Edizioni Pubblicità Italia
Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 2008
Sonata per violino, viola, violoncello… e salame
Salame Cremona Igp: la tutela come base per la produzione tipica e la promozione del territorio
Rubrica: Conferenze
(Articolo di pagina 73)
Cremona città della musica e dei violini, città dei tetti rossi, ma anche città di un prodotto dal sapore intenso, unico, gradito ai palati più raffinati: il salame.
Numerosi sono i produttori, con aziende soprattutto a conduzione famigliare, che danno un contributo di qualità al mercato nazionale ed internazionale, tanto che nel 1995 alcuni di essi, sotto la spinta innovatrice e lungimirante di Enea Gandolfi, titolare dell’omonimo salumificio, hanno data vita al Consorzio del Salame Cremona che lo scorso anno, dopo un iter piuttosto laborioso, ha ottenuto il prestigioso conferimento da parte dell’apposita Commissione dell’Unione Europea dell’Igp.
Circa 30 quintali di salame (più o meno 22.000 panini imbottiti) sono stati consumati nei tre giorni della Festa del salame a Cremona. L’evento, svoltosi nel centro storico della città del Torrazzo nei giorni 26-27-28 settembre, ha unito degustazioni, musiche, mostre, proiezioni, giochi, dibattiti, richiamando visitatori e buongustai di ogni età.
Per celebrare degnamente questo importante riconoscimento, il Consorzio ha deciso di realizzare una grande manifestazione, la Festa del Salame Cremona Igp, preceduta da una presentazione ufficiale riservata alla stampa e a rappresentanti di istituzioni a carattere nazionale e locale, con tanto di gita sul Grande Fiume. Direttamente dal ponte della motonave Mery (che da natante commerciale è stata ristrutturata e trasformata in hotel galleggiante a 5 stelle, Ndr) Francesco Negroni, presidente del Consorzio Salame Cremona Igp, per primo ha salutato e ringraziato gli ospiti intervenuti.
«Il Salame Cremona Igp è ora ufficialmente tutelato a livello europeo e questo risultato offre a noi operatori del settore la possibilità di agire in nuovi scenari, certamente con maggiore autorevolezza e nella consapevolezza di poter fornire al mercato le massime garanzie di qualità.
Potremmo definire il Salame Cremona un piccolo grande prodotto: piccolo, perché i volumi produttivi sono attualmente ancora limitati (anche se in continua ed entusiasmante ascesa) e concentrati in un ristretto ambito territoriale; grande perché fortemente radicato nella tradizione e nella cultura del territorio e perché le sue caratteristiche organolettiche lo possono far apprezzare da un numero sempre più ampio di consumatori in Italia e nel mondo.
I salumi tutelati sono il vanto della nostra salumeria, costituiscono un traino importante per tutto il nostro settore, contribuendo a valorizzare adeguatamente il nostro suino tipico e rappresentando le eccellenze riconosciute, in virtù del loro valore intrinseco, che danno immagine positiva a tutta la salumeria italiana. Spero si riesca sempre più ad operare per dare il giusto valore a questi prodotti ed al Salame Cremona quale espressione di eccellenza del nostro territorio».
Dopo mezz’ora di navigazione, gli ospiti hanno raggiunto la Cascina Gerre del Pesce, in località Stagno Lombardo — un antico complesso di pregio architettonico, oggi agriturismo, fondata sulle rive del Po sul finire del Quattrocento dai monaci benedettini di Nonantola — dove si è svolta una breve conferenza sul tema “Salame Cremona Igp: la tutela come base per la produzione tipica e la promozione del territorio”.
Tra i relatori, moderati da Vittoriano Zanolli, direttore del quotidiano La Provincia, Francesco Ciani, direttore generale dell’INEQ-Istituto Nord Est Qualità, che ha illustrato le “Caratteristiche e garanzie del prodotto tutelato”; Giovanni Ballarini, professore emerito dell’Università degli Studi di Parma, nonché presidente della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari, che si è soffermato sulle “Peculiarità nutrizionali del Salame Cremona, evoluzione dei costumi e dei consumi alimentari” (si veda box); Carla Bertinelli Spotti, dell’Accademia Italiana della Cucina, con un intervento su “Storia e costume dei salumi della tradizione cremonese”.
Ultimo, ma solo in termini cronologici, l’industriale Enea Gandolfi ha illustrato con orgoglio ai convenuti le vicende che hanno condotto alla nascita, nel marzo del 1995, del Consorzio di Tutela Salame Cremona.
Alcuni momenti della conferenza dedicata al Salame Cremona Igp, seguita da una ricca degustazione di eccellenze di prodotti cremonesi, presso la Cascina Gerre del Pesce, simbolo dell’architettura rurale dei primi dell’800.
Al termine degli interventi, un menu degustazione preparato dallo chef Emanuele Mosconi, ha permesso agli ospiti — allietati dal sottofondo musicale di un trio femminile di archi che ha eseguito opere di Bach e Mozart — di assaggiare alcune delle eccellenze gastronomiche cremonesi. Prima fra tutte, appunto, il Salame Cremona, servito sia crudo, con semplice accompagnamento di pane e grissini, mostarde, radici di soncino, Grana Padano e miele, che cotto, in un fumante risotto.
Alcuni momenti della Festa del Salame Cremona.
