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Anche i grandi vini Doc nel cartone?
Il ministro italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha promesso che anche i vini Doc potranno essere confezioni e venduti in quello che è grossolanamente definito “cartone”, meglio indicato come un poliaccoppiato
Rubrica: Attualità
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 12)
La notizia, prima limitata al Trentino Alto-Adige, poi all’Italia intera, è divenuta di dominio internazionale dopo che il 1 settembre 2008 è stata diffusa dalla rivista Time. Il ministro italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha promesso che anche i vini Doc (Denominazione d’Origine Controllata) potranno essere confezioni e venduti in quello che è grossolanamente definito “cartone”, meglio indicato come un poliaccoppiato (strati sovrapposti di cartone, plastica, alluminio, ecc…), appositamente costruito per il vino, e dotato con un tappo di plastica. Confezioni del genere sono già ampiamente diffuse per molti alimenti di largo consumo (dal latte e suoi derivati liquidi, preparazioni vegetali di pomodoro, minestroni, ecc…; acqua e via dicendo) e collaudate da alcuni vini di largo consumo. La diffusione della nuova confezione ai vini Doc è giustificata con diverse motivazioni, che vanno dall’economia, all’ecologia fino alla gastronomia.
La confezione in poliaccoppiato è molto più economica del vetro.
La confezione in poliaccoppiato è molto più economica del vetro, come dimostra il successo che ha avuto per altri alimenti, ma per il vino l’economia è rimarchevole per quanto riguarda il tappo: infatti, i buoni tappi di sughero sono molto costosi ed anche per questo sempre più rari, tanto che sono già in buona parte sostituiti da tappi in materia plastica speciale.
La nuova confezione è anche presentata come vantaggiosa per l’ecologia, poiché la produzione del vetro richiede più energia del poliaccoppiato che, però, non bisogna dimenticare, non è facilmente riciclabile, come invece è il vetro. Con il tappo di plastica, si evitano gli interventi sulle piante di sughero, sempre più ridotte e super-sfruttate, tanto che la maggior parte dei tappi di sughero sono oggi ottenuti con l’incollaggio di parti di sughero differenti. Infine, si sostiene che eliminando il tappo di sughero, si eviterebbe il fastidioso inconveniente del vino (a volte) “dal sapore di tappo”. Non sappiamo, poi, se il nuovo sistema sia applicabile, ed in che misura, ai vini frizzanti, che hanno bisogno di un contenitore capace di resistere alla pressione del gas.
Anche se (per ora?) dalla possibilità sono esclusi i vini Docg (Denominazione d’Origine Controllata Garantita), che bisognerà continuare a confezionare in vetro, non vi è alcun dubbio che la nuova confezione è un brutto colpo per l’immagine dei vini Doc, nonostante la lunga storia dei contenitori del vino, che ne ha visto d’ogni tipo. Migliaia d’anni fa il vino era trasportato e commercializzato in otri di pelle, poi passò nelle anfore dei greci e dei romani, per approdare nelle botti e nei barili celtici e di gran diffusione medievale, arrivando poi al vetro che nel XVIII secolo permise a Dom Perignon — almeno secondo quanto si racconta — d’inventare i vini spumanti (metodo classico, in francese champenoise, che consiste appunto nella fermentazione in bottiglia, Ndr).
La storia del vino non finisce qui, perché in tempi a noi vicini è stato prodotto in botti di cemento, vetro-resina e soprattutto d’acciaio inossidabile. Al vino venduto in barili di legno si è sostituito quello messo in vendita nel vetro delle damigiane, fiaschi e bottiglie, giungendo ad una distribuzione in taniche di plastica od in lattine, ma sempre per vini di largo consumo e non d’alta qualità.
Vini di qualità, come quelli Doc e Docg (che dal 2009 diverranno Dop), che vantano un’antica tradizione, devono considerarla anche nella confezione, che ha un valore simbolico e sul quale si deve basare la produzione italiana, superando anche i pur evidenti aspetti economici. Sulla stessa linea, ad esempio, si sarebbe dovuto produrre pasta di grano tenero o cioccolata con grassi più economici di quelli del latte, ma per fortuna questo non è avvenuto.
Vogliamo riprovarci con il vino? Inoltre l’Italia, nelle continue e non facili contrattazioni a Bruxelles per la difesa dei prodotti tradizionali, si è sempre distinta per una linea di forte tradizionalità, che sarebbe smentita dalla proposta dei vini Doc in cartone. Se da una parte nei vini di largo consumo il poliaccoppiato ha una sua giustificazione, l’uso delle stesse confezioni, usate per vini di largo consumo, porteranno a svilire l’immagine dei nostri vini migliori, e di conseguenza abbassare l’immagine di qualità delle Doc e Dop.
Prof. Giovanni Ballarini
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