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Altro che notte bianca… meglio quella dei culatelli!
Successo a Polesine Parmense per la serata a sostegno del presidio Slow Food del Sirene blu di Tcherni Vit — A Marchesi, Sposini, Lungarotti, Burdese, Cremona, Fort e Bruna Tosi il Premio Antica Corte Pallavicina
Rubrica: Eventi
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 21)
“Notti magiche, inseguendo un goal, sotto il cielo di un’estate italiana...” cantavano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato ormai quasi vent’anni fa (era il 1990) per festeggiare i Mondiali di calcio in Italia, vinti — ahimè — dalla Germania di Matthäus, Klinsmann e Brehme. Il mese è sempre quello, luglio, e magica rimane l’atmosfera, solo che stavolta nessuno ha dovuto rincorrere palloni o tirare rigori per emozionare i presenti. é bastata la “cornice” a togliere letteralmente il fiato ai fortunati ospiti, invitati da Massimo e Luciano Spigaroli ad assistere alla terza edizione della “Notte dei Culatelli”. Ci troviamo nel cuore della Bassa Parmense, a Polesine, terra di nebbia, zanzare, ma anche di sapori e prodotti enogastronomici unici e, per questo, famosi sempre più nel mondo.
Teatro dell’evento l’Antica Corte Pallavicina, castello quattrocentesco, l’unico rimasto in Italia a ridosso del Grande Fiume, nonché storica dimora della famiglia Spigaroli, che, sapientemente recuperato, “dolcemente e con mille attenzioni, coinvolgendo gli artigiani ancora padroni degli antichi saperi di questi luoghi”, è stato riportato agli antichi splendori e, di recente, è divenuto un prestigioso Relais.
I premiati durante il convegno che ha preceduto la cena di gala. Da sinistra: Luigi Cremona, giornalista, lo chef Gualtiero Marchesi, Lamberto Sposini, giornalista televisivo, Alfredo Antonaros, di Gambero Rosso Channel, conduttore del talk show, Chiara Lungarotti, produttrice e presidente Movimento Turismo del Vino, Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia, e Matthew Fort, caporedattore food del Guardian. Assente durante il convegno, ma presente al ritiro del premio, Bruna Tosi, cuoca del ristorante Colombo di Santa Franca.
A presentare la manifestazione i fratelli Spigaroli, che hanno spiegato ai presenti il valore ed il significato di questo premio: “un tributo della famiglia nei confronti degli amici, dei clienti, dei sapori e delle tradizioni più autentiche della Bassa Parmense, attraverso un riconoscimento a personalità significative del mondo della cultura, dell’economia, della politica e del giornalismo, testimoniando così il rapporto vitale tra innovazione e origine, tradizione e progresso. Ma anche un’occasione per sostenere direttamente un progetto internazionale di tutela della terra e del paesaggio”.
Quest’anno il contributo raccolto nel corso della serata è andato al presidio internazionale Slow Food del Sirene blu di Tcherni Vit, in Bulgaria. Il tradizionale Sirene di pecora, formaggio simile al feta e diffuso in tutta la zona balcanica, in quest’area è oggetto di una particolare lavorazione. Una parte del prodotto dei pastori in prossimità del villaggio di Tcherni Vit, infatti, stagiona nella cantina di un’anziana signora, dopo essere stato collocato in contenitori di faggio locale.
Il contatto con il legno e la lenta evaporazione della salamoia rendono possibile lo sviluppo di muffe nobili che lo trasformano in un blu dalla piccantezza marcata.
Il Presidio è nato per mantenere vivo questo straordinario prodotto, di cui si era quasi totalmente persa traccia anche localmente.