Il Salame Cremona: genuino, buono, tipico, sicuro
Il “Salame Cremona” è frutto della lavorazione di carne suina selezionata ed aromatizzata al sale e aglio pestato, insaccata in budelli naturali di suino, bovino, ovino od equino. Il disciplinare di produzione prevede l’esclusivo impiego di carni ottenute da suini allevati in Italia, e precisamente nelle zone di produzione delle materie prime del Prosciutto di Parma e del Prosciutto di San Daniele. Inoltre, per la preparazione del “Salame Cremona”, è possibile usare solo carni fresche, ossia non congelate.
Il salame è stagionato, secondo il rigoroso Disciplinare di produzione, da un minimo di 5 settimane, per la pezzatura piccola, ad oltre 4 mesi per quella più grande, conservando sempre inalterate morbidezza e pastosità, per il clima umido e poco ventilato, tipico del luogo di produzione.
Francesco Negroni, presidente del Consorzio Salame Cremona Igp.
È grazie alla perfetta integrazione degli ingredienti, macinati e impastati insieme, che il salame risulta così aromatico e speziato al palato, profumato e di un colore rosso intenso che sfuma, gradualmente, nel bianco delle parti adipose. Il risultato finale è un prodotto unico e inconfondibile, sintesi della cultura e della natura di un territorio. Il prodotto si presenta con forma cilindrica con leggeri tratti irregolari e con consistenza morbida. Le fette risultano compatte ed omogenee. L’archetipo di riferimento adottato a tutela del “Salame Cremona” (sistema di controllo ai sensi della Dir. CEE 2081/1992) presuppone un livello di controllo, in termini di qualità e tracciabilità del prodotto, atto a garantire il consumatore finale sulla assoluta genuinità e sicurezza dell’alimento.
Il Salame Cremona ed i salumi del Grande Fiume |
L’Italia settentrionale è la patria di un gran numero di salumi, alcuni di tipo “nordico” o “mitteleuropeo” e più o meno leggermente affumicati, come lo speck dell’Alto Adige, altri di media collina e soprattutto di pianura di tipo che si potrebbero dire “celtico” o “romano”, che nel corso dei secoli hanno abbandonato l’aroma del fumo e sono divenuti sempre meno salati e sempre più dolci. A loro volta, questi ultimi salumi hanno assunto caratteristiche diverse riguardo alle condizioni ambientali. Nelle zone collinari e pedemontane alpine e appenniniche, con clima tendenzialmente asciutto, sono stati sviluppati salumi dolci, quali i prosciutti con cotenna, e tra questi quelli di Parma, Modena, Colli Euganei, San Daniele, oppure diverse tipologie di salami. Nelle zone umide poste lungo i fiumi e, soprattutto, lungo il grande fiume Po, sono stati realizzati salumi ottenuti da masse muscolari senza cotenna e rivestite con membrane organiche, come il culatello, o salami più o meno speziati. Nelle pianure, e soprattutto in quella padana, vi sono anche alcune aree intermedie tra l’asciutto dei monti e l’umido dei fiumi: sono le zone delle risorgive dove sono stati preparati salumi con solo parziale copertura di cotenna o limitatamente speziati. Tra questi salumi oggi vogliamo dare particolare risalto al Salame Cremona. I salumi delle terre che accompagnano il corso del fiume Po, preparati e soprattutto stagionati in un ambiente umido — freddo umido e quindi nebbioso d’estate, caldo umido e quindi afoso d’estate — pur con le loro anche sensibili differenze, come può essere diversa una salamina o salama da sugo ferrarese, da una mariola, un salame mantovano o un salame cremonese, hanno caratteristiche comuni. Con la notevole eccezione di alcuni salumi di tagli interi, quali il culatello e la spalla di San Secondo, i salami delle terre che costeggiano il Grande Fiume hanno spessi involucri, ricca presenza di grasso (che oggi è andato diminuendo) e, soprattutto, una spiccata speziatura, nostrana ed esotica. Il Salame Cremona presenta un involucro spesso, quale può essere quello dell’ultimo tratto intestinale del maiale o di un bovino, che assicura una lenta maturazione e, soprattutto, una buona protezione da non gradite fermentazioni, da muffe che sono favorite dall’umidità ambientale. Una certa quantità di grasso era opportuna per poter sopperire alle richieste energetiche di popolazioni che lavoravano intensamente nei campi o lungo il fiume, ma anche per mantenere morbido il salume durante la sua lunga maturazione. Una speziatura abbastanza incisiva era necessaria per dirigere le fermentazioni ed identificare il salume stesso: nei salami ricchi e destinati a ceti nobili o borghesi predominavano le spezie esotiche, prima tra tutte il pepe, mentre per i salumi più popolari, ma per questo non meno gustosi, predominavano spezie orticole quali la cipolla, ma soprattutto l’aglio, in dosi da limitate ad abbondanti, quasi sempre accompagnate da generoso vino, che nel passato era sempre rosso. Questi salumi, rigorosamente preparati in pieno inverno, arrivavano tranquillamente all’estate, quando erano consumati preferibilmente cotti, in modo particolare durante le feste della trebbiatura del grano, oppure crudi, ed in quest’ultimo caso accompagnandosi a fichi o melone secondo la stagione. L’antica saggezza della salumeria padana, in particolare quella che si è sviluppata lungo le sponde del Po, è stata rivisitata ed aggiornata adeguando i salumi, e tra questi il Salame Cremona, alle moderne esigenze nutrizionali e gastronomiche. Questo salame è ora presentato alleggerito dall’eccesso di grasso, pur senza perdere di tipicità, non salato e con una speziatura che, pur leggera, è rimasta caratteristica, più fresco di quello che si usava nel passato, ed anche preaffettato e già pronto all’uso. Prof. Giovanni Ballarini Università degli Studi di Parma |
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