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È scomparso Giuseppe Cremonini: col fratello Luigi fondò la più grande azienda italiana del mondo della carne
Dopo la separazione dal fratello, fece decollare Italpizza, fino ad essere conosciuto come il re della pizza surgelata Una vita dedicata al lavoro e agli affetti famigliari Era apprezzato da tutti per la sua onestà
Rubrica: Memento
Articolo di Credi M.
(Articolo di pagina 10)
A soli 66 anni, il 23 settembre scorso, si è spento, dopo lunghi mesi di malattia, nella sua casa di Vignola (MO), Giuseppe Cremonini.
È un lutto per tutta l’imprenditoria nazionale, non solo modenese: Giuseppe, infatti, partito dal nulla, insieme al fratello Luigi seppe creare quello che è stato definito da tutti l’impero italiano della carne, cioè Inalca. La sua è una storia simile a quella di tanti imprenditori italiani, che partiti da zero, col loro ingegno, le loro intuizioni e le loro capacità, sono riusciti a creare aziende invidiateci da tutto il mondo, che hanno dato lavoro e benessere a milioni di italiani.
A vent’anni era responsabile di una macelleria Coop a Castelfranco, mentre Luigi dirigeva alla Ciam il settore acquisti e vendite. Due normalissimi lavoratori che, però, avevano una marcia in più. A questo punto, i due fratelli si unirono e costituirono con un socio la Belvedere Carni, iniziando l’attività in un vecchio macello.
Giuseppe Cremonini è morto a 66 anni.
Qualche anno fa incontrai Giuseppe e, parlando, rievocava quei tempi di sacrificio, ma intensi, quando agli inizi si andava al mercato per due o tre vacche, poi cinque, dieci, quindici e sempre più. «Mi ricordo ancora — disse — la prima bestia che ho ucciso oltre 40 anni fa. Ho fatto l’autista, lo scaricatore, ho lavorato anche tre giorni e tre notti senza dormire».
Quando il gruppo Inalca era ormai un colosso affermato, si divise dal fratello Luigi, cui cedette il suo 33,33%; ma fu una separazione soltanto economica, non umana. Portò avanti la Olitalia di Forlì, fondata nel 1983, che aveva tenuto dopo la scissione, tuttora gestita dai figli Angelo e Camillo.
Uscito da Inalca ebbe un altro grande exploit con Italpizza, che riuscì ad affermare in campo internazionale. E così eccolo nel ‘97 al timone della società di cui aveva rilevato la quota di maggioranza, spostatasi intanto nell’ampio e moderno stabilimento di San Donnino, alla periferia di Modena. In quell’anno il bilancio fu di 5 miliardi, arrivò a 6 nel ‘98, a 12 nel ‘99, a 17 nel 2000, a 25 alla fine del 2001 e continuò sempre a crescere. Una tendenza costante, sostenuta e soprattutto globalizzata, se si pensa che attualmente oltre l’80% della ricca e variegata offerta Italpizza raggiunge mercati lontani, europei ed extraeuropei: delle 90 mila pizze che escono ogni giorno da San Donnino, l’80% viene esportato, per metà nell’Unione Europea e l’altra metà verso Stati Uniti, Australia e Giappone.
Nel 2006 aveva ampliato lo stabilimento portandolo 20 mila metri coperti e 3 linee. In maggio di quest’anno, costretto dalla malattia, ha venduto al gruppo islandese Bakkavor, lasciando un’azienda in pieno sviluppo.
La sua vita è stata dedicata al lavoro ed agli affetti famigliari: era da tutti apprezzato per la sua onestà e quel carattere gioviale e bonario tipico degli emiliani. Il suo ricordo rimarrà sempre vivo nei pensieri della moglie Luisa e dei figli, Angelo Camillo ed Elisabetta.
Marco Credi
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