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Assemblea annuale APS Piemonte
Indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta caposaldo per il rilancio della suinicoltura italiana
Rubrica: Assemblee
(Articolo di pagina 68)
Un mercato indecifrabile dove, da una parte, le rilevazioni confermano la tenuta dei consumi e dall’altra i prezzi dei suini italiani continuano a scendere. Questo quanto affermato da Mauro Marengo, presidente di APS Piemonte in apertura dell’assemblea annuale dell’organizzazione tenutasi a Fossano (CN) lo scorso fine luglio. «I tagli destinati all’utilizzo fresco, lombi, carrè e lonze, sono i più svalutati e qui non si può negare qualche rammarico rispetto al progetto Gran Suino Padano, lasciato naufragare a causa del parere negativo della Commissione europea e non ancora ripreso con un progetto alternativo centrato su una Igp. La sostanza è che le carni fresche del suino pesante italiano devono essere identificate e differenziate da quelle di importazione, altrimenti il consumatore non le distingue e le nostre carni non sono valorizzate in modo adeguato. In questa direzione l’auspicio è che le diverse componenti della filiera cessino discussioni inutili per puntare decisi verso un progetto di valorizzazione delle carni del suino pesante» ha precisato Marengo.
«L’attuale prezzo intorno a 1,16 e/kg del suino pesante certificato Dop non copre i costi di produzione e l’allevamento continua a lavorare in perdita, ormai da oltre tre anni» ha aggiunto il vicepresidente Enrico Cirino. «Di questo passo le aziende saranno costrette a chiudere. È importante che il Governo e la politica sostengano con provvedimenti concreti il settore, ad esempio procedendo all’approvazione di un piano volto alla ristrutturazione e all’ammodernamento dello stesso. Inoltre, la Commissione Unica Nazionale va sostenuta, adottando eventuali correttivi al funzionamento ma assolutamente non abbandonata!». L’APS Piemonte associa 260 suinicoltori della regione, che producono circa 650.000 suini da macello all’anno, pari a circa il 42% della produzione suinicola piemontese. Nel corso dell’assemblea sono stati presentati i risultati dell’attività 2009: da sottolineare l’incremento dell’attività, che si sostanzia con un +5,15% del fatturato rispetto al 2008. Il prezzo medio liquidato ai soci per i suini da macello è risultato superiore di circa 32 millesimi di euro per kg rispetto al prezzo massimo (mercato di Milano) della categoria 156-176 kg, cioè la categoria più pagata.
Il direttore di Fedagri Piemonte, Domenico Sorasio, presente all’assemblea, ha dichiarato: «Fedagri crede nella progettualità di APS Piemonte ed è a disposizione per ogni supporto e aiuto che possa favorire lo sviluppo della trasformazione dei suini allevati in Piemonte sul territorio. Attualmente circa il 55% dei suini allevati in Piemonte viene trasportato fuori regione per la macellazione e la conseguente trasformazione. Da questa considerazione è partita l’azione sindacale volta ad ottenere la conferma dell’impegno della Regione circa il finanziamento dei programmi di sviluppo della trasformazione previsti dalla LR 95/95 per il settore carni».
L’assemblea si è conclusa con l’intervento del presidente della Federazione Provinciale Coldiretti di Cuneo Marcello Gatto. «La scorsa settimana eravamo ai valichi del Brennero e del Frejus e abbiamo toccato con mano che in Italia entra ogni tipo di derrata alimentare. In alcuni casi il made in Italy è completamente prodotto fuori Italia, entrandoci solo per l’apposizione della bandierina! La strada per rendere riconoscibile la nostra produzione sul banco di macellerie e salumerie resta quella dell’etichettatura obbligatoria dell’origine delle carni suine e dei salumi. Sulle Dop bisogna superare la criticità delle eccedenze. Inoltre, occorre indirizzare parte del potenziale produttivo verso la produzione di un suino di medio peso, cercando di contrastare su questo piano la produzione dei nostri colleghi europei».
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