A ricevere il premio Antica Corte Pallavicina edizione 2008 sono stati:
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Gualtiero Marchesi, icona dell’enogastronomia italiana in tutto il mondo, “perché è stato il primo chef italiano ad inventare uno stile. Genio assoluto, le sue creazioni vengono considerate autentici capolavori”;
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Lamberto Sposini, incantato dai paesaggi della Bassa Parmense, “tra i fondatori della rubrica del TG5 Gusto, è un preparatissimo gourmet e rappresenta un punto di riferimento per tutti gli appassionati dell’enogastronomia d’eccellenza”;
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Chiara Lungarotti, produttrice e presidente del Movimento Turismo del Vino, la quale ha messo l’accento sulla lungimiranza di Massimo e Luciano Spigaroli, autentici paladini dell’affermazione turistica delle terre del culatello, “perché da imprenditrice illuminata e innovativa, è tra le indiscusse protagoniste dell’affermazione del vino italiano di qualità in tutto il mondo”;
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Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia, “perché, raccogliendo nel 2006 l’eredità di Carlin Petrini alla guida di Slow Food Italia, si è affermato come uno dei paladini globali della qualità alimentare”;
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Matthew Fort, “perché da vent’anni responsabile del settore food and drink del Guardian, ha saputo promuovere Oltremanica le migliori tradizioni italiane”;
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Luigi Cremona, curatore della Guida ai Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, “perché da instancabile creatore di eventi e curatore di guide enogastronomiche, ha saputo cogliere con occhio attento e descrivere con passione l’essenza dei territori italiani e le loro specificità”;
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Bruna Tosi, cuoca del ristorante Colombo di Santa Franca, “perché per tutta la vita ha saputo esaltare e promuovere, con i suoi inarrivabili piatti, i sapori tipici del Grande Fiume”
I premiati insieme alla famiglia Spigaroli.
Dopo il talk show condotto da Alfredo Antonaros, di Gambero Rosso Channel, allestito simpaticamente tra gli animali dell’Antica Corte, tra le imponenti Bianche Modenesi, le oche, le galline e i galli con incredibili creste rosse, l’aperitivo è stato servito nell’orto, curato personalmente da Massimo Spigaroli, quindi — magia! — nelle suggestive cantine, laddove stagionano i culatelli.
Costruite nel 1320 dai marchesi Pallavicino, queste cantine venivano da loro utilizzate per stagionarvi salumi, formaggi, affinarvi i loro vini e immagazzinare i prodotti del loro contado.
«Un luogo ricco di storia — ci dicono i fratelli Spigaroli — “rifugio” soprattutto dei culatelli che i marchesi inviavano ai duchi di Milano (gli Sforza), utilizzandoli per i banchetti al castello Sforzesco, oppure come dono prezioso per ingraziarsi la più alta nobiltà d’Europa o temibili condottieri.
Ampia parte di queste cantine oggi ospita corsi di cucina e master sul culatello, suggestive cene, ma anche piccoli convegni ove si parla d’arte, di vini, di prodotti tipici, del fiume Po e di storia delle nostre terre».
Con un’organizzazione assolutamente perfetta, protagonisti anche del pre-cena sono stati i prodotti della famiglia Spigaroli: il delizioso salame strolghino di culatello, il salame Cresponetto “che fa la goccia”, la spalla cotta.
E poi i formaggi, o meglio il Formaggio con la effe maiuscola: il Parmigiano di pianura, di collina, di montagna, quello delle vacche Rosse (servito direttamente dal presidente del Consorzio che ne tutela la produzione, Luciano Catellani) e quello delle vacche Bianche... A seguire la cena di gala a lume di candela servita nell’aia della corte, dove, dopo averli visti, annusati e sognati, gli ospiti hanno potuto deliziarsi con gli speciali culatelli della “Notte dei culatelli”: tre assaggi per tre differenti stagionature.
Ci dovranno scusare i maialini (tra questi anche quelli dell’antica razza Nera Parmigiana) che sonnecchiavano nel recinto di paglia, allestito proprio al centro dell’aia, per aver versaato sì una lacrima, ma di sommo piacere alla fine della degustazione.
A seguire una “minestra ai tre Parmigiani”, in onore di Gualtiero Marchesi, il tenero di vitello con la purea di patate dolci della corte, e, dulcis in fundo, la pesca ripiena di amaretti e il gelato alla crema “fatto con il latte delle nostre vacche e uova di gallina fidentina”.
La serata è terminata con la consegna del riconoscimento: un maialino di dieci chili ad ognuno dei premiati che resterà a vivere felice in queste terre bagnate dal Po, sapientemente accudito dalla famiglia Spigaroli, finché non sarà pronto a trasformarsi in tanti splendidi salumi che gli verranno poi spediti facendo loro rivivere la magia e i profumi di questa notte.
Gaia Borghi
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