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Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2010

Rubrica: Consumi
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 48)

Piatti pronti, che passione!

La comodità non risente della crisi e le imprese che producono cibi ad alto contenuto in servizio godono di ottima salute

Gli stili di vita e la  composizione dei nuclei familiari sono profondamente cambiati negli ultimi decenni e ciò ha avuto un inevitabile riflesso anche sulle abitudini alimentari degli individui. Si stima addirittura che nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale solamente in una casa su tre si cucini tutti i giorni. E se questa appare la tendenza alla quale anche gli italiani presto si uniformeranno, è ovvio che i produttori di cibi pronti ne trarranno sicuro giovamento, godendo di un mercato in espansione. Se la metà degli ultraquarantenni sa ancora preparare e mettere in tavola un pasto cucinato di sana pianta, tra i più giovani solo uno su cinque è in grado di farlo: al di là di due uova fritte o di una fettina, il resto viene fornito pronto dall’industria alimentare. Secondo un sondaggio Gpf, alla preparazione dei pasti gli italiani dedicano circa 35 minuti per il pranzo e 33 minuti per la cena, con un costante ed inesorabile declino nel corso degli ultimi anni. L’emancipazione femminile, l’esistenza di nuclei familiari monocomponente (single, divorziati, vedovi), l’introduzione recente di lavori poco legati alla regolare attività classica della fabbrica, hanno determinato una progressiva marginalizzazione della produzione del pasto quotidiano, specialmente quello del mezzogiorno. Altre esigenze della società moderna (svago, cultura, benessere della persona,...) hanno teso in molti casi a prevalere sul piacere dell’acquistare le materie prime, prepararle e cucinarle.

Ciò è accaduto non solamente a livello domestico ma anche a livello della ristorazione collettiva e della piccola ristorazione, laddove si è giudicato più conveniente comperare prodotti pronti o semi-pronti piuttosto che pagare un cuoco professionista. Infatti, un terzo dei prodotti surgelati venduti in Italia viene somministrato attraverso il canale della ristorazione, con il fatturato dei cibi pronti consumati fuori casa che ha raggiunto nel 2009 in Italia i 7,5 miliardi di euro. I prodotti pronti hanno cominciato ad avere successo con l’industrializzazione del XIX Secolo, quando il lavoro nelle fabbriche lasciava meno tempo per cucinare. Sono nati allora i dadi da brodo (si veda box) e le conserve in barattolo. Con il boom economico degli anni ‘60 ed il benessere generale, la tecnologia è entrata di prepotenza nelle cucine. E se la comodità e la praticità di infilare un prodotto nel forno a microonde o tradizionale sono ormai per molti impagabili, il portafoglio indubbiamente ne risente. I prezzi di alimenti semilavorati o pronti al consumo è notevolmente più elevato rispetto alle corrispondenti materie prime di base (da 3 a 5 volte per i vegetali e anche una decina di volte superiore per i prodotti più complessi).

Le imprese fiutano l’affare

Secondo un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano sui dati del registro imprese nazionali al primo trimestre 2009 e 2010, le aziende che producono piatti pronti, precotti e da asporto, con circa 27.000 attività al primo trimestre 2010, rappresentano il 31,4% del totale delle imprese del settore alimentare e fanno registrare un +8,6% in un anno. Emergono nuovi consumi alimentari, tanto che circa un quarto del fatturato dell’industria alimentare (ben il 24%, pari a 28,8 miliardi di euro) è fornito proprio da prodotti che presentano un alto contenuto di innovazione: la gamma del cosiddetto “tradizionale evoluto” (tra cui troviamo le molteplici referenze di prodotti surgelati). Si tratta di un dato di notevole importanza dal momento che poco più di 20 anni fa la situazione era ben diversa, con l’alimentare classico che copriva l’85% del totale ed il “tradizionale evoluto” che, con un 15%, cominciava timidamente ad affacciarsi nei consumi degli italiani. Ciò significa che nell’arco di un quarto di secolo l’aumento percentuale di questi prodotti ammonta a circa il 50%! E le imprese italiane strizzano l’occhio anche oltre confine, dove l’abitudine del consumo di cibi pronti è già da tempo consolidata, puntando sull’ulteriore valore aggiunto determinato dal made in Italy. Per accondiscendere al desiderio di novità che proviene dai consumatori, i produttori sfornano con estrema rapidità piatti sempre diversi, spaziando da quelli classici della tradizione gastronomica italiana a quelli più innovativi ed azzardati, non tralasciando nemmeno i cibi etnici che puntano anche al crescente segmento della popolazione immigrata, che in Italia sono circa il 7-8% dei residenti pari a 4,5 milioni di individui.

Il mercato viene stuzzicato con nuove proposte tanto dalle imprese di produzione quanto dalla Grande Distribuzione Organizzata, che vede nei cibi pronti uno dei propri prodotti di punta. I prodotti pronti da usare comprendono le verdure surgelate e di quarta gamma, le preparazioni di carne, i risotti e le zuppe in busta. E i prodotti precucinati, refrigerati o surgelati, da scaldare in padella, al microonde o nel forno tradizionale. Il tutto con un’ampia gamma di sapori e di formati che sta conquistando sempre più anche popoli, come quelli mediterranei e quello italiano in special modo, che attribuiscono al cibo ed al momento del suo consumo un’importanza quasi sacra.

Roberto Villa

Premiata Salumeria Italiana
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