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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2006

Rubrica: Storia
(Articolo di pagina 98)

17 gennaio: l’origine del culto di Sant’Antonio Abate

 

Si è spenta da poco l’eco delle festività natalizie che comincia un’altra festa, quella di Sant’Antonio Abate, e così ci avviamo di domenica in domenica al Carnevale. La festa di S. Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, è retaggio dell’antica cultura religiosa sia romana che celtica. Nell’antica Roma, infatti, alla fine di gennaio si tenevano le Ferie sementine, durante le quali si procedeva alla lustrazione, una cerimonia di purificazione dei campi e delle case. Come racconta Ovidio nei “Fasti”, l’aratore sospendeva il suo lavoro poiché la terra quando è fredda soffre per il solco, le giovenche venivano messe a riposo, e la dea Cerere veniva placata con il sangue della scrofa e con ricchi doni su rustici altari.

 

Un disegno di Mario Venturelli, in occasione del congresso delle accademie gastronomiche e vinicole organizzato dalla Camera di Commercio di Modena il 12 settembre 1970.

 

All’inizio dell’evangelizzazione questi riti pagani sono trasmigrati nel Cristianesimo, e da qui l’usanza di benedire gli animali domestici sui sagrati delle chiese nel giorno di S. Antonio Abate. Fino a pochi anni fa nelle stalle della pianura Padana non mancava mai un ritratto di Sant’Antonio. Ma perché proprio a S. Antonio Abate? Nella vita del santo non c’è niente che possa accomunarlo ai campi e alla vita rurale: nacque a Coma, nell’Alto Egitto, tra il 251 e il 356 d.C., da ricchi genitori cristiani. Rimase orfano a vent’anni e si ritirò in una grotta scavata sul fianco di una montagna a vivere da eremita. Diventò famoso in tutto l’Egitto e la gente correva da ogni dove per chiedergli consiglio. Morì più che centenario nel suo eremo sul monte Colztum, vicino al Mar Rosso. Poiché pare che sia morto proprio il 17 gennaio, Sant’Antonio anacoreta e direttore d’anime si è trovato nelle vicinanze delle antiche feste pagane e, senza nesso reale, eccolo santo rurale. A lui è associato un maiale: secondo gli studiosi, all’inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug venerato in Gallia. Dio del gioco e della divinazione, Lug era figlio della Grande Madre celtica e risorgeva con la primavera: a lui erano consacrati cinghiali e maiali.

Quando le reliquie di S. Antonio giunsero in Francia, i primi cristiani trasferirono in lui gli attributi del dio pagano e nelle leggende del santo ecco inserirsi il cinghiale, diventato poi maiale per estirpare il ricordo pre-cristiano. Per cristianizzare gli emblemi nacquero due leggende: la prima racconta che il maiale fosse il diavolo, che Antonio sconfisse resistendo alle tentazioni; la seconda dice che un giorno il santo guarì un maialino che da quel momento lo seguì, fedele come un cane. Si racconta, inoltre, che Sant’Antonio avesse rubato il fuoco all’inferno, con l’aiuto del suo maialino. Divenne, così, il custode del focolare, baluardo contro gli incendi e protettore degli animali. Anche il viaggio del santo nel mondo degli inferi rientrava nei riti di iniziazione che si facevano all’inizio del ciclo riproduttivo, e significava un andare a seguire la germinazione del seme. Si sparse da qui la voce che attribuì al santo la facoltà di guarire l’herpes zoster, detto appunto fuoco di sant’Antonio, in virtù del suo dominio sul fuoco. Infatti, verso la fine del secolo XI le reliquie ritenute di Sant’Antonio furono trasferite dall’Oriente (si trovavano a Costantinopoli, dove erano arrivate da Alessandria d’Egitto intorno al 635) in Francia, da un crociato, a Motte Saint Didier e, qui giunte, furono tradotte nella chiesa di Saint Antoine de Viennois, dove le reliquie del Santo venivano conservate. Il culto del Santo si diffuse subito nella valle del Rodano e fu a lui che si rivolsero gli abitanti nel 1090 per chiedere la sua protezione contro il mal ardente (o fuoco di Sant’Antonio). Antonio in questo momento diventa un santo guaritore particolarmente venerato. Accanto alla chiesa che conservava le sue reliquie fu costruito un ospedale; inoltre, fu formato un ordine specifico da un signore locale, per assicurare la gestione, per accogliere gli ammalati e per occuparsi dei pellegrini accorrenti in folla. Il pellegrinaggio a Saint-Antoine de Viennois divenne in effetti uno dei più frequentati della cristianità. L’ordine ospedaliero di Sant’Antonio fu conosciuto ed ebbe una vasta diffusione in tutta l’Europa, soprattutto nelle città. Oltre alle sul attività caritative, si specializzò nell’allevamento dei suini, sia per poter disporre di cibo per gli appartenenti all’ordine e per i pellegrini, sia per fornire carne agli indigenti e perché il lardo di questi animali veniva usato per lenire le sofferenze cutanee degli ammalati di fuoco di Sant’Antonio, la cui causa era dovuta alla tossina della segale cornuta (ergotismo).

S. Antonio è anche protettore dei campanari: la campana è, in questo caso, simbolo del grembo materno, connesso alla Grande Madre come il maialino, e come lui simbolo di morte e di resurrezione.

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