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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2006

Rubrica: Rassegne
(Articolo di pagina 80)

BonTà in tavola a Cremona

Salone enogastronomico dei tesori della cucina tipica di qualità – Una seconda edizione record: 35 mila visitatori e affari per tutti

 

  

 

Secondo indagini condotte da centri di ricerca e dalle associazioni che organizzano le aziende del comparto, la domanda alimentare si sta spostando decisamente verso i prodotti tipici e di qualità. La richiesta di questi prodotti, infatti, ha visto un aumento del 10-15% solo negli ultimi due anni.

La conferma dai diretti interessati l’abbiamo avuta all’ultima edizione de Il BonTà , la manifestazione di CremonaFiere dedicata agli operatori dell’enogastronomia italiana di qualità e agli amanti della buona tavola svoltasi dal 11 al 14 novembre scorsi.

Giunto alla seconda edizione, il salone cremonese va in archivio con cifre record, che lo consacrano nuovo punto di riferimento fieristico italiano del settore.

Lo testimonia non solo la crescita esponenziale (+120%) degli spazi espositivi e dei visitatori (più di 35.000 in quattro giorni, contro i 21.000 della scorsa edizione), ma soprattutto il crescente interesse suscitato dalla manifestazione presso gli operatori professionali anche stranieri. «Questa rassegna — ha commentato soddisfatto il presidente di CremonaFiere, Antonio Piva — ci proietta ai vertici del comparto in ambito nazionale. E si distingue dalle altre iniziative similari per la capacità di conciliare al meglio gli aspetti più strettamente professionali con quelli commerciali legati al grande pubblico.

Naturalmente, siamo già al lavoro per il 2006. Non anticipo nulla, ma posso dire che sarà un BonTà a dir poco esplosivo».

L’edizione 2005 è stata chiusa nel migliore dei modi dalla festa degli chef, guidata dal direttore de La Provincia, Enrico Pirondini, insieme al vicedirettore Vittoriano Zanolli (che ha curato la Guida 2006). Ospite d’onore Fausto Arrighi, responsabile della guida Michelin Italia.

La premiazione dei big della ristorazione cremonese ha offerto anche l’occasione per verificare sul campo lo stato di salute di un comparto che tiene bene. La ricetta? Professionalità, ospitalità, passione, voglia di fare, la grinta dei giovani.

E il rispetto per una cucina «povera, ma ricca di sapori come la nostra, che va esaltata», ha detto il cremonese Arrighi. «In questo territorio, la ristorazione fa della gestione familiare e della fedeltà alla tradizione i suoi punti di forza».

 

Dop e I gp: da prodotti di nicchia a star del consumo di massa

Puntare sulle denominazioni d’origine per qualificare tutta l’offerta del made in Italy agroalimentare, agli occhi del consumatore italiano, ma anche di tutto il mondo. È questa, a parere di Confagricoltura, la strada per rilanciare il futuro delle nostre produzioni agroalimentari.

Alle produzioni d’eccellenza Confagricoltura ha dedicato durante la manifestazione cremonese, nell’ambito del progetto “La qualità in campo”, il convegno “Dop e I gp: da prodotti di nicchia a star del consumo di massa”. Il nostro Paese è leader a livello europeo per numero di denominazioni di origine ed indicazioni geografiche protette, con ben 151 prodotti su un totale di 696. Nel suo intervento il vicepresidente Antonio Borsetto ha ricordato che la produzione D op ed Igp si concentra su quattro prodotti: il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed i prosciutti di Parma e di San Daniele, che da soli rappresentano ben i tre quarti in valore di tutte le Dop ed Igp riconosciute all’Italia.

E questi quattro prodotti rappresentano realtà economiche rilevantissime. Basti pensare che dei dieci milioni di tonnellate di latte prodotto in Italia, il 71,3% è destinato alla trasformazione in formaggi, di cui oltre la metà è utilizzato per produrre formaggi a denominazione di origine (e una larghissima parte per ottenere appunto Grana Padano e Parmigiano Reggiano).

Per non parlare dei prosciutti: le sole due denominazioni di Parma e San Daniele coinvolgono nella produzione oltre 5 mila allevamenti suinicoli in undici Regioni italiane, per un totale di 6 milioni di suini trasformati. Oltre la metà dei suini macellati in Italia (poco più di 11 milioni di capi) è destinato alla produzione di prosciutti crudi di qualità.

 

L’ingresso della fiera.

 

«Non va soprattutto dimenticato — ha continuato Borsetto — che dietro le produzioni di punta del segmento a denominazione di origine, ve ne sono altre ad esse funzionali».

Per produrre un quintale di Parmigiano Reggiano piuttosto che di Prosciutto di Parma servono ettari di colture cerealicole e proteaginose per la fornitura dei mangimi destinati agli animali che producono il latte o la carne da trasformare.

Per non parlare dell’indotto, che interessa l’agricoltura ma anche altri comparti e che ha determinato la nascita di quei distretti agroalimentari che tanta importanza hanno per l’economia delle aree dove si sono sviluppati.

«Insomma, alcuni prodotti a indicazione geografica hanno già filiere e organizzazioni economiche forti e consolidate; altre meno. Puntare su Dop ed Igp significa in ogni caso — ha detto quindi Borsetto — puntare sulla crescita di tutto il sistema agroalimentare, non solo sui prodotti legati ad un determinato territorio».

 

Il salame più grande d’Italia

Anche quest’anno Il BonTà si è distinto non solo per la grande qualità dei suoi espositori, ma anche per gli eventi collaterali che hanno movimentato la manifestazione, come la presenza del salame più grande d’Italia: 15,60 metri di lunghezza, un raggio di oltre 25 cm, e ben 185 kg di peso! Sono stati interamente utilizzati 2 maiali per questa golosità da guinness dei primati, realizzata dal salumificio Gandolfi di Cremona con il lavoro di cinque persone impegnate per circa sessanta giorni. «Stavolta mi sono davvero superato — ha dichiarato soddisfatto Enea Gandolfi, dell’omonimo salumificio, e già detentore del record per il cotechino più grande del mondo — è stato un lavoro impegnativo, ma ne è valsa la pena».

 

Vino buono a prezzi competitivi

Il mercato enologico italiano, e più in generale mondiale (si prevede un aumento del 14,7% nei prossimi tre anni dei guadagni dell’industria del comparto), sta ottenendo buoni risultati, e gli ultimi studi effettuati mettono in risalto che entro tre anni l’Italia supererà la Francia nei consumi di vino, assestandosi al secondo posto mondiale dopo gli Stati Uniti con oltre 27 milioni di ettolitri consumati.

Come si spiega questo andamento così positivo del settore enologico? Certamente con il fatto che i produttori hanno iniziato negli ultimi anni ad immettere sul mercato prodotti di buona qualità a prezzi ragionevoli.

Non è più necessario dover spendere molti soldi per una buona bottiglia di vino: a dirlo, e a dimostrarlo con i fatti, le molte aziende presenti a Il BonTà. La rincorsa del prodotto “unico” (unico e carissimo) rischia, infatti, di allontanare il consumatore medio da una delle bevande che hanno segnato importanti capitoli nella storia alimentare del nostro Paese.

Molto più conveniente, sia dal punto di vista dei produttori, sia da quello dei consumatori, vendere un buon prodotto ad un prezzo praticabile da tutti.

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