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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2006

Rubrica: Vino
Articolo di Manicardi N.
(Articolo di pagina 124)

Il Soave va all’attacco

Ottimo momento per il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono – Gestione della produzione, recupero sui prezzi e attenzione al mercato sono le armi vincenti

 

 

«Un’intelligente gestione della produzione, un ulteriore recupero sui prezzi ed una nuova e forte attenzione al mercato sono per il Soave gli elementi più significativi di questa fase congiunturale.

La denominazione è riuscita, infatti, a concertare fra i produttori progettualità, tutela e valorizzazione e, puntando con costanza e determinazione su un ottimale rapporto qualità/prezzo che negli ultimi anni si sta rivelando ancora più strategico, a rilanciare con forza il più importante vino bianco italiano da vitigno autoctono». Con queste parole Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Soave e Recioto di Soave, dalle pagine dell’ultimo numero del periodico “Il Soave e dintorni” annuncia con giustificato orgoglio i risultati in crescita anche nel 2005 per questo vino che ha nella provincia di Verona (e, in particolare, in 13 Comuni) la propria zona d’origine, forse quella con la più alta densità viticola al mondo.

Pur trattandosi di un’area relativamente ristretta, i vigneti dedicati alla denominazione assommano, infatti, a più di 6.500 ettari che rappresentano quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini Doc e circa il 40% di quella provinciale.

Dalle analisi elaborate dal Consorzio (che, ad otto anni dal riconoscimento della prima Docg per il Recioto di Soave e a tre anni dalla rivoluzione delle regole produttive, ha voluto verificare lo stato di salute della denominazione promuovendo una dettagliata analisi di tutti gli indicatori economici della Doc) risulta evidente come il mercato stia premiando il Soave.

Negli ultimi 3 anni quello Doc ha recuperato, infatti, il 21% del proprio valore, mentre il Classico è arrivato quasi al 30% (+16% del valore nel solo 2004).

50 milioni di bottiglie di Soave Doc, 17 milioni di Soave Classico e quasi 1 milione di Recioto di Soave e Soave Superiore Docg — sono dati riferiti alla produzione di ogni anno — testimoniano in tutti i mercati l’importanza economica di questo vino che, per la specificità delle produzioni, assume nell’articolato panorama dell’enologia italiana un ruolo di riferimento.

Significativi, a questo proposito, sono anche i dati degli addetti al settore: complessivamente nell’area del Soave si possono stimare oggi impegnati stabilmente nell’attività viticola 2.510 operatori a tempo pieno ai quali si aggiungono 1.200 operatori part-time.

Questa frantumazione aziendale, abbinata all’età sensibilmente avanzata dei conduttori, è espressione di un attaccamento del tutto particolare alla vigna, che affonda nelle tradizioni più remote, ma che in molti casi sta continuando anche nelle nuove generazioni, come documenta il crescere di giovani imprese e il valore del terreno sempre più elevato in rapporto alla redditività delle aziende stesse.

Di fondamentale importanza è l’operatività capillare e professionale delle strutture cooperative, che rappresentano il 77% della superficie a vigneto e circa il 70% della produzione; ad essa va ad affiancarsi la capacità imprenditoriale e tecnologicamente avanzata di un gruppo di imbottigliatori che hanno saputo promuoversi in tutti i mercati mondiali e quella di un altro gruppo di piccole e medio aziende agricole a carattere prevalentemente familiare che da anni stanno valorizzando il Soave attraverso proposte sempre più qualificate di “cru” aziendali con vini sorprendenti e molto caratterizzati.

Il Soave, inoltre, sia per storia che per dimensioni può rappresentare un originale punto di osservazione sull’evoluzione della selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato origine al vino.

Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato nel territorio del Soave, unica fra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronesi, una specifica identità legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenziava dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella. Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi consentito una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi ai massimi livelli qualitativi.

Garganega e Trebbiano di Soave, così come oggi noi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale fra vitigno e ambiente a cui l’uomo ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.

 

Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato nel territorio di Soave, unica tra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronesi, una specifica identità legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenziava dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.

 

Importante, infine, tornando al discorso economico, è anche la presenza del Soave sui mercati esteri che, nel corso di un recente incontro sul tema, sono stati analizzati rispetto a tre Paesi-chiave che sono e restano tuttora strategici: gli Stati Uniti, ormai da anni il principale acquirente di vini italiani con un giro d’affari che si avvia ormai verso la soglia del miliardo di euro; la Germania, sbocco per eccellenza soprattutto per i bianchi made in Italy e che, dopo la fase di flessione negli acquisti registrata negli ultimi anni, sta ora lanciando segnali di risveglio, e poi la Gran Bretagna, paese relativamente nuovo sotto il profilo del consumo di vino ma che sta segnando un rilevante trend di crescita tanto che, negli ultimi mesi, si è avuta la notizia del sorpasso dei consumi di vino su quelli di birra.

Nunzia Manicardi

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