, che aveva domandato di schizzargli Goldrake, idolo televisivo a cartoni animati del momento. Buongustaio forse all’eccesso lui, quanto misurato nel mangiare il suo celebre personaggio Corto Maltese. Il denominato “gentiluomo di fortuna”, lunghe basette ad incorniciargli il fascinoso volto virile, belle maniere ed impareggiabile aplomb che camuffa il romanticismo inventandosi ciniche battute, agisce ai primi Novecento arrivando le sue imprese fino alla metà degli anni Venti. Le storie del marinaio spaziano dalle Antille, il Sudamerica, alla Siberia, l’Africa, la Cina, l’Europa e nel mitico continente Mu. Lettore onnivoro fin da ragazzino, Pratt divenne profondo conoscitore della letteratura popolare americana. I lavori a fumetti creati nel corso dei decenni reinterpretavano, come matrice ispirativa, il senso dell’avventura senza retorica presente in Jack London. Romanziere e giornalista, corrispondente in Cina nel 1904-05 durante il conflitto russo-giapponese, agisce addirittura con il protagonista ne “La giovinezza di Corto Maltese” (1981-82). Reso omaggio a London, Pratt ammise di dovere molto anche ai classici romanzi marinareschi di Joseph Conrad e Robert Louis Stevenson.

Durante la lunga permanenza producendo comics a Buenos Aires negli anni Cinquanta (dov’era emigrato da Venezia con la redazione dell’Asso di Picche, il primo personaggio nato nel 1945) ed i successivi, numerosi viaggi intercontinentali, ebbe continua attenzione e curiosità per le varie culture incontrate, il simbolismo massonico, la mitologia, i linguaggi esoterici. Il filone del cinema americano dagli anni Trenta ai Cinquanta ambientato nei mari del Sud, gli suggerì luoghi, atmosfere, personaggi esotici. Lo affascinarono pellicole che portavano sullo schermo eroi individualisti, intrepidi eppur tormentati caratteri, rielaborati nelle sue storie. Fra i tanti film, “La tragedia del Bounty” (Mutiny on the Bounty, 1935) diretto da Frank Lloyd con i superbi Charles Laughton e Clarke Gable. Burt Lancaster gli ispirò graficamente la figura di Corto Maltese. L’atletico divo americano “era” il nostro eroe quando interpretò il ruolo del capitano O’Keefe ne Il Trono nero (His Majesty O’Keefe, 1953, regia di Byron Haskin). Stessa giacchetta blu, uguali i pantaloni bianchi, ed il cappello col frontino. Identico l’iniziale destino. Corto, appare la prima volta ne “La ballata del Mare Salato” (1967-1969), galleggiando legato a quattro assi, abbandonato alla deriva nel Pacifico del sud dall’equipaggio che si è ammutinato. Verrà tratto in salvo sul catamarano del suo acerrimo “amico” e compagno d’avventura, il bislacco russo Rasputin. Il comandante nel film, costretto dall’equipaggio in rivolta su una zattera e stremato per il tempo trascorso in balia delle correnti, scamperà alla morte e riprenderà i sensi in una capanna su un’isola delle Figi, in Oceania. L’unica “tentazione” di Corto è il fumo. Se accende spesso la sigaretta o il “cigarillo”, il cibo o la stessa convivialità sembrano attirarlo poco. Talvolta beve vino, “belle birre fresche”, un liquore, un cocktail.

In “E riparleremo di gentiluomini di fortuna” (1970), Corto va nella capitale Basse Terre di Saint Kitts nelle Piccole Antille per conoscere Miss Ambiguità di Poincy. Attraverso la sgraziata quanto coraggiosa discendente del pirata creolo Barracuda Ficcanaso (veramente esistito), intende riunire le quattro carte da gioco con gli assi, fabbricate in osso di balena, trovando così le indicazioni per recuperare il tesoro d’un galeone spagnolo. Seduta sotto il ritratto del filibustiere, Miss Ambiguità offre, dentro un bicchiere lungo adornato di fettina di limone, foglie di menta e due bastoncini per shakerarlo, rum freddo con latte di cocco. «È un’ottima bevanda che aiuta a sciogliere la lingua» afferma porgendo il cocktail. Il tesoro svanisce e Ambiguità muore colpita da una cannonata fra le braccia di Corto, quasi indifferente. Forse gli viene in mente che nello stesso momento, siamo nel 1917, la guerra in Europa falcia milioni di vittime. Lo si vede pranzare per la prima volta a Maracaibo. L’avventura dove s’aggrega ad un anziano professore ed uno sfuggente antiquario inseguendo la leggenda del mitico Eldorado è Teste e funghi (1970). Sulla veranda, il simpatico professore serve un risotto ai funghi, cucinato da lui. Corto domanda se c’è la possibilità di avvelenarsi. L’altro ribatte di aver fatto assaggiare il piatto al gatto e che sta bene. «Noi non abbiamo gatti» osserva il marinaio, cucchiaio a mezz’aria. Il commensale lo tranquillizza rispondendo che può cominciare a mangiare. Anzi cosa sta aspettando il malfidente? Ancora col cucchiaio pieno sfiorante la bocca, sospetta addirittura della sua fretta di vederlo inghiottire il cibo. Ma il vecchio dubita semplicemente della riuscita del piatto e teme che a Corto Maltese i funghi non piacciano. Sono funghi “speciali” forse allucinogeni. Alla fine gli faranno recuperare la memoria dopo aver rischiato la morte in un’imboscata degli Indios nella foresta amazzonica.

«Scarso, è pronto lo “sfogio” per Corto Maltese» avverte la cuoca. Ventila la carbonella accesa dentro il fornello mentre arrostisce alla griglia la sogliola (sfogio nostran in veneziano). Glielo serve, sotto la pergola dove siede, il titolare di nome Scarso, nella trattoria omonima di Malamocco che Pratt frequentava abitando nei pressi (verrà definito “il Maestro di Malamocco”, appunto). «Ecco, Corto, guarda che meraviglia di “sfogio” che ti abbiamo preparato. L’abbiamo pescato vicino al fortino». Lui ha appena lasciato i frati dell’isola di San Francesco del Deserto e sembra più interessato chiedere informazioni su “L’angelo alla finestra d’Oriente” (1971) cui s’intitola l’avventura ambientata durante la Grande Guerra. Ha la febbre dell’oro, Corto. È venuto chiedere lumi ai monaci francescani e domenicani sulle sette città di Cibola, il mitico Eldorado dove si trovavano le miniere del prezioso metallo custodite dall’inca Atahualpa. Lo intriga però il fatto che la finestra sulla palazzina d’un’isola di fronte rimanga illuminata al tramonto, mentre regolarmente la sorvola un aereo inalberante le nemiche insegne austro-ungariche. Lì vive una ragazza paralitica, appassionata di musica. Canta accompagnandosi con l’arpa e talvolta consulta, nella biblioteca del monastero, antichi volumi riguardanti la leggenda dell’Eldorado pure lei. Durante il bombardamento notturno di Venezia, l’aereo lascia cadere nei pressi della casa a Malamocco un messaggio. Sarà l’ultimo contatto con la spia che vi abita perché la mitragliata di Corto colpirà il velivolo facendolo sprofondare in laguna. Penetrato nella palazzina, sotto la parrucca bionda dell’arpista, ritrova la fascinosa nemica Venexiana Stevenson, informatrice degli Imperi Centrali. Recuperato in un batter di ciglia l’uso delle gambe, la spigolosa ragazza, dopo aver sparato ai carabinieri venuti arrestarla ed a Corto ben due volte, mancandolo, scappa in idrovolante. Anche Corto intende partire subito. Ha paura di lasciarsi irretire dalla città d’arte e di diventare pigro. Davanti la Basilica di San Marco sentenzia: «Venezia sarebbe la mia fine!».

Ripresa l’esistenza nomade, il marinaio arriva in Etiopia durante il 1918. Le tribù dancale di religione musulmana e le abissine di religione cristiana minacciano sfracelli a causa del rapimento della bellissima Fala Miriam, figlia d’un ras. Nel 1973 viene pubblicato “...e di altri Romei e di altre Giuliette”. La ritrova prigioniera nella capanna d’un barbuto di pelle bianca, un pazzo mercante di fucili che il marinaio ha salvato in precedenza da un assalto di babbuini. Portandola via, il folle ha innescato la guerra e spera diventare ricco vendendo armi per sterminare i dancali. Quasi rifiuta d’ascoltarlo, Corto. Un sorrisetto falsamente spensierato sulle labbra, scoperchia la grossa pentola sul fuoco, la solleva e annusa la minestra che cuoce. Ha capito le intenzioni dell’uomo che dietro la schiena nasconde un pugnale. Allunga d’improvviso il braccio, Corto, e gli butta in faccia il contenuto bollente, accecandolo momentaneamente. Lo trascina, nella pietraia, insieme alla ragazza verso il villaggio scongiurando il massacro delle due tribù decise ad affrontarsi. Il ras tiene in ostaggio l’innamorato di Miriam e intende ucciderlo se i dancali rifiuteranno di consegnare sua figlia che crede rapita da loro. Il lieto fine vedrà ucciso il trafficante mentre i giovani innamorati, pur di religioni diverse, potranno sposarsi. Alle 4 di mattina, Corto Maltese è invitato a sedere alla tavola del barone Roman Nikolaus Von Ungern-Sternberg. Siamo in Estremo Oriente al confine tra Mongolia e Manciuria. Corto, la rivoluzionaria delle Lanterne Rosse Shangai-Lil e Rasputin vengono arrestati dalle truppe di questo signore della guerra. Inseguivano, nella pianura innevata, il treno blindato trasportante il tesoro dello Zar. Quando è stato convocato, il marinaio e gli altri due erano, di soppiatto, appena rientrati nella baracca che li ospita e giocavano a carte dopo aver messo fuori uso un enorme cannone posizionato su rotaie.

Personalità storica realmente esistita, l’aristocratico austriaco combatté, scoppiata la Rivoluzione d’Ottobre nel 1917, alla testa della Divisione di Cavalleria Asiatica contro bolscevichi e cinesi. Ultimo generale sopravvissuto alla disfatta delle armate zariste, il definito Barone sanguinario o “pazzo” per le efferatezze si riteneva Gengis Khan reincarnato. Fu preso prigioniero dai suoi stessi soldati mentre, sconfitto in Mongolia, cercava rifugio nel Tibet attraversando il deserto del Gobi e fucilato, dopo sommario processo, dall’Armata Rossa. Sulla tovaglia candida vi sono in bell’ordine piatti, posate, bacchette, un vassoio contenente forse dei salumi, una stoviglia ovale con sopra un coperchio col manico, la caraffa del tè, alcune tazze senza manici. Il chiamato Ungern Khan rimane in piedi, un bicchierino dal lungo gambo tra le dita. Lo stesso che regge Corto quando si sente offrire un impero. Il marinaio rimane indifferente, gli occhi bassi. Rimarca la sua superiorità mantenendo le distanze, senza compiacere l’interlocutore. Le vivande nemmeno le sfiora con lo sguardo. Ammette, piuttosto sardonico, che per la prima volta gli viene fatta tale proposta ma lui ha altri interessi. Il barone non si dispiace più di tanto, convoca uno stregone che gli profetizza la morte fra poco più di un anno e lascia partire Corto ed i compagni. Oppresso dal suo “tragico destino” fa riconsegnare a Corto il berretto che aveva smarrito vicino al cannone, durante il sabotaggio. Prima, lo aveva salutato con un secco «Addio, Corto Maltese» senza stringergli la mano. Alquanto complicata, seppur spezzata in ritmiche sequenze, Corte Sconta detta Arcana (ebbe lunga elaborazione: iniziata nel 1974 si concluse nel 1977) dai riferimenti tra il mistico ed il crudele agganciati alla dottrina dello “I Ching” (Libro dei mutamenti), conclude ogni riferimento dell’eroe prattiano con il cibo. Affermava lo scrittore Giuseppe Prezzolini: «La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per mangiare. Non c’è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale».

Corto Maltese, personaggio avulso da confidenze o complicità, mai sceso a patti con il suo egocentrismo, solitario per altera scelta libertaria, no. Inseguiva altre tentazioni, idee, sogni, illusioni. Al contrario del suo creatore, Hugo Pratt, che sembrava invece condividere e mettere in pratica questa “filosofia di vita” perfettamente.

Claudio Dell’Orso

